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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Salute & Benessere

Faremo sesso e figli nello spazio? La scienza si fa domande e cerca risposte

Redazione
Redazione 1 mese fa
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(Adnkronos) – Appuntamento al buio (cosmico). Niente chiaro di luna, ma una vista romantica sul pianeta Terra. Scoppia la scintilla e la serata finisce sotto le lenzuola. Vivere un amore nello spazio oggi può sembrare fantascienza, ma con l'avvicinarsi dei voli spaziali commerciali e l'aumento del tempo che sempre più persone trascorreranno in orbita, a navigare sospese nell'universo – anche solo per motivi di lavoro, come già accade agli astronauti – la questione della salute riproduttiva oltre i confini terrestri "non è più teorica", ma "urgentemente pratica", secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista peer-reviewed 'Reproductive Biomedicine Online'. Come sarà dunque il sesso nello spazio? E quali implicazioni potrebbe avere una gravidanza a quasi zero gravità? Un team di scienziati ha cominciato a porsi queste domande.  "Più di 50 anni fa – spiega l'embriologo Giles Palmer dell'International Ivf Initiative – due scoperte scientifiche hanno rimodellato ciò che si pensava fosse possibile dal punto di vista biologico e fisico: il primo allunaggio e la prima prova della fecondazione umana in vitro. Ora, a più di mezzo secolo di distanza, in questo report sosteniamo che le due rivoluzioni, un tempo separate, si stanno 'scontrando' in una realtà inesplorata: lo spazio sta diventando un luogo di lavoro e una destinazione, mentre le tecnologie di riproduzione assistita sono diventate altamente avanzate, sempre più automatizzate e ampiamente accessibili". Nonostante questi progressi, però, oggi non esistono ancora standard ampiamente accettati a livello di settore per la gestione dei rischi della salute riproduttiva nello spazio, inclusi i rischi di gravidanze precoci involontarie durante i viaggi spaziali, gli impatti sulla fertilità derivanti da radiazioni e microgravità e i limiti etici che circondano qualsiasi futura ricerca in ambito riproduttivo.   Una premessa è d'obbligo: lo studio, prodotto da un gruppo di esperti internazionali, non mira a promuovere il concepimento nello spazio – chiariscono gli autori – ma a evidenziare i rischi riproduttivi prevedibili per i viaggiatori spaziali e a identificare i gap scientifici ed etici che devono essere colmati prima che si verifichino eventuali danni irreversibili. I 9 autori dello studio includono specialisti della salute riproduttiva, esperti in medicina aerospaziale e in bioetica. La loro proposta è un quadro collaborativo per guidare la prossima generazione di ricerca riproduttiva nello spazio. Ciò che si sa finora, dai limitati studi di laboratorio e sull'uomo condotti in precedenti missioni, è che lo spazio, "luogo di lavoro sempre più di routine" oggi, è "un ambiente ostile" per lo sviluppo della biologia umana. Questa ostilità si manifesta in diverse condizioni note per essere dannose per i processi riproduttivi sani, in particolare l'alterazione della gravità, le radiazioni cosmiche e l'alterazione del ritmo circadiano, elencano gli esperti. Ad esempio, mentre studi su modelli animali hanno dimostrato che l'esposizione a radiazioni a breve termine altera negativamente i cicli mestruali femminili e aumenta il rischio di tumori, questa revisione ha trovato dati limitati e affidabili su astronauti uomini e donne dopo missioni spaziali più lunghe. L'effetto dell'esposizione cumulativa alle radiazioni sulla fertilità maschile rimane una "lacuna critica di conoscenza", dicono gli esperti. Ma ci sono anche note positive: i dati finora raccolti dalle astronaute delle missioni Shuttle indicano in modo rassicurante che i successivi tassi di gravidanza e complicanze sono paragonabili a quelli delle donne della stessa età sulla Terra, ma ancora poco è stato riportato da missioni di durata più lunga sia negli uomini che nelle donne. Questo aspetto, scrivono gli autori, richiederà nuove evidenze "per orientare strategie diagnostiche, preventive e terapeutiche in ambienti extraterrestri".
 Gli sviluppi nella medicina riproduttiva odierna possono essere d'aiuto? Mentre la gravidanza rimane una controindicazione al volo spaziale e le mestruazioni vengono solitamente evitate con metodi ormonali, alcune tecnologie nelle tecniche di laboratorio automatizzate per la fecondazione e la crioconservazione potrebbero "allinearsi alle esigenze operative della ricerca e della pratica riproduttiva spaziale", ragionano gli autori. "Gli sviluppi nelle tecnologie di riproduzione assistita spesso nascono da condizioni estreme o marginali, ma si estendono rapidamente oltre", afferma Palmer. La Pma è altamente trasferibile perché affronta situazioni in cui la riproduzione è biologicamente possibile ma strutturalmente limitata dall'ambiente, dalla salute, dai tempi o dalle circostanze sociali, vincoli che già esistono ampiamente sulla Terra. Sebbene lo scenario della riproduzione umana nello spazio appartenga attualmente più alla fantascienza che alla realtà, rimarcano gli scienziati, la prospettiva richiede considerazioni etiche, a partire dalla semplice rivelazione della gravidanza nei viaggiatori spaziali o dal loro screening genetico.  
Sembra inoltre probabile che la ricerca spaziale si estenda ulteriormente alla biologia riproduttiva, e anche questo potrebbe sollevare domande etiche. Stanno lentamente emergendo politiche chiare, ma non esistono ancora linee guida ampiamente accettate su questi argomenti. Non c'è abbastanza sui rischi di gravidanza nei voli spaziali di lunga durata. E rimangono domande sospese: Quali protezioni sono in atto? Chi ne sarebbe responsabile? La fertilità maschile sarebbe compromessa? "Le tecnologie di fecondazione in vitro nello spazio non sono più puramente speculative – continua Palmer – Si tratta di un'estensione prevedibile di tecnologie già esistenti. La conservazione dei gameti, la coltura degli embrioni e lo screening genetico sono maturi, portatili e sempre più automatizzati. Con il passaggio dell'attività umana da missioni di breve durata a una presenza prolungata oltre la Terra, la riproduzione passa da possibilità astratta a preoccupazione pratica". Il rapporto sostiene quindi che è necessario agire ora non perché la procreazione assistita nello spazio sia imminente, ma perché la finestra per stabilire i limiti si sta chiudendo. "Con l'espansione della presenza umana nello spazio, la salute riproduttiva non può più rimanere un punto cieco a livello politico", afferma Fathi Karouia, autore senior dello studio e ricercatore scientifico alla Nasa. "È urgentemente necessaria una collaborazione internazionale per colmare i gap di conoscenza e stabilire linee guida etiche che proteggano sia gli astronauti professionisti che quelli privati e, in ultima analisi, salvaguardino l'umanità mentre ci muoviamo verso una presenza sostenibile oltre la Terra". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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