Tanto tuonò che piovve, anzi diluviò: dopo le sinistre avvisaglie culminate nella sconfitta contro il modestissimo Torino, il Napoli affonda ad Eindhoven, rimediando contro il PSV la più pesante ed umiliante sconfitta della sua storia europea.
Di fronte a un avversario tecnicamente non eccelso, e che all’esordio in Champions aveva perso malamente in casa, la squadra di Conte ha continuato a mostrarsi sfilacciata, lunga, e priva dell’aggressività e della compattezza che avevano fatto la differenza lo scorso anno.
Dopo aver rischiato in almeno tre occasioni, gli azzurri si sono ritrovati addirittura in vantaggio grazie alla splendida incornata di McTominay su cross di Spinazzola poco dopo la mezz’ora: il Napoli “old style” avrebbe congelato la partita ed azzerato i rischi, e invece questa versione sciagurata dei Campioni d’Italia è riuscita a farsi ribaltare in 7 minuti.
Prima il grottesco autogol di Buongiorno, con un solo avversario in area contro la difesa schierata, e poi il raddoppio di Saibari, libero di correre in beata solitudine dalla propria metà campo fino in porta, hanno consentito agli olandesi di andare in vantaggio all’intervallo, con la netta impressione che ormai la partita fosse già indirizzata definitivamente.
Nessuno, però, si sarebbe aspettato una mattanza come quella andata in scena nella ripresa: la doppietta di Man, onesto tornante ex Parma apparso improvvisamente come un novello Robben, e i gol di Pepi e Driouche nel finale dopo la stupidissima espulsione di Lucca, simbolo del disastroso nuovo corso, e l’inutile doppietta dell’indomito McTominay, hanno decretato l’epocale 6-2 con il quale si è chiusa la pagina europea più nera per il club azzurro.
Che le cose nel Napoli di Conte 2.0 non stessero funzionando era evidente, e le parole del tecnico salentino dopo la partita sono state inquietanti almeno quanto la prestazione dei suoi.
Tra velate accuse allo spogliatoio, una parziale bocciatura (quantomeno per numero) del mercato da lui totalmente guidato, e misteriose accuse di prese per i fondelli ai napoletani, la sensazione che si stiano palesando le ormai croniche difficoltà di Mister Antonio a gestire doppio impegno e rosa lunga è più che netta.
In questo contesto difficilissimo arriva oggi (ore 18) al “Maradona” l’avversario forse peggiore da affrontare, ovvero l’Inter di Chivu reduce da ben 7 vittorie consecutive tra campionato e coppe e decisa a vendicare la delusione dello scudetto sfumato all’ultima curva proprio a vantaggio del Napoli.
Nonostante nessuno abbia convinto ad Eindhoven, per usare un eufemismo, non dovrebbero esserci grosse novità nell’undici iniziale, visto che Hojlund Lobotka e Rrahmani, le cui assenze si fanno sentire in modo drammatico, non recupereranno in tempo, e anche Meret si è infortunato al piede nell’ultimo allenamento.
La tradizione sorride al Napoli, che ha vinto il doppio delle sfide casalinghe in serie A con l’Inter (38 a 19): la scorsa stagione però è arrivato il pareggio n. 22, rivelatosi decisivo per la lotta scudetto: il 1 Marzo 2025 fu Biling, all’ultimo istante, a riacciuffare i nerazzurri passati in vantaggio con una perla di Dimarco su punizione e a consentire al Napoli di impedire la fuga dei Campioni d’Italia in carica.
L’anno prima era stata l’Inter a violare il “Maradona” con un netto 3-0 firmato da Calhanoglu, Barella e Thuram: era il 3 Dicembre 2023, e quella sera ci fu una sorta di passaggio di consegne in chiave scudetto.
E’ quindi proprio la vittoria del Napoli a farsi attendere da più tempo: il 21 Maggio 2023 gli azzurri, freschi vincitori dello storico terzo scudetto, conquistarono l’ultimo scalpo mancante alla loro collezione stagionale battendo l’Inter 3-1 grazie alle reti di Anguissa, Di Lorenzo e Gaetano.
Una disfatta come quella olandese può essere, paradossalmente, salutare, perché mette di fronte Conte e i suoi a una realtà cruda ma indispensabile da affrontare: prima di guardare a moduli, giocatori da schierare e condizione fisica, bisogna guardarsi in faccia e ritrovare lo spirito, l’umiltà e la fame che hanno consentito a questa squadra di cogliere un traguardo impensabile.
Il Napoli, insomma, deve ritrovare sé stesso, ed è chiamato a farlo nell’occasione più difficile: ma, in fondo, è proprio in situazioni come queste che le grandi squadre dimostrano di essere tali.





