Ingiustizia è fatta: il Napoli di Antonio Conte cade a Bergamo, più per demeriti della tremenda accoppiata Arbitro-Var che per i meriti di una pur coriacea Atalanta, e perde la possibilità di blindare la zona Champions.
Una sconfitta resa più amara dalla prestazione dei Campioni d’Italia, che per un’ora hanno avuto il pieno controllo del match, andando in vantaggio anche abbastanza presto grazie all’incornata di Beukema su punizione ben battuta da Gutierrez.
La vivacità di Vergara e del nuovo acquisto Alisson hanno permesso agli azzurri di continuare ad essere pericolosi, e verso la mezz’ora anche a conquistarsi sul campo un rigore per un contatto in area, non durissimo ma evidente, tra Hojlund e Hien.
Incomprensibile la decisione del VAR Aureliano di richiamare al monitor Chiffi, che aveva assegnato sul campo il rigore, e di indurlo a revocarlo, andando contro tutte le spiegazioni ripetute in questi anni da arbitri e presunti esperti sul protocollo che non consente agli assistenti video di interferire su decisioni di campo e sull’intensità dei contatti effettivamente avvenuti.
Nonostante il primo palese torto subìto, il Napoli ha continuato a macinare gioco, pervenendo al raddoppio a inizio ripresa grazie a Gutierrez, pronto a sfruttare il cross dal fondo di Hojlund deviato da Vergara.
Peccato che stavolta Chiffi, andando contro il metro adottato fin lì, abbia deciso di fischiare fallo a Hojlund su Hien per un contatto che definire lieve è un eufemismo, e soprattutto che Aureliano in questo caso non sia intervenuto per correggere un errore, in questo caso, chiarissimo ed evidente.
Dopo aver sfiorato ancora il gol con Vergara, gli azzurri hanno subito il pareggio di Pasalic al 60′, su incornata da corner, e sono stati superati nel finale grazie a un altro gol di testa, bellissimo di Samardzic, ma parlare di quanto è successo dopo le due nefandezze arbitrali, senza nulla togliere all’ottima Atalanta egregiamente allenata da Palladino, appare francamente poco sensato.
Troppo gravi e troppo determinanti gli episodi che hanno falsato il match, per sottolineare il calo palesato nell’ultima mezz’ora da una squadra che, in un contesto normale, aveva chiaramente messo un’ipoteca pesante su un match difficile contro un avversario in grande forma.
Persa dunque l’opportunità di allungare sulla Juventus quinta, umiliata dal Como allo Stadium, al Napoli ed a Conte non resta che spazzare via i brutti pensieri e concentrarsi sulla trasferta in programma oggi (ore 18) a Verona contro i gialloblù di Sammarco, subentrato a Zanetti per provare a raggiungere una salvezza ormai quasi impossibile.
Il tecnico Salentino dvorà rinunciare ancora a McTominay, che dovrebbe rientrare la prossima settimana, ma ritrova almeno in panchina Anguissa, che sembra pronto al rientro dopo quattro mesi di calvario tra l’infortunio muscolare e un problema alla schiena.
La formazione però dovrebbe essere quella di Bergamo, con l’unico ballottaggio tra Alisson e Gilmour, con Elmas spostato in avanti o confermato in mezzo al fianco di Lobotka.
Il Napoli ha vinto 13 dei 32 precedenti giocati a Verona in Serie A, uno in più degli scaligeri che però si sono aggiudicati l’ultima sfida: il 18 Agosto 2024 l’esordio di Conte sulla panchina azzurra finì con un tremendo 3-0 firmato dai carneadi Livramento e Mosquera, che realizzò addirittura una doppietta.
L’anno prima fu invece Kvaraskhelia a firmare due reti, dopo il vantaggio siglato da Politano, nel rotondo 3-1 con cui la squadra di Garcia si impose al Bentegodi: era il 21 Ottobre 2023.
Il pareggio in Serie A manca da quasi quarant’anni: fu infatti Maradona a portare in vantaggio il Napoli Campione d’Italia il 24 Aprile 1988, prima che Galia inchiodasse il punteggio sull’1-1 riducendo a un solo punto il vantaggio degli azzurri sul Milan di Sacchi, che avrebbe messo la freccia la settimana dopo imponendosi al San Paolo e conquistando un incredibile scudetto.
Nonostante l’amarezza per lo scippo subito a Bergamo, sarà fondamentale restare concentrati sul match di Verona, anche in virtù dello scontro diretto in programma tra Roma e Juventus.
Serve dunque assolutamente tornare alla vittoria, per allontanare le contendenti al posto Champions e guardare con ottimismo a un finale di campionato con avversari più abbordabili e tanti infortunati prossimi al rientro.







