In quest’ultima settimana, si è assistito ad un doppio crollo emotivo di due donne che in modo diverso sono attenzionate dalla cronaca nera per vicende tragiche che le riguardano: la madre di Andrea Sempio, ormai accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 e Manuela Bianchi, che ha perso la suocera assassinata in un garage nel riminese nel 2023.
Entrambi le donne da anni vivono nel tritacarne mediatico, viste con sospetto, accusate di essere complici e colpevoli, al centro di un’attenzione ossessiva e raccapricciante.
Daniela Ferrari, madre di Sempio, vive ormai barricata in casa, sotto assedio perenne di centinaia di girnalisti, tv e social, curiosi di ogni loro minimo movimento, di ogni loro minima espressione, soprattutto alla luce delle ultime intercettazioni che vedrebbero lei al centro della contestazione del famoso scontrino – per anni considerato alibi di Andrea Sempio – e dalle ultime rivelazioni giornalistiche probabilmente in possesso della madre che avrebbe incontrato in quel parcheggio un pompiere con cui aveva una relazione: insomma in una unica storia, si ritrova l’intrigo del tradimento, il procacciarsi di un alibi perfetto, la consapevolezza (?) di dover proteggere il proprio figlio da una probabile accusa dell’omicidio di Chiara Poggi visto che per anni dopo il delitto, il nome di Andrea Sempio non era mai spuntato, eppure quello scontrino è stato conservato intonso e intatto, pronto all’uso all’occorrenza.
Manuela Agnelli, amante di Dassilva, amica del cuore della moglie Valeria, in continuo contrasto con la suocera, Pierina Paganelli, da anni viene additata come una delle responsabili dell’assassinio, consumatosi nel garage di Via Ciclamino…e dopo un anno di carcere, l’accusa nei confronti del suo ex amante e vicino di casa è caduta con la formula di assoluzione in primo grado per mancanza di prove. La procura è pronta per l’appello, nell’attesa l’attenzione mediatica si è concentrata di nuovo sulla nuora, così come tutto l’odio social.
E così entrambi le donne questa settimana hanno ceduto e si sono abbandonate più o meno contestualmente ad un sovradosaggio di calmanti – benzodiazepine – che le ha portate in ospedale in gravi condizioni.
Daniela Ferrari dopo il trasporto in ambulanza è ora ricoverata in psichiatria in condizioni ancora delicate e precarie, visto che il suo gesto è stato interpretato dai medici come un vero e proprio tentativo di suicidio per non essere più in grado di sopportare tutto questo odio e questa pressione mediatica, continua e accusatoria.
Diversa la situazione di Manuela Agnelli che si è sentita male a casa del padre e ha dichiarato in ospedale di non essere più in grado di sopportare le continue cattiverie e allusioni all’indirizzo suo e di sua figlia per il tragico accadimento familiare, aggravatosi dopo la libertà di Dassilva, finora unico indagato dell’omicidio.
Cos’hanno in comune queste donne? Non lo sappiamo, non possiamo sapere se hanno responsabilità, dirette o indirette, relativamente ai delitti efferati che ne hanno segnato le vite, e certamente non ci compete…ma una responsabilità tutti ce l’abbiamo ovvero l’attaccamento mediatico che queste storie portano dietro.
Se si pensa che il delitto Poggi risale al 2007, e da qualsiasi angolatura lo si guardi è terribile, se finora è stato carcerato un innocente, è gravissimo perchè è un uomo che ha perso venti anni di vita preziosa, di affetti, di relazioni, di dignità, di incolpevolezza e anche di elaborazione legittima del dolore per la perdita di Chiara che era la sua fidanzata all’epoca dei fatti; se però la magistratura sta perseguendo un altro presunto innocente, con prove fragili, con l’analisi di un profilo psichiatrico, collocandolo 19 anni orsono, senza la cd. pistola fumante c’è il rischio di un nuovo errore giudiziario e di ulteriore dolore ad un’altra famiglia che da due anni vive barricata i casa, in stato di assedio giornalistico e mediatico.
E se davvero Andrea Sempio è colpevole, non di certo lo è la madre che eventualmente è vittima due volte, essere la madre di un colpevole e aver cercato in tutti i modi di salvare il figlio da un destino terribile, come il carcere e una condanna da omicida.
L’abuso di calmanti è la testimonianza diretta di un diritto di cronaca che di fatto ha travalicato tutti i limiti possibili, l’ossessione su Garlasco è palpabile ovunque si volgi lo sguardo: in tv, su instagram, nei profili social delle testate giornalistiche, nei talk televisivi, nelle trasmissioni di cronaca, nelle serate speciali che vengono dedicate al tema…
Un circo mediatico senza sosta nemmeno nei fine settimana…un ripetersi e ripetersi di ora in ora, di mattina e sera, h24 con al centro le vite aggredite e penetrate in tutti i loro aspetti dei protagonisti.
Andrea Sempio ormai non ha più un lavoro, perchè la persecuzione mediatica ha inibito una vita normale e ha pagato tutto questo anche con la perdita del lavoro, figurarsi per una madre che sente la tv parlare ossessivamente dell’impronta 33 e del profilo psichiatrico a rischio del figlio quanto debba essere dura la realtà quotidiana.
I loro gesti non sono solo i gesti estremi di una disperazione non gestibile, ma sono l’insuccesso totale del diritto di cronaca che dovrebbe informare e non annientare i protagonisti – per quanto responsabili – delle storie raccontate.
Una cosa è il dovere di cronaca, altra è la violazione sistematica di ogni confine territoriale ed emotivo – la casa , la vita privata, le persone vicine, le famiglie.
E lo stesso discorso vale purtroppo tristemente anche per la famiglia di Chiara Poggi, per tutti i sospetti, le allusioni ai genitori, le paroline riferite alle probabili abitudini sessuali di Chiara, le accuse velate al fratello, Marco Poggi il cui interrogatorio è divenuto di dominio pubblico quasi che a volere il carcere per Stasi siano essi stessi colpevoli…ma immaginiamo il loro punto di vista, hanno convissuto per quasi vent’anni con l’idea di una colpevolezza certa di Alberto Stasi, con le sue scarpe con le suole a pallini cheavrebbe attraversato il sangue di Chiara scansandolo con abilità o con il suo profilo sessualmente discutibile…
Il processo in pubblica piazza con tanto di ripercussione mediatica riporta alla memoria le antiche arringhe sull’Agorà greca dove il processo era uno spettacolo di accusa e difesa che coinvolgeva teatralmente la cittadinanza…con ludibrio e umiliazione del colpevole se non linciaggio sociale e giustizia sommaria…solo che oggi l’Agorà ha uno schermo e una potenza inarrestabile di diffusione travolgendo nella sua onda mediatica vite, famiglie, sofferenze, preoccupazioni, responsabilità, siano essi di colpevoli o innocenti.

