Sembrava avessimo già visto il peggio del peggio, che non potesse superarsi la cattiveria già vista nei confronti delle ormai centinaia di donne vittime delle mani degli uomini che giurano e spergiurano di amarle, con il veleno dei topi, le coltellate, le martellate, l’abbandono nei boschi o nei cassonetti o in un portabagagli, le pistole e, invece, purtroppo la scena ripresa dagi agenti presenti sul cavalcavia racconta una storia terribile, al di fuori di ogni immaginazione.
Lorena Isceri, 45enne, era fidanzata con il 36enne Federico Vella, con cui aveva trascorso anche parte dell’estate con un viaggio in Grecia, fino a lasciarlo al rientro per un presunto tradimento di lui.
Dopo questa decisione, Federico che non accettava la fine della loro storia d’amore è diventato ossessivo, ha smesso di uscire con gli amici e ha messo in atto condotte persecutorie, e non solo, sui social ha cominciato a pubblicare senza sosta foto di loro due insieme, con frasi che a leggerle ora, fanno rabbrividire…“Sarò tuo anche se non posso più esserlo…”…anche a costo della sua vita purtroppo.
La ricostruzione investigativa della sequenza criminale parte dallla casa di Lorena e precisamente dal suo garage dove Lorena aveva la sua auto e dove Vella, a sua insaputa, l’avrebbe attesa, dopo avere coperto con nastro adesivo le cellule fotoelettriche per impedire che le porte si richiudessero.
Al suo arrivo, Vella l’avrebbe aggredita e immobilizzata alle gambe e braccia, dopo averla anche colpita nel tentativo di stordirla e rinchiuderla nel portabagagli della sua auto.
A confermare la possibile premeditazione del delitto, il fatto che nella sua auto siano state trovate fascette elettriche, nastro adesivo, un paio di forbici e un lenzuolo, elementi che gli investigatori ritengono compatibili con l’ipotesi che tutto il piano fosse stato architettato con dovizia di particolari.
In partenza verso l’autostrada, Vella avrebbe lasciato nel bagagliaio accanto alla donna legata, uno zaino contenente un telefono di cui Lorena è riuscita ad impossessarsi, provando disperatamente a salvarsi e a chiedere aiuto. Tre le telefonate, sua madre, un amico e poi, l’ultima disperata ancora di salvezza, il 112. La chiamata alla centrale di emergenza è durata circa venti minuti poco dopo le 14 del 3 settembre, quando Lorena dopo l’aggressione, ferita e legata, è riuscita a contattare il comando di polizia, non sapendo dove l’uomo la stesse portando con il segnale del telefono non stabile mentre l’auto percorreva l’autostrada e la difficoltà della centrale operativa di rinvenire la posizione della vettura in fuga.
Di qui, la drammatica evoluzione della tragedia, la vettura si ferma, il bagagliaio si apre e gli operatori del 112 hanno potuto ascoltare, in diretta, senza poter intervenire, per evitare che Vella si accorgesse della telefonata, tentando di localizzarla, ma senza buon esito perchè la linea non era stabile, essendo la vettura in continuo movimento.
A questo punto, Lorena avrebbe tentato il tutto per tutto per fermare l’aggressività dell’ex fidanzato, per farlo destare dal suo proposito omicidiario, rivolgendosi con un “Federico ti amo ancora, dai riproviamoci, torniamo insieme”, così come sembrerebbe da registrazione della polizia, tra gli elementi al vaglio degli investigatori con il tentativo di ricostruire istante per istante gli ultimi momenti di vita di Lorena.Probabilmente, però, Vella si sarebbe accorto della telefonata, avrebbe raggiunto il viadotto e lanciato nel vuoto la donna, ancora legata.
L’autopsia effettuata il 7 settembre ha stabilito purtroppo che la morte é stata provocata dalla caduta e non prima di essere gettata nel vuoto, così come sarà eseguita anche sul corpo di Vella, per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti che ne abbiano alterato la lucidità.
Non contento dell’assassinio appena compiuto, Vella avrebbe continuato con comportamenti ancora più atroci, inviando prima alla madre di Lorena un messaggio “E’ finita.Tua figlia è morta” e poi chiamando sua madre per annunciarle quanto appena fatto. La madre immediatamente ha chiamato la Polizia per denunciare il figlio.
Ed è in questo momento che gli agenti lo raggiungono sul viadotto e lo trovano in bilico sull’A1 dietro il guardrail, dalle riprese si vedono una poliziotta e dei vigili del fuoco in ginocchio intenti ad avviare una trattativa durata per ben 40 minuti con l’uomo per scongiurare che si gettasse, provando a convincerlo a desistere dal suo intento…fino al tagico epilogo che tutti purtroppo conosciamo. Federico si lascia andare, lanciandosi nel vuoto, e viene ritrovato vicino al corpo senza vita di Lorena.
E ora si provano a mettere insieme i pezzi…il femminicidio avvenuto praticamente in diretta, il rapimento, le telefonate disperate di Lorena nel bagagliaio dell’auto nel tentativo di salvarsi e di cercare aiuto mentre veniva spinta verso la morte, e, poi, coup de théâtre, il suicidio dinanzi agli occhi attoniti degli agenti accorsi sul posto.
