Il Premio Bagutta, che quest’anno celebra il centenario, lo vince Domenico Starnone.
“Il vincitore di questa edizione tonda – scrivono gli organizzatori – è in linea con la lunga tradizione del premio; si tratta infatti di Domenico Starnone, classe 1943, un maestro della narrativa che ha alle spalle un cursus honorum di primissimo piano: il nome ideale da inserire in un albo d’oro che – da Primo Levi a Natalia Ginzburg, da Serena Vitale a Italo Calvino – comprende i nomi più significativi della nostra letteratura”.
Il romanzo per cui Starnone si è aggiudicato il Bagutta, ‘Destinazione errata’, edito da Einaudi, ha convinto la giuria “per la sua freschezza narrativa: un aspetto che colpisce il lettore fin dalle prime pagine, quando si verifica uno scambio fortuito di due messaggi telefonici. Il piccolo equivoco potrebbe essere senza importanza, ma al contrario diventa foriero di vicende che si intrecciano e sovrappongono con un ritmo, una vivacità e una ironia non frequenti nella nostra narrativa alta”.
La giuria ha anche proceduto all’assegnazione del premio all’opera prima, andato alla giovane Marta Cristofanini, autrice dei racconti ‘Selenide’, pubblicato dalla casa editrice romana Racconti.
Destinazione errata di Domenico Starnone
Scelto per «il ritmo, la vivacità e un’ironia non frequenti nella nostra narrativa alta».
Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, Destinazione errata ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.
«La cosa ammirevole è che in questo romanzo l’abbaglio e la confusione siano descritti con tanta misura, tanta lucidità. Perché – vale la pena essere chiari – Destinazione errata è un libro praticamente perfetto: brillante, riuscito in tutto, all’altezza dei migliori Starnone.» – Nicola H. Cosentino, La Lettura
«Il ritratto psicologico e culturale di una borghesia intellettuale progressista e creativa, figlia e nipote del Sessantotto; una classe impoverita ma non ancora estinta.» – Gianluigi Simonetti, La Stampa
«La casa brucia proprio quando ci pare di avere il controllo assoluto del fuoco».
Sappiamo davvero cosa desideriamo? E quanto sono pericolosi i nostri desideri? Un messaggio d’amore inviato alla destinataria sbagliata dà inizio a una storia irresistibile che non abbandona mai la tonalità ironica e tuttavia sospinge il protagonista verso esiti sempre più allarmanti. L’errore iniziale, pur nella sua casualità, logora gli argini. Nel giro di pochi giorni un marito irreprensibile, affidabilissimo padre di tre figli piccoli, comincia a modificare lo sguardo distratto con cui ha sempre guardato quella che fino a ieri era solo una compagna di lavoro. Il desiderio prende forma, esige di essere realizzato. Domenico Starnone aggiunge un nuovo tassello alla sua esplorazione della fragilità della coppia, luogo di delizie e di sofferenze, una sintesi dei disastri di cui è capace il genere umano.
L’uomo che racconta questa storia ha trentotto anni, fa lo sceneggiatore. È sposato da più di dieci anni con Livia, donna intelligente, bella, soddisfatta del suo lavoro. La coppia ha tre figli (il più piccolo di dieci mesi), la vita coniugale è appassionata, senza crepe. Ma nel corso di un pomeriggio particolarmente caotico si verifica un banale incidente. Il giovane marito e padre sta badando ai figli perché la moglie è a un convegno, e intanto scambia messaggi urgenti di lavoro con Claudia, la collega con cui scrive sceneggiature per la tv. Nella fretta sbaglia: invia a Claudia un messaggio d’amore destinato a Livia. Niente di male, naturalmente, se la collega, seria, affidabile, non gli rispondesse che anche lei lo ama e da tempo. Sarebbe urgente chiarire il malinteso, e invece è sufficiente un’esitazione perché tutto corra avanti e nella mente del protagonista si faccia strada qualcosa di latente, una possibilità nuova. Di colpo Claudia è vista sotto una luce diversa, smette di essere semplicemente una compagna di lavoro e diventa una donna affascinante, complessa, capace di «scatti nervosi, insofferenze, sarcasmi, affermazioni nette e negazioni altrettanto nette, empiti di passione, pretese irragionevoli». Senza averlo deciso – o decidendolo ogni momento – il protagonista si ritrova a fare quello che non avrebbe mai pensato di fare. Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, Destinazione errata ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.
Selenide di Marta Cristofanini
Un esordio dalla maturità e dalla bellezza impreviste
«Racconti edizioni ci ha abituati, negli anni, alla scoperta di esordi notevoli. Con Selenide di Marta Cristofanini, però, è accaduto un miracolo. Questo libro è una delle raccolte di racconti più belle lette negli ultimi anni.» – David Valentini, Critica Letteraria
«L’esordio di Marta Cristofanini: nove racconti legati a una figura paradossale. Ogni luna diventa una storia.» – Alessandro Beretta, La Lettura
Luna è coraggiosa, comprensiva, curiosa. Ma Luna è anche fuggevole, volatile, impalpabile. La sua identità è come la luce di un elettrone: più la guardiamo e meno sapremmo dire dove si trovi o dove sia diretta. Nondimeno Luna esiste, è esistita, modificando la vita delle persone che le sono state vicine o di chi semplicemente le è passato accanto. Quando la protagonista di un romanzo si riscopre centro riverberante di un’orbita di vicende, quel romanzo può trasformarsi orgogliosamente in una raccolta di racconti – magari una delle più coese, organiche e originali che siano state scritte in italiano da un’esordiente. Al ritmo di un ciclo lunare, con un tratto ricchissimo di sfumature capace di evocare e suggerire intere galassie emotive, Marta Cristofanini ci racconta Luna attraverso le vite passate e future, possibili e impossibili, delle persone che per desiderio, caso o necessità le hanno gravitato attorno. La famiglia, costretta a contemplare i suoi enigmi e ad accettarne le conseguenze. Le amiche di infanzia, che ritualmente si ritrovano a ricordare il suo sottrarsi. Le compagne d’università, che fugacemente ne hanno osservato la scia e lo scintillio, come di una cometa destinata a tornare solo in una prossima vita. In un momento storico di incessante e maldestra ostentazione dell’io, Selenide torna a scandagliare quello che Flannery O’Connor avrebbe chiamato il «mistero della personalità», obbligando lettori e lettrici a cercarsi fuori, nella vita che siamo nella vita degli altri.



