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Reading: Dylan Dog #395 – Del tempo e di altre illusioni – Recensione
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
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Dylan Dog #395 – Del tempo e di altre illusioni – Recensione

Christian Imparato
Christian Imparato 7 anni fa
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6 Min Lettura
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L’albo che porta a -5 il countdown verso il devastante impatto della Meteora nel mondo di Dylan Dog – il numero 395 della serie regolare – ha una firma a dir poco epica. Carlo Ambrosini, tra i più amati autori dell’Indagatore dell’incubo, è autore in prima persona di soggetto, sceneggiatura e disegni di “Del tempo e di altre illusioni”, una storia dal titolo evocativo e di forte suggestione che tratta temi ostici e di natura filosofica, su tutti il tempo ed il nostro modo di percepire il suo scorrere inesorabile influenzando e condizionando la nostra esistenza.
Proprio come ci suggerisce John Ghost nelle ormai 4 canoniche tavole introduttive che servono a tenere in piedi il filo conduttore per il Ciclo della Meteora, “Il tempo non è un oggetto, è un’idea”.

Tale premessa ci catapulta così in una storia che ha bisogno di essere letta più di una volta prima di entrare nei suoi ingranaggi e comprenderne la cervelloticità, e non è detto che ciò sia un difetto: gli argomenti e i temi trattati sono profondi, e la sceneggiatura è complessa nel mescolare passato, presente e futuro di una Londra strana, che quasi sembra appartenere ad un’altra realtà dimensionale.
I continui salti temporali orditi da Ambrosini ci portano dall’adolescenza di Dylan (e chi se non il buon Carlo poteva citare Marina Kimball in una sua storia) ad un presente distorto nel quale sbuca dal nulla un soldato della Prima Guerra Mondiale, mentre a fare da sfondo e da movente c’è un immaginario film intitolato Stromboli incentrato sui miti dell’antica Grecia e sulla misteriosa sorte di un bambino destinato al sacrificio per placare le ire del dio Efesto.

Se c’era un modo per comunicare sensazioni spiazzanti di caos come quello che la Meteora sembra voler scatenare, il susseguirsi della narrazione lo fa in maniera egregia, spesso confondendo il lettore, ed Ambrosini ci propone una storia solo apparentemente priva di un vero intreccio e dalla trama per nulla disciplinata che lascia sulla pelle un senso di rassegnata malinconia.
No, non è affatto facile fornirvi la sinossi di quanto accade in “Del tempo e di altre illusioni”, per cui accontentatevi di queste poche riflessioni spicciole, ma seguite il consiglio di leggere l’albo.
Il Ciclo della Meteora è giunto al suo capitolo numero 9 e non abbiamo remore a sostenere che escluse le 4 tavole iniziali si fa un po’ più fatica del solito ad inquadrare l’albo nella continuity di cui dovrebbe essere tassello: lo paragoneremmo ad una proposizione incidentale, di quelle che abbelliscono ed arricchiscono il discorso rendendolo più articolato, con una storia che soltanto in virtù della sua natura caotica (attenzione, caotica… ma non sconclusionata!) si riallaccia alla sequenza.
Con ogni probabilità il trucco sta proprio nel leggere ciascuno di questi albi come funzionale all’intero arco narrativo della Meteora, e prendendoli singolarmente come emblemi di tematiche che comporranno il “tutto” della macrostoria che culminerà nel numero 400. Distorsione spaziale, stavolgimenti climatici, sommovimenti tellurici, e poi ancora perdita di controllo dei poteri ESP e per finire, come nell’albo di questo mese, la totale distorsione del tempo che riesce addirittura a svuotare di significato la Morte in persona.
Ambrosini si è superato anche visivamente con un eccellente lavoro grafico, fatto dei giusti rimandi ai chiaroscuri dove necessario e della creatività nello stravolgere la classica griglia, in special modo nelle tavole che ci raccontano di Stromboli. Del resto, avendo scritto soggetto e sceneggiatura, ha dato carta bianca… a sé stesso!
Encomiabili le citazioni sia testuali che grafiche, e vi lasciamo il gusto di scoprire da soli ed approfondire anche queste, sebbene la più evidente campeggi già in copertina e venga richiamata in una vignetta a tutta pagina. Nella sua maestosa copertina Gigi Cavenago cita, anzi omaggia apertamente, il celebre dipinto Zeus e Teti di Ingres, e lo fa senza timori di sorta come permesso solo ad un artista quale si sta rivelando.

Leggere un albo come questo non è tempo sprecato, e senza voler entrare troppo nel merito della diatriba che in questi giorni ha coinvolto il mondo del fumetto per le controverse dichiarazioni di Toni Servillo, pensiamo di poter concludere con una citazione che ci appare calzante, tratta da un libro di Wu Ming: “Il tempo non è mai perso, è sempre relativo. Dipende da te, non dall’orologio.”

uscita: 30/07/2019
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 96
Soggetto: Carlo Ambrosini
Sceneggiatura: Carlo Ambrosini
Disegni: Carlo Ambrosini
Copertina: Gigi Cavenago

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Christian Imparato Set 5, 2019
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Pubblicato da Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.
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