La madre di Lorena Isceri rivela che la figlia “aveva paura“, le amiche le avevano consigliato di denunciare quanto stesse accadendo ma lei “non voleva danneggiarlo” e così con l’intento di proteggere lui, lei ha perso la vita…una ennesima donna che per salvare lui ha distrutto se stessa.
Il padre ha letto un videomessaggio diretto al Presidente della Repubblica e alla Premier chiedendo che non accada mai più, che non ci sia nessun’altra donna vittima di femminicidio per mano di un uomo che non conosce il valore del no, che non accetta la frustrazione di un diniego, che non ha imparato ill significato di amore e rispetto per sè e per Lorena.
La spaventosità di questa storia è la sconcertante corsa in diretta per provare a salvare Lorena, che nelle sue telefonate si è mostrata fin da subito pienamente consapevole di rischiare per la propria vita, nel tentativo di salvarsi supplicando l’ex fidanzato e provando a convincerlo del loro amore…non sappiamo se lui l’abbia colpita prima di gettarla dal cavalcavia, ma non possiamo non immaginare quanto sia atroce tutto questo per le famiglie coinvolte da questo dolore, per i genitori di Lorena che sono stati impotenti di fronte a tale assassina determinazione, per la madre di lui che senza esitazione ha denunciato il figlio dopo la sua confessione, per gli agenti intervenuti che hanno tentato il tutto per tutto per salvare anche la sua di vita, meritevole comunque di rispetto e di redenzione benchè si fosse macchiato di una serie infinita di reati, tra cui sequestro, violenza e, dopo la scoperta del corpo di Lorena, femminicidio.
E nonostante l’appello straziante del padre di Lorena, gli interrogativi sono sempre gli stessi, ormai da anni, dopo l’ennesima vittima di un uomo prepotente, narciso, violento, come è possibile salvare le donne che non riescono a liberarsi di uomini “malsani”, come individuarle e supportarle, in che modo essere in tempo rispetto al rischio di epiloghi simili? Come è possible prevenire?
Si parla di educazione ai sentimenti, alle emozioni, di educazione affettiva, ma questo può riguardare le nuove generazioni; nel frattempo per questi uomini già cresciuti e strutturati, va rinvenuta una strategia più efficace, un ascolto serio delle vittime, una consapevolezza maggiore dei rischi legati a certi comportamenti e a certe pressioni, a certe distorsioni relazionali e certe brutalità emotive.
Vella aveva ormai messo in atto condotte già perseguibili giuridicamente, divenendo ossessivo e stalkerizzante, e per questo avrebbe dovuto essere fermato, molto tempo prima che distruggesse la sua vita, quella di Lorena e delle loro famiglie.
Su questo tempismo, la politica dovrebbe davvero lavorare per rinvenire una strategia vincente perchè ancora una volta ci ritroviamo a dire “non accada mai più“, con l’auspicio che davvero possa essere così e che la storia di Lorena, questa folle inaccettabile lucida corsa verso la sua morte, accenda davvero un alert in tutte le donne, le mamme, le nonne, le ragazze che in questo momento hanno uomini che si comportano in modo simile e anzichè giustificarli o provare a salvarli o a non rovinarli, pensino a salvare loro stesse e forse, denunciandoli, anche gli uomini stessi, ossessivi, narcisi, violenti, assassini in fieri.
Non saprei dire se Federico Vella fosse un uomo crudele, spietato, assassino, manipolatore, anche se l’epilogo tragico della sua esistenza dimostra nei fatti un uomo crudele, spietato, assassino, manipolatore…eppure era un uomo ormai preda delle sue ossessioni, della sua convinzione di un amore legittimo ma perso senza averne colpe, senza meritarselo, e i sintomi di questa ossessione erano tutti lì, sotto gli occhi di tutti attraverso i suoi post sui social dove ha consegnato il suo terribile testamento d’amore, ormai evolutosi sotto il segno del possesso: “o con me o con nessun altro” ripeteva ossessivamente e anche se Lorena non voleva più stare con lui, lo avrebbe fatto comunque contro la sua volontà.
In quelle parole che lui interpretava in modo assolutamente malsano come dichiarazioni estreme di un amore assoluto e vero che nessuno capiva, nemmeno la stessa Lorena, c’erano tutti i sintomi della sua dipendenza malata, della sua ossessione perversa, della sua narcisa volontà di possesso e allora era sui sintomi che si sarebbe dovuto intervenenire…e magari rinvenire una forma di intelligenza artificiale davvero intelligente che vada a rilevare i sintomi pericolosi, quelli destabilizzanti, quelli esplosivi che non lasciano scampo alla vittima designata…gettata nel vuoto così per un amore non desiderato, per un amore non voluto, per un amore che non può definirsi tale…e neppure nella morte, è stata lasciata sola, anche in quel momento…lui ha deciso di volare da lei…consapevole fino all’ultimo che come in una tragedia greca o shakesperiana solo così lei non sarebbe potuta essere di nessun altro.

