Elemento e stile SWING alla scuola Musicarmony

Verso la fine degli anni ’20 negli U.S.A. gli stili cosiddetti two beat nella musica jazz, cioè il ritmo a due tempi ripetuto pedissequa-mente, avevano ormai fatto il loro tempo. Ad Harlem e a Kansas city stava delineandosi un nuovo modo di suonare che man mano andava a confluire con la musica dei rappresentanti lo stile di Chicago e New Orleans, i quali in quel periodo iniziarono la seconda grande migrazione nella storia del jazz: quella da Chicago a New York da cui successivamente nacque lo Swing. Diversamente dal “two beat jazz” è possibile definire lo Swing “four beat jazz” perché qui il tempo in quattro viene scandito uniforme-mente dall’inizio alla fine. Ora il termine “swing” è la parola chiave nella musica jazz e viene impiegata in due accezioni differenti, cosa che per certi versi può dare origine a dei fraintendimenti. In primo luogo swing (minuscolo) sta ad indicare un elemento ritmico che conferisce al jazz la tensione necessaria per l’apprezzamento dell’ascoltatore e dell’appassionato di questo genere musicale. In secondo luogo il termine Swing (maiuscolo) sta ad indicare lo stile jazzistico anni ’30, quello per intenderci con cui il jazz ha raggiunto i maggiori successi commerciali di quegli anni; suo principale esponente Benny Goodman the “King of Swing”. Ovviamente esiste una sostanziale differenza tra un brano di jazz che ha swing e un brano che è Swing: se infatti è vero che di un brano di Swing  all’altezza si puo dire che abbia anche swing, allo stesso tempo un brano di jazz che abbia swing non necessariamente deve essere etichettato come uno Swing. Caratteristica dello Swing anni ’30 fu la costituzione di grandi orchestre, le cosiddette “big bands”. A Kansas city per esempio si sviluppò nell’orchestra di Count Basie uno stile “riff” in cui il vecchio schema di “call and response” tanto importante per tutto il successivo sviluppo della musica jazz venne applicato alle sezioni delle trombe, dei tromboni e dei sassofoni delle grandi orchestre, alle quali toccava a turno l’esposizione di una frase all’unisono su una o due battute della struttura del brano. Un altro elemento nella formazione jazz per grandi orchestre venne introdotto dai musicisti usciti dallo stile”bianco” di Chicago che avevano un rapporto più europeo con la musica. Nell’orchestra di Benny Goodman confluirono le diverse correnti musicali: la tradizione di New Orleans di Fletcher Henderson, la tecnica riff di Kansas City e la precisione e la preparazione dei bianchi che da un lato tolsero a questo tipo di musica parte della sua espressività, ma che dall’altro gli conferirono una forma più cantabile in modo che questo jazz potesse essere venduto ad un pubblico di massa. E, per tornare a noi e alla nostra attività musicale, sono proprio questi i due aspetti base(l’elemento swing nel jazz e la cantabilità dei brani) che questa sera sul palco della scuola Musicarmony di Napoli in via Andrea d’Isernia 10/B alle ore 21 noi SING & SWING col progetto “Beatles and songs in jazz” proveremo ad evidenziare maggiormente approfittando del fatto che le canzoni dei Beatles tuttora rappresentano quanto di meglio ci sia dal punto di vista dell’innata cantabilità e della ricercatezza delle strutture armoniche, assimilabili per certi versi a quelle dei più famosi standards di jazz americani. Quindi a tutti appuntamento per stasera al Musicarmony e…buon ascolto.

 

SING & SWING  –  Beatles and songs in jazz

Marco Miglio  –  voce
Sergio Forlani  –  piano
Dario Spinelli  –  contrabbasso
Davide Ferrante  –  batteria

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Biografia Sergio Forlani

Sergio Forlani
Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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