DOWNSIZING: Vivere alla grande (o con minori pretese di essere grandi?)

Al netto della saga marveliana degli Avengers – che da circa 7 anni ci espone a pericoli rispetto ai quali nemmeno gli stessi Super-Eroi sembrano riuscire a porre rimedi efficaci e duraturi -, è da circa un ventennio abbondante che il Cinema sottopone questo nostro pianeta Terra a ogni forma di stress, endogena o esogena che sia.

Buffo. Ma si è davvero cercato di distruggerla in ogni modo: Con l’aiuto degli Alieni (Mars Attack, Indipendence Day 1 e 2, La Guerra dei Mondi, La Quinta Onda, etc.), con il qualificato supporto di Meteore ed Asteroidi (Deep Impact, Armageddon, etc.), talvolta grazie a bizze provenienti dall’interno (The Core),  oppure tramite i capricci di giganteschi dinosauri capaci di viaggiare nello spazio-tempo a mezzo di Worm-Hole sottomarini (Pacific Rim 1 e 2). O, addirittura, ricorrendo all’aiuto delle piante, più che mai rivoltose in E venne il giorno di M. Night Shyamalan, regista che richiamava i cennati alieni all’attacco anche in Signs; contro i quali, in tale occasione riuscivamo a prevalere in astuzia grazie a cappelletti di carta stagnola e l’asma. Wow. Fosse sempre così semplice, basterebbe aumentare nelle case le dotazioni di carta da forno, magari per decreto. Può darsi possa servire anche contro le tasse. Ehm, no, lì non c’è rimedio.

In ogni modo, il precedente, lo so, era un elenco assai contenuto, laddove se ne possono citare a centinaia.

Insomma, ci son stati diversi tentativi di farci fuori da parte di cose e di terzi. Tuttavia, sempre puntualmente respinti, grazie al nostro innato spirito di sopravvivenza e a insospettabili doti di acume e di fortuna.Veleno e antidoto, per essere chiari. Sempre. L’intrattenimento si nutre di paura almeno al pari della speranza che, usciti dalle sale, si possa tornare placidi e al sicuro presso i nostri focolari. Come una reazione chimica del tipo acido-base. Si scontra roba forte, molto forte, ma alla fine è sempre innocua acqua quella che esce fuori, come a spegnere gli ardori.

Poi si passa alla sezione in cui sono gli stessi umani a tentare di farsi fuori da soli. E qui la filmografia esonda. Evidentemente c’è tanto materiale cui attingere. Mai come in questa tematica la Fantasia è assai agevolata da una realtà che, in tal senso, è tristemente variegata.Anche in Down-Sizing: Vivere alla Grande, l’essere umano ha fatto il birichino e ha alterato l’ecosistema. Avvelena le acque, fa mutare il clima. E allora il colpo di genio. Diventare piccoli, grazie a un’incredibile tecnologia di miniaturizzazione, mediamente 15 volte più minuti del normale.

Così i consumi caleranno drasticamente e potremmo goderci ciò che la Terra è ancora in grado di offrire. Prolungandone l’esistenza. O limitandone l’agonia a seconda dei punti di vista.

Il film inizia con un paio di trovate di puro genio, prima di impallarsi intorno a una inverosimile storia d’amore, non perché sia poco glamour, ma perché davvero non aggiunge nulla alla trama.

Tuttavia la visione è a dir poco gradevole. Il tema è affascinante. In particolar modo, la distinzione fra chi preferisce restare a dimensione naturale e chi vuole rimpicciolirsi. Quest’ultimi, per godere di ricchezze mai godute, in ragione di uno sfarzo che diventa possibile perché tutto è più piccolo per chi vuole diventare alto quanto una mano.

La metafora è sempre dietro l’angolo. Un volta impiantati nel Micro-Mondo, non cambiano i caratteri, né la visione d’insieme dei singoli. Dopo un po’, anche il miniaturizzato riprende a essere quello che era prima nel mondo di quelli che appaiono “giganti”. Il gossip, l’egosimo, la necessità di circondarsi del superfluo al di là delle agiatezze una tantum che chiunque ha il diritto di concedersi, specie quando non lede la dignità e la libertà altrui. Oltre alla tendenza di ghettizzare – o di auto-ghettizzarsi – confacenti, rispettivamente, alla natura della frazione egoista della popolazione e a quella che, per un motivo o per un alto, paradossalmente, sembra trovarsi a proprio agio solo nella condizione di emarginati e disadattati.

In questo, devo dire il vero, la pellicola è assai efficace.

Così come lo è davanti al tema delle scelte importanti.

Nascondersi in una improbabile  – quanto centi-chilometrica – calotta di cemento armato in attesa di tempi migliori o, viceversa, e come è più giusto, dare il proprio contributo alla causa?

Si, lo so, sembra facile dirlo. Ma il tema della scelta decisiva deve essere sempre più d’attualità, specie fra i giovani, dal momento che li stiamo accompagnando per mano verso un mondo che noi stessi non avremmo mai voluto diventasse com’è oggi.

Anche in molti passaggi di Down-Sizing: Vivere alla Grande, il regista pone il tema più rilevante, forse, dell’intero secolo. Limitarsi ad adottare un costante spirito di adattamento o, viceversa reagire e usare quell’acume che, fino ad adesso, ci ha resi i re e regine di questo pianeta?

La risposta è implicita in ognuno di noi. Ognuno sa distinguere il bene dal male. Il giusto dall’errato. E’ solo il problema dei mezzi a disposizione che finisce per deprimerci e farci adagiare – da esseri supini qual geneticamente non saremmo e abbiamo sovente dimostrare di non essere – sul limbo del “nulla di fatto” o del “niente si può fare, bisogna tirare avanti lo stesso”.

L’essere umano ha dimostrato di essere migliore di quello che, a volte con stupida tenacia, pare voler far desumere. La chiave di lettura delle scelte è troppo spesso il Potere.

Purtroppo, è sempre stato così. Da millenni. E ne paghiamo il prezzo. Ma, giorno dopo giorno, briciola dopo briciola, possiamo almeno iniziare a mitigarne gli effetti.

Stasera, ad esempio, per cercare di tendere una mano al pianeta, assicuratevi tutti di aver fatto correttamente la raccolta differenziata.

Ognuno deve fare il suo, non deve limitarsi a recepire le GRANDI DECISIONI di pochi. Io lo chiamo “supinismo oligarchico”. In napoletano, ma non posso usare vituperi in virtù di condivisibili politiche redazionali, si chiama diversamente.

Facciamo il nostro.

Perché, specie se la tendenza generale resta quella di rifuggere i problemi e non affrontarli di petto, per limitare la portata dei egoismi e degli egocentrismi dell’essere umano non è necessario ridurre le dimensioni del corpo.

Quanto ampliare quella della propria coscienza..

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Biografia Christian Capriello

Christian Capriello
Christian Capriello, 42anni. Ingegnere, scrittore, risiede stabilmente nella dimensione del Sogno. Sposato, un bimbo di 2 anni. Scrivere è una sua passione. Minaccia stabilmente di non smettere di coltivarla. Come per la a poesia e il cinema americano.

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