ANTONIO CANOVA. UN RESTAURO IN MOSTRA: RITRATTO DI “LETIZIA RAMOLINO” NELLE SALE DEL MUSEO DI CAPODIMONTE, A NAPOLI.

E’ allestita nelle sale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, l’exihibit “Canova, un restauro in mostra”, a cura di Maria Tamajo Contarini e Alessia Zaccaria, fino al 30 settembre 2019. L’esposizione si inserisce nel ciclo di mostre-focus, “L’Opera si racconta”, con il Direttore Sylvain Bellenger e gli amministratori del museo che hanno deciso di dar voce a dipinti, sculture e oggetti d’arte presentate al pubblico, in relazione con altre opere o documenti in grado di spiegarne il contesto in uno spazio dedicato. L’ opera è il calco in gesso della scultura che raffigura Letizia Remolino Bonaparte, di Antonio Canova, e restaurata da Augusto Giuffredi, Marilena Anzani Alfio Rabbolini, è ripresa seduta su una sedia alla greca, commissionata direttamente dalla madre dell’Imperatore, presente a Roma dal 31 marzo al 14 novembre del 1804. In occasione del soggiorno furono probabilmente eseguiti gli studi conservati a Possagno,  a Venezia e Heno, a cui seguirono il piccolo modello di Possagno 156. Passata alle Tuileries, la statua fu acquistata a Parigi nel giugno 1818, da William Cavendish VI Duca di Devonshire, esposta oggi a Chatsworth House. La scultura in gesso fu acquisita nel novembre del 1808 dalla corte di Gioacchino Murat, generale francese marito di Carolina, sorella minore dell’Imperatore, nominato re di Napoli il 1 agosto 1808.

Esposta al Salon parigino nel 1808, l’opera riscosse immediato successo, ma ricevette anche numerose critiche da parte di alcuni che la volevano rifatta pedissequamente alla celebre statua romana della Agrippina in Campidoglio. Canova presagì le critiche della statua nell’esposizione, scrivendo a Quatremere de Quincy nel 1806 che: “se io ho posato la mia figura presso a poco come la sposa di Germanico, non ci si troverà nessun’altra somiglianza, non solo nella testa e questo si intende, ma nel suo insieme“. Nell’opera, l’anziana donna e madre di Napoleone, è rappresentata sorridente, seduta su una sedia alla greca con cuscini. Il capo volge lo sguardo verso sinistra con un braccio appoggiato allo schienale e le gambe sovrapposte su un poggiapiedi. Questa posizione innesca un movimento rotatorio che spezza la linearità della posa e si integra nello spazio, lontana dallo schema rigido e frontale della statuaria di stile severo nell’antica Grecia.

Ciò che caratterizza la scultura è l’espressione viva di Letizia, che rivolge un sorriso d’intesa allo spettatore. Il vestito riccamente drappeggiato evidenzia la morbidezza e la flessuosità della composizione. La scelta di ritrarre donne sedute o distese da parte di Canova, è la dimostrazione che questo tipo di rappresentazione, doveva essere tra le sue preferite. I bozzetti preparatori con sensibili varianti, tra cui uno in terracotta, in cui Letizia è rappresentata con le braccia conserte sul grembo e il capo non ruotato verso sinistra, bensì frontale, è custodito nella Gipsoteca di Possagno. Il soggetto è conosciuto in numerose varianti, in calchi in gesso e repliche in marmo.

L’intervento di analisi diagnostica e di restauro sulla scultura ha portato alla conoscenza della genesi del calco e delle sue caratteristiche, anche in relazione alle repliche realizzate. Una comparazione delle due repliche originali, raffiguranti Letizia Ramolino, eseguite sotto il diretto controllo di Canova, conservate presso l’Accademia di Carrara e il Museo Canova di Possagno, è stata approfondita durante l’incontro con il pubblico e con la stampa al vernissage della mostra. In particolar modo, i restauratori si sono soffermati sugli effetti volumetrici che lo scultore ricercava attraverso l’alternanza tra il crespo delle zone opache, il semi lucido dei panneggi e il lucido delle parti anatomiche. Ogni fase del restauro è stata descritta indicando i prodotti impiegati e le relative schede tecniche. Potremmo definirlo un “cantiere aperto” che trascina il visitatore all’interno delle problematiche del museo e degli aspetti legati alla conservazione, valorizzazione del patrimonio in esso custodito. E’ stata un’occasione unica per comprendere la “genesi” delle opere Canoviane, le varie fasi di lavorazione e le tecniche scultoree utilizzate.

 

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Biografia Luca Del Core

Luca Del Core
Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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