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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Riflessioni Senza Linea

Donne, Patriarcato e Zalone

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo 11 mesi fa
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10 Min Lettura
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Al grido di “Meno mimose, più diritti” il Corteo per la Giornata Internazionale della donna l’8 marzo ha percorso le strade di Roma.

Oltre ventimila in festa tra canti, balli e slogan per protestare contro ogni forma di prepotenza, sopruso, violenza sulle donne e, ovviamente, il patriarcato. Tantissimi anche gli studenti accorsi in piazza con messaggi e fumogeni, rigorosamente fucsia, il colore dell’associazione ‘Non una di meno‘,  da sempre associato alla lotta per l’emancipazione e il riconoscimento dell’importanza della parità di genere, reale e non più solo agognata, con tamburi, megafoni, musica e tanti cartelli di denuncia e contestazione alle scelte della politica al Governo, come il tema dell’aborto o la mancanza dell’educazione emotiva nelle scuole.

Se volgiamo lo sguardo all’estero, le donne scese in piazza in Europa, in Africa e in altre parti del mondo per celebrare la Giornata internazionale della donna e per protestare contro discriminazione, disuguaglianze e violenza di genere sono state numerosissime. In molti Paesi europei, le donne hanno protestato anche per un migliore accesso all’assistenza sanitaria specifica per genere, parità di retribuzione e altre situazioni  in cui non è previsto lo stesso trattamento degli uomini.

Da Atene a Madrid, da Parigi a Monaco, da Zurigo a Belgrado e in molte altre città europee, le donne hanno marciato per chiedere il giusto riconoscimento nella società, nella politica, nella famiglia e sul lavoro. A Madrid, poi, le manifestanti hanno esposto grandi disegni raffiguranti Gisele Pélicot, la donna che è stata drogata dal suo ex marito in Francia nel corso di un decennio in modo che potesse essere violentata da decine di uomini mentre era priva di sensi che è diventata l’emblema per le donne di tutta Europa nella lotta contro la violenza sessuale, ancor più simbolo della lotta contro i soprusi e le violenze maschili, ora che la figlia ha deciso di denunciare il padre, perchè a suo dire avrebbe subito la stessa tremenda sorte della madre, pur non avendo, al momento, prove a supporto.

I cortei femministi hanno attratto l’attenzione di un noto comico pugliese che non si è fatto scappare la voglia di pubblicare anche lui, a modo suo, un augurio speciale alle donne.

Stiamo parlando di Checco Zalone che torna sulle scene con un video-film musicale, scegliendo una narrazione del suo stile ironica, esilarante e per niente scontata e corretta.

Il brano, dedicato alla giornata internazionale delle donne, si chiama “L’ultimo giorno di patriarcato”, disponibile su tutte le piattaforme digitali,  accompagnato da un cortometraggio musicale che riporta Checco Zalone al centro dell’ironia e della comicità italiana.

Già il nome del paesino è tutto un programma: ‘San Masculo’ – in realtà la scena è stata girata in un paesino del Lazio – è diventato la prima località, idealmente collocata a Sud, a abolire il patriarcato con una legge scritta, pubblicata e imposta, che prevede in caso di mancato rispetto, una multa per i trasgressori mentre la moglie di Zalone viene interpretata dalla ribelle Vanessa Scalera, che riesce a fornire la miglior rappresentazione di questa rivoluzione sociale con un suo comportamento all’avanguardia.

In brevissimo, il video è divenuto virale e le visualizzazioni sono arrivate a superare i 2 milioni in poche ore.

Conseguenza dell’abolizione del patriarcato, l’uomo si ritrova a cucinare, curare i figli, persino portare giù la spazzatura con disastri su tutti i fronti con la lasagna bruciata, i panni lavati in lavatrice stinti, e mentre l’uomo sta a casa, la moglie esce con l’amante e desidera addirittura un toy boy.

Insomma risulta chiaro che Checco Zalone con il suo sorriso amaro prova a  far riflettere su tutti gli stereotipi più ovvi e comuni come l’uomo macho, la donna oggetto, la donna traditrice, l’uomo incapace in casa, con la sciorinata di tutti tabu politically correct che lui demolisce uno dopo l’altro con irriverenza e finta ignoranza, interpretando un uomo primitivo nell’atteggiamento, nell’aspetto, nelle parole, nei commenti e poi rivoluzionario nei gesti.

