E’ amarissimo il debutto casalingo per Allegri e il suo Napoli, battuto in casa dal Como del “rivale” Fabregas più per demeriti propri che per le qualità dei comunque bravissimi lariani.
La squadra del tecnico ex Barcellona, infatti, pur iniziando il match a un ritmo fin troppo elevato visto il caldo pomeriggio di Fuorigrotta, e tenendo a lungo il possesso del pallone, per andare in vantaggio ha dovuto attendere uno svarione di Olivera, che dopo un quarto d’ora ha consentito a Diao di servire a centro area Baturina, libero di girarsi e battere Meret.
Gli azzurri, già pericolosi in un paio di circostanze, pur senza affidarsi a un pressing che non sembra nelle loro corde hanno reagito prontamente, prima divorandosi il pareggio con l’incornata a lato del solissimo Lang imbeccato da Politano, e poi trovandolo con una gran giocata di Hojlund che, servito da Rrahmani in verticale, ha dribblato due difensori e battuto Butez con un diagonale rasoterra secco e preciso.
Neanche il tempo di esultare, però, che il Napoli si è rifatto male da solo: la frittata combinata da Anguissa e Rrahmani su un tentativo di uscita dal basso ha infatti consentito a Douvikas, servito dal rimpallo sul rinvio del kosovaro, di battere un rigore in movimento e riportare subito avanti il Como.
I partenopei hanno subìto il contraccolpo psicologico, e solo due ottime parate di Meret nel finale di tempo hanno evitato il crollo: nella ripresa gli ingressi di De Bruyne e Alisson Santos hanno consentito alla squadra di Allegri di prendere il controllo delle operazioni, con gli ospiti insolitamente arroccati in difesa, ma la ciabattata di Olivera da eccellente posizione ed il gol annullato a Lobotka in pieno recupero per un millimetrico fuorigioco del subentrato Lucca a inizio azione, hanno condannato il Napoli a una sconfitta dolorosa e, al di là delle disquisizioni filosofiche, immeritata per le occasioni prodotte.
A mercato concluso senza ulteriori colpi in entrata, restano però i dubbi su una rosa indubbiamente forte ma segnata dal passare degli anni e probabilmente incompleta in attacco, con Lucca che al di là dell’innegabile abnegazione non sembra dare segni di particolari progressi rispetto a quanto (non) visto l’anno scorso.
A complicare la situazione ci si mettono le assenze, fino alla sosta, di Giovane (operato per un’ernia inguinale) e soprattutto di McTominay, che dovrà sottoporsi a un intervento per rimuovere un’aritmia cardiaca benigna, approfittando del riposo forzato anche per curare le vesciche che lo tormentano da alcuni mesi.
Con questo carico di dubbi il Napoli sfida oggi pomeriggio (ore 18) a San Siro i Campioni in carica dell’Inter, reduci da un successo poco brillante a Cagliari ma comunque a punteggio pieno dopo due giornate.
E’ probabile che stavolta Allegri si affidi sin dall’inizio a De Bruyne, tra i pochi apparsi ispirati con il Como, e soprattutto a Vergara, inspiegabilmente lasciato in panchina per tutto il match contro i lariani dal tecnico livornese.
Quella di stasera sarà l’ottantesima sfida giocata a Milano in Serie A tra le due squadre, e il Napoli, battuto 51 volte, si è imposto solo in 9 occasioni, l’ultima delle quali risale al 30 Aprile 2017, quando fu Callejon a regalare la vittoria ai ragazzi di Sarri.
Il più recente successo nerazzurro è datato 4 Gennaio 2023: fu Dzeko a infliggere il primo dispiacere stagionale ai “Supereroi” di Spalletti, che comunque avrebbero festeggiato più avanti la conquista dello storico terzo scudetto.
Le ultime tre partite giocate al “Meazza” sono finite in parità, e il grande assente di stasera, McTominay, è stato il grande protagonista sia nell’1-1 del 10 Novembre 2024, quando portò in vantaggio il Napoli poi raggiunto da Calhanoglu, che nel 2-2 dell’11 Gennaio 2026, quando con la sua doppietta riagguantò per due volte l’Inter, in vantaggio prima con Di Marco e poi con un rigore del solito Calhanoglu.
La sconfitta con il Como, l’assenza di McTominay, un calendario durissimo che prevede l’esordio in Champions con l’Arsenal al “Maradona” mercoledì prossimo, il mercato asfittico, una scintilla non ancora scoccata tra il pubblico e il nuovo allenatore: sono tante le nubi che addensano la serata di San Siro, e servirà una grande prova, sia tecnica che caratteriale, per scacciarle via e regalarsi una domenica con il cielo più azzurro.






