Due modi diversi per esprimere la stessa paura

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Perché le persone si chiudono nel loro mondo senza dubitare che possa esistere una realtà diversa dalla loro?
Forse per convenienza. Forse perché ciò che è sconosciuto spaventa. Forse perché non aprirsi a nuove visioni, a nuovi modi di “fare” è più facile.
Ma la convinzione che la nostra realtà sia l’unica realtà vera, è un’illusione pericolosissima.
Avete presente le onde del mare? La realtà è così: un fluire incessante di eventi che non possiamo controllare.
Percepiamo ogni istante milioni di cose intorno a noi. Le registriamo in automatico ma ne prendiamo coscienza solo se qualcosa, tra quel milione di cose, è il riflesso di qualcosa che siamo pronti a vedere.
Così iniziamo ad etichettare. Dividiamo qualsiasi cosa in mucchi. Questo e quello. Buono e Cattivo, Bianco o nero.
Iniziamo a creare delle rappresentazioni sociali solo ed esclusivamente, per rendere familiare ciò che non conosciamo e per rendere visibile ciò che ci è invisibile.
Questo è ciò che sembra stia succedendo in questi giorni. Nel parlare e nel raffronto tra persone sembra che la popolazione sia divisa in due “mucchi”, non questo e quello o bianco e nero ma Paurosi e Incoscienti (Irresponsabili). Sembra che tra i Paurosi ci siano tutte quelle persone che vogliono adottare misure di sicurezza per il controllo della non diffusione dell’ormai noto Coronavirus e che tra gli Incoscienti ci siano tutte quelle persone che continuano le loro attività quotidiane senza nessuna precauzione.
Dentro ogni mucchio però, ogni singolo elemento non è uguale all’altro e anche qui, si può dividere ancora una volta gli elementi del mucchio per somiglianze e diversità. Questa suddivisione è un processo che continua all’infinito.
Proprio per questo, per facilità, tutti noi cerchiamo di immettere semplicità dove in realtà è presente la complessità: stereo-tipizziamo.
Se seguiamo l’idea dei due grandi mucchi, paurosi ed incoscienti, è di facile deduzione capire che all’interno di questi le persone si differenziano. La prima grande differenza è caratterizzata dal grado più o meno pauroso, più o meno incosciente. Ma chi è che definisce l’essere paurosi e l’essere incoscienti? Quali sono i criteri? I criteri di queste definizioni non sono oggettivi ma sono dati dal nostro vissuto personale. Dal nostro modo di essere. È per questo che in una situazione di allarme come quella che stiamo vivendo in questi giorni, è opportuno che tutti ci atteniamo alle ordinanze e ai consigli che l’istituto Superiore di Sanità ci ha comunicato, per tutelare il nostro benessere.
Ritornando ancora una volta ai due “mucchi” identificati come paurosi ed incoscienti, è bene sapere che all’interno di ognuno dei due, sono presenti persone “sane” e persone “patologiche”.
In una situazione di “allerta” ognuno affronta il pericolo seguendo le modalità a lui corrispondenti.
Vi racconto una breve “storia” realmente esistita che è una delle principali basi della psicologia.
W.R. Bion, una figura di spicco della ricerca psicoanalitica, si dedicò nei suoi studi a sviluppare la sua teoria dei gruppi. “L’uomo è un animale sociale”. Quante volte avete sentito dirlo?
È nel confronto con gli altri che l’uomo perde la sua individualità a causa di una regressione inconscia. Questa perdita di identità crea frustrazione. L’uomo, anche se frustrato, continua a stare in gruppo perché attraverso la socializzazione sperimenta il senso di appartenenza e soddisfa parte dei suoi bisogni materiali e psicologici.
Un gruppo in cui gli stati mentali dominanti sono caratterizzati da uno stato cosciente e uno razionale, è un gruppo tendente al raggiungimento di traguardi concreti, esplicitamente dichiarati per raggiungere un determinato risultato.
Un gruppo è fatto di singole persone. Queste persone, ognuna ha una propria dinamica inconscia. Una dinamica che mette in comune stati emotivi regressivi che causano la perdita di individualità e il nascere del sentimento di appartenenza al gruppo come entità distinta dalla somma dei suoi membri. In altre parole, è come dire, si diventa tutti uguali altrimenti si è esclusi dal gruppo.
Nel gruppo emerge e si sviluppa un’esperienza sensoriale, affettiva, emotiva e inconscia. Nasce una “vita propria” definita come mentalità di gruppo. Gli appartenenti al gruppo, condizionati dalla mentalità di gruppo, rinunciano a qualcosa di sé stessi nel momento in cui agiscono come parte del gruppo.
Perché vi ho raccontato questa piccola “storia” introduttiva?
Perché Bion ha individuato tre modalità di funzionamento del gruppo per raggiungere obiettivi e risolvere problemi. Queste modalità sono inconsce, al di fuori della consapevolezza dei membri dei gruppi. Queste modalità ostacolano l’attività di risoluzione del problema o il raggiungimento dell’obiettivo attraverso forti tendenze emotive. La prima modalità, definita assunto di base di dipendenza, descrive il funzionamento di un gruppo che si riunisce allo scopo di dipendere da qualcuno che è in grado di risolvere i problemi.
La seconda modalità, detta di accoppiamento, si riferisce alla speranza dell’arrivo di un Messia che risolva tutti i problemi. La terza modalità è quella di attacco-fuga. È la convinzione globale secondo cui esiste un nemico esterno da cui difendersi attraverso l’evitamento/fuga o tramite l’attacco e poi la fuga.
Quest’ultima modalità, attacco-fuga è la reazione di iper-vigilanza o di risposta allo stress acuto da parte del nostro fisico.
Questa reazione di attacco-fuga è quello che sta succedendo in questi giorni di allerta a gran parte della popolazione.
Nella distinzione dei due gruppi, i Paurosi e gli Incoscienti, si sta creando quella che è una risposta da sindrome generale dello stress.
Possiamo identificare i Paurosi con coloro che attaccano il nemico e fuggono. Il loro attaccare è sinonimo di difesa. È un modo per proteggersi costituito da tutti gli elementi di protezione.
Gli Incoscienti possiamo identificarli con coloro che per fuggire dal nemico/problema, lo evitano. Semplicemente finché non ci finiscono dentro non vogliono guardarlo.
Queste situazioni emotive rendono difficile vedere con lucidità il vero problema psicologico alla base dell’emergenza Coronavirus: in un momento di forte stress si crea la riattivazione di traumi passati che possono essere ricollegati anche alla paura dell’abbandono, dell’ignoto e della morte.
Riconoscere i segnali di una reazione di attacco-fuga permette di capire come gestire le emozioni e lo stress.
Aiuta ad evitare risposte eccessive.

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Biografia Stefania Pelosi

Stefania Pelosi
Psicologa ad indirizzo sistemico relazionale

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