Foto di Sergio Cerrato da Pixabay

Festa della Donna 2021

Festa della donna 2021.

Una festa, ormai, anacronistica  visti i tempi che corrono con donne sempre più  numerose vittime di femminicidio.

La festa dedicata alle donne nasce storicamente dopo le molteplici iniziative di rivendicazioni  dei diritti da parte delle donne  e dei movimenti  femministi che chiedevano una società  egualitaria e reclamavano a gran voce maggiori opportunità.

Dopo la guerra mondiale, l’ONU nel 1977 decise di celebrare  le donne in una giornata internazionale  fissata l’8 marzo in commemorazione  degli eventi  drammatici e delle lotte di conquista del movimento  femminista dello scorso secolo.

Sicuramente, la connotazione era profondamente  politica ed ideologica.

In un’epoca dove  i diritti delle donne stentavano a decollare e consolidarsi, riconoscere un giorno a loro dedicato era una sorta di isola  felice per staccarsi dai ritmi   di una quotidianità  tutta uguale e faticosa.

Oggi, festeggiare le donne diviene l’occasione per porre l’accento sulla necessità  di riconoscere davvero la conquista di  un  posto significativo e di rilievo in società  non più  arroccato  sugli scogli dei  tradizionali incasellamenti familiari nonché, fondamentale  e fortemente  sentito al momento, sulla  deriva che si sta avendo  con la recrudescenza dei fenomeni  criminosi nei confronti delle donne, mogli, fidanzate, amanti.

La conta  dei femminicidi da inizio anno é  spaventosa: ben 11 donne uccise in modo violento  dopo atti persecutori, minacce e aggressioni laddove anche le denunce alle Autorità non sono state in grado di  frenare la follia omicida.

Spesso, anche i canali di informazione deviano e distorcono  la verità  della notizia.

Quante  volte si legge : donna uccisa dal marito, voleva lasciarlo ovvero aveva deciso di separarsi!

Uomini e donne normali…si apprende dalle fonti  eppure qualcosa è  andato storto  e la normalità  è  stata  sconquassata!

Gelosia, senso del possesso e dell’onnipotenza e voglia di annientare l’oggetto amoroso perso prendono il posto di amore, rispetto e condivisione.

Immediatamente, il collegamento mentale é  ribellione al sistema familiare precostituito ed accettato = soccombenza alla violenza, un po’  come a dire “te la sei cercata!”, frase infelice che spesso appartiene al non detto interiore che passa per i cervelli comuni, e di qui, una sorta di attenuante silente per il femminicidio.

Ecco perché  i pregiudizi, i retropensieri e i preconcetti  vanno destrutturati in radice ed estirpati da una sorta di mentalità  istintiva per donare e dotare le donne della libertà  di  essere, educando gli uomini al rispetto naturale delle eguali possibilità  senza che questo scateni furie insensate.

Molte donne, terrorrizzate e maltrattate, vivono una  normalità  anomala fatta di soprusi quasi fosse una sfida nella  convinzione  di  potercela fare, di poter cambiare il proprio uomo, di poter superare tutto con il perdono e il silenzio  e, invece, tesoro siano le parole che Loredana Bertè ha lanciato  in un appello messaggio dal palco di Sanremo: “al primo schiaffo denunciare  subito” e aggiungerei, dire No, non accettare, non subire!

In epoca pandemica, peraltro, si assiste ad un incremento di violenza  domestica a causa della forzosa prolungata convivenza da lockdown.

La condivisione obbligata  di  spazi familiari e la mancanza di  vie di fuga e di evasione  dalla vita quotidiana, la perdita  di lavoro  e le necessità  di accudimento dei figli in dad o senza scuola (con la auspicata tanto chiacchierata irrealizzabile conciliazione tra vita familiare e professionale) sono tutte precondizioni che  hanno inciso  ed incidono  profondamente  sulla libertà  delle donne, soggiogandole a logiche di prevaricazione e abusi, costrette  ad accettare violenze e maltrattamenti  in una  drammatica realtà da cui è  difficile scappare.

Per di più, un’indagine statistica ha raccolto i dati delle famiglie  di questo ultimo eccezionale  anno, stravolto dall’avvento del Covid-19 e testimoniato una regressione  culturale  e comportamentale con le donne  nuovamente affardellate del ruolo cumulativo di mamma e casalinga, divise tra figli, dad e proprio lavoro da remoto se non addirittura in presenza,  su cui ricadono la gran parte delle incombenze familiari  con buona pace della parità  faticosamente conquistata.

Allora, se festa della donna deve essere, andrebbe rivoluzionato  il  pensiero del ruolo della donna, non un obolo da ricordare  o commemorare un solo giorno  dell’anno ma un riconoscimento serio del suo ruolo e del suo modo  di  essere.

Non una semplice identificazione  nel ruolo di compagna o moglie o madre o fidanzata,  ma nella significanza  della sua essenza facendo  perno sui suoi punti di forza e di debolezza senza che nessuno storca il muso se una donna è  ministro, sindaco, dirigente aziendale, direttore d’orchestra, capo di partito e semplifichi tutto con bieche dietrologie e commenti da bar quasi che l’offesa ingiustificata  e ingiustificabile, ma lanciata con disinvoltura e rimbalzata su tutti i social con effetto immediato,  divenga mortificazione immediata, umiliazione e denigrazione del successo raggiunto così  da delegittimarlo con la forza dirompente delle parole  e delle discriminazioni di  genere.

Fragilità, determinazione, creatività, forza di volontà, caparbietà, sensibilità, emotività  e modo di pensare – spesso all’avanguardia – sono alcuni dei valori che le donne possono apportare nel mondo.

Ben venga allora la grande forza dell’esempio di chi può  rappresentare il proprio  punto di vista e socializzarlo con tutte le altre donne.

Nella settimana appena trascorsa con Sanremo nei televisori di quasi tutti gli italiani di ogni fascia di età  è  stata  rappresentata una personalità  di donna  molto forte dalle mille sfaccettature ma anche fragile e, nella sua verità, vincente.

Se si pensa al Direttore di Orchestra, Beatrice  Venezi che si é  prestata a fare da co-conduttrice e che ribadisce la necessità di  rispettare il nome del suo ruolo…

se Direttore è  la denominazione del ruolo, tale è  per uomini e per donne non per restringere la funzione ad un genere, al contrario per liberarlo da tale connotazione ed evidenziare unicamente le abilità  di un mestiere…di una capacità…di una professionalità  e perché  no, di un talento…

Fermo restando il rispetto rigoroso e doveroso per le lotte, ancora attuali, delle donne nella rivendicazione dei propri diritti, non è  la declinazione – peraltro spesso forzata e cacofonica – di un mestiere o di un titolo al femminile a renderlo dignitoso, e come tale degno di rispetto e di merito ma la costruzione  vera e collaborativa di una società  inclusiva e paritaria, non nel banale  irrealizzabile “uomo uguale donna” ma nel rispetto profondo  delle diversità  e peculiarità  di ciascuno in modo da non sacrificarne l’identità e i sogni.

Allora sì  che le mani che conducono  strumenti musicali alla ricerca di una armonia perfetta siano dirette  con genoma x e non y nulla potrà significare  in più  o in meno!

 

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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