C’è chi guarda il Festival per la musica, chi per gli abiti, chi per intercettare il tormentone che ci perseguiterà fino a settembre. Poi ci siamo noi: quelli che quando parte la sigla dell’Festival di Sanremo pensano subito a cosa mettere in tavola per l’ultima serata, quella in cui si decide il vincitore e ogni boccone deve essere all’altezza del pathos. Perché diciamolo chiaramente: la finale è una maratona emotiva, tra televoti, standing ovation e polemiche dell’ultimo minuto. Serve un menù studiato come una scaletta ben costruita, capace di accompagnare cinque ore di spettacolo senza appesantire, ma senza lasciare nessuno a stomaco vuoto. L’idea è semplice: creare una cena completa, inclusiva e raffinata, con alternative vegetariane, vegane e senza glutine, e una proposta di cocktail che faccia brindare anche i più scettici. Non una sfilata di stuzzichini improvvisati, ma un vero percorso gastronomico a tema musicale, in cui ogni portata ha un ruolo preciso, proprio come ogni artista in gara. E se alla fine non vincerà il vostro preferito, almeno avrete vinto a tavola.
Partiamo dall’antipasto, che in una serata così deve rompere il ghiaccio come un monologo d’apertura ben riuscito. Propongo un tris di finger food elegante e bilanciato per 6 persone: mini crostini di pane senza glutine (12 fette, circa 240 g) con crema di ricotta (250 g), scorza di limone non trattato e pepe rosa; tartare di salmone fresco abbattuto (300 g) con 1 cucchiaio di olio extravergine, 1 cucchiaino di senape delicata e aneto fresco; e per la versione vegana, hummus di ceci (400 g di ceci cotti, 2 cucchiai di tahina, succo di mezzo limone, 1 cucchiaio di olio, sale e paprika dolce) servito in bicchierini con bastoncini di carote e sedano. Tutto può essere preparato in anticipo, così da non perdersi l’ingresso dei co-conduttori. L’equilibrio qui è fondamentale: proteine leggere, grassi buoni, fibre, e un’attenzione particolare alle intolleranze. Utilizzando pane certificato gluten free per tutti, si evita il rischio di contaminazione e si semplifica il servizio. È l’antipasto che mette d’accordo la tavola, un po’ come quando finalmente anche la sala stampa applaude compatta.
Per il primo piatto, serve qualcosa di scenografico ma non eccessivamente complesso. Le lasagne monoporzione al forno sono perfette, ma con una doppia anima: classica e vegetariana. Per 6 persone preparate 12 sfoglie di lasagna (circa 500 g totali; esiste un’ottima versione senza glutine), 600 ml di besciamella (latte 600 ml, burro 60 g, farina 60 g o farina di riso per celiaci), 400 g di ragù di manzo già cotto e 300 g di mozzarella. Per la variante vegetariana sostituite il ragù con 400 g di verdure grigliate a cubetti (zucchine, melanzane, peperoni) saltate con 2 cucchiai di olio e uno spicchio d’aglio. Assemblate in piccole cocotte alternando sfoglia, condimento e besciamella, completando con 40 g di parmigiano grattugiato. Cottura a 180 °C per 25 minuti. La porzione individuale evita discussioni su chi ha preso il pezzo più grande e consente di differenziare facilmente le varianti. È un primo che scalda, rassicura e crea quell’atmosfera da grande evento nazionale che solo la serata finale sa regalare.
Il secondo deve essere deciso, come l’annuncio dei cinque finalisti. Propongo un filetto di orata al cartoccio per 6 persone: 6 filetti da circa 180 g ciascuno, 12 pomodorini ciliegino, 1 limone a fette sottili, 3 cucchiai di olio extravergine, timo fresco, sale marino e pepe nero. Ogni filetto va adagiato su carta forno con pomodorini divisi a metà, due fettine di limone, un filo d’olio e aromi, poi chiuso a cartoccio e cotto a 190 °C per 18 minuti. È naturalmente senza glutine e leggero, ideale per non crollare prima della proclamazione. Per chi preferisce un’opzione vegana, suggerisco un tortino di quinoa: 300 g di quinoa cotta, 200 g di spinaci saltati, 100 g di ceci frullati, 2 cucchiai di olio e spezie a piacere, pressati in stampini e cotti 20 minuti a 180 °C. Il risultato è compatto, proteico e appagante. Qui la parola chiave è equilibrio: un secondo che sostiene ma non sovrasta, proprio come l’orchestra che accompagna i cantanti senza rubare la scena.
Arriviamo al momento più atteso dopo la classifica: il dolce. E qui bisogna fare le cose in grande, con un dessert che celebri la tradizione italiana ma guardi anche alle esigenze contemporanee. La proposta è una cheesecake cotta ai frutti di bosco in doppia versione, classica e senza lattosio. Per uno stampo da 24 cm (8 porzioni abbondanti): base con 250 g di biscotti secchi (anche gluten free) e 120 g di burro fuso; crema con 500 g di formaggio spalmabile, 120 g di zucchero, 3 uova medie e 200 ml di panna (anche vegetale per la variante senza lattosio), più scorza di limone. Cottura a 170 °C per 50 minuti. Copertura con 300 g di frutti di bosco e 2 cucchiai di zucchero sciolti in padella. Per la versione vegana, sostituite il formaggio con 400 g di yogurt di soia colato e 200 g di anacardi ammollati e frullati, legando con 2 cucchiai di amido di mais. Il dolce deve essere scenografico, perché verrà servito proprio quando l’Teatro Ariston trattiene il fiato. E fidatevi: una fetta cremosa aiuta a digerire anche una classifica inattesa.
Infine, i brindisi. Non esiste finale senza alcolici, ma serve misura e qualità. Per 6 persone preparate uno “Spritz Riviera”: 450 ml di prosecco, 300 ml di bitter italiano, 150 ml di soda, ghiaccio e fettine d’arancia. In alternativa, un Negroni leggero con 30 ml di gin, 30 ml di vermouth rosso e 30 ml di bitter per bicchiere, mescolati con ghiaccio e scorza d’arancia. Per chi non beve alcol, mocktail agrumato con 200 ml di succo d’arancia fresco, 100 ml di acqua tonica e qualche foglia di menta. L’importante è avere un’opzione per tutti, senza improvvisare all’ultimo minuto. La finale di Sanremo è un rito collettivo, quasi liturgico, e come ogni rito ha bisogno dei suoi simboli: il telecomando conteso, i commenti sui look e il calice alzato al momento giusto. Se la musica unisce, il cibo cementa.
E mentre scorrono i titoli di coda, con la cucina in ordine e gli ospiti soddisfatti, ci si rende conto che la vera vittoria è aver trasformato una serata televisiva in un’esperienza conviviale memorabile.