Allora nasce spontaneo ascoltando questo cortometraggio, cercare capire il messaggio, cosa vuole dire Zalone con la sua inscenata satira sociale.

Ad essere nel mirino è proprio il demoniaco patriarcato rappresentato dalle parole del video cantate «Famme l’ultimo caffè, fallo come piace a me», «Chi tu casa porta a letto, a un marito per rispetto» o anche la disperata avanzata della parità di genere «E va bene, amore mio, la lasagna faccio io, ma verrà tutto bruciato e già lo so, rimpiangerai… O patriarcato!», «Com’è bello a fare l’ommo emancipato, com’è bello a fa’ u cornuto»?

Poi arrivano  le parole pregne di generosa trasformazione dell’uomo buzzurro con la declamazione «Ma per amore lavo e stiro ad ogni ora, per amore getto pur’ a spazzatura, io per amore faccio tutto ciò che è contro natura», evidenziando come nei suoi film ha già fatto la diversità tra i “normali” e gli “uomini sessuali” ribadendo le differenze tuttora esistenti che sembrano superate nelle chiacchiere e invece risultano ancora ipocritamente sedimentate nell’animo degli uomini e delle donne che discriminano, che odiano, che differenziano, che ripudiano.

Che piaccia o no, che sia compreso o criticato, il suo video è comunque uno spunto di riflessione, di indignazione, di dibattito sulle questioni di genere, che coinvolgono le tematiche della violenza contro le donne e gli eccessi di certi ragionamenti, spesso ridotti a ben poco più di chiacchiere da bar.

L’ambientazione richiama un po’ le case delle nostre nonne, con atmosfere di altro tempo, dove il padre padrone regnava in casa e dove ipotizzare un cambiamento del genere significava realizzare una impresa impossibile.

Immaginare solo un mondo a ruoli non solo invertititi, ma addirittura paritari, è quasi eroico, e siccome però l’uomo non  riesce ad accettare il cambiamento, è la legge che si accolla la responsabilità e il compito di stabilire l’eliminazione del patriarcato con la pena di una multa per chi contravviene con uno schiaffo(?), con uno sgarbo (?), con un machismo sterile (?).

“La chiave di tutto è l’amore” canta Zalone, in preda alla nostalgia del patriarcato «Tu che fumi ‘a sigaretta, io c’a scopa e ‘a paletta; ma mi resta solo il tenero ricordo di una gocciolina gialla sopra il bordo che asciugavi con lo straccio profumato… D’o patriarcato!».

La genialità di Zalone è nella volontà di disgregare la realtà e di provare a destrutturare gli stereotipi più beceri per disvelare un nuovo modo di pensare che azzeri i cattivi messaggi di ogni tipo, e così colpisce l’uomo barbaro, ignorante e violento, preda delle logiche patriarcali, ma bersaglio delle sue invettive sono anche le femministe estreme con la disinvoltura delle donne emancipate e bisognose di giovinezza senza sosta.

E così Zalone rileva il suo pensiero, certo, a suo modo, con l’ausilio della comicità e della musica.

Per qualcuno potrebbe essere anche offensivo perché minimizzerebbe i problemi legati alla parità di genere e alle perversioni del patriarcato, quando si sfiorano le storie delle famiglie delle vittime di violenza, però a volte i messaggi per essere veicolati vanno anche spinti fino all’eccesso, per far riflettere tutti, anche quelli più restii a ragionare sulle dinamiche delle relazioni di genere.

Insomma, un 8 marzo completamente diverso, dove il corteo delle – e per le –  donne insiste per assumere un ruolo diverso, non solo quello di provare a dire la loro in piazza, a manifestare la volontà di lottare contro gli autoritarismi del pensiero, a incidere in modo reale sulle rivolte sociali, ma anche quello di imprimere alla libertà di sfilare il timbro della conquista di nuove identità e di nuovi modi di essere e di vivere nella famiglia e con la famiglia, nella società, nelle relazioni con i maschi, concretizzando una penetrante trasformazione di genere che non si limiti a pretendere quote rosa o a mirare ad un’uguaglianza nominale “maestro-maestra, geologo-geologa, direttore-direttrice” bensì determini una metamorfosi autentica.

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Pubblicato da Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.
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