C’è qualcosa di curioso e, allo stesso tempo, molto azzeccato nel titolo del libro di Shaila Gatta. Fuori onda non è il classico sguardo indiscreto dietro le quinte della televisione, non è il microfono lasciato aperto per sbaglio o la verità che sfugge tra una pausa pubblicitaria e l’altra. Qui il “fuori onda” assume un significato più profondo: è quel momento in cui si perde il ritmo con se stessi, quando l’immagine che si mostra non coincide più con ciò che si è davvero.
Il libro si apre con una narrazione lineare, quasi confidenziale, che accompagna il lettore dentro il percorso personale e professionale dell’autrice. Dalla formazione nella danza, fatta di disciplina, rinunce e determinazione, fino all’approdo al mondo della televisione, tutto viene raccontato con uno stile diretto, privo di costruzioni eccessive. È proprio questa semplicità a rendere il testo accessibile: sembra più una conversazione che una confessione studiata.
La danza diventa linguaggio universale. Non è solo un mestiere o una passione, ma una chiave di lettura della vita: ogni caduta, ogni errore, ogni esitazione si trasforma in un passo necessario. L’immagine è chiara e ricorrente: non esiste performance senza inciampo, così come non esiste crescita senza momenti di disallineamento.
Accanto ai successi, trovano spazio anche le fragilità. La pressione del mondo dello spettacolo che Shayla subisce, il peso dello sguardo altrui, il bisogno costante di essere all’altezza (sua e dei social): elementi raccontati senza toni drammatici, ma con una sincerità che risulta credibile. Non c’è la volontà di stupire, né di costruire un racconto sensazionalistico. Piuttosto, emerge il desiderio di restituire una versione autentica, lontana dai riflettori.
Essere “fuori onda” significa essere fuori sincrono, disallineati rispetto alla propria identità. Ed è proprio in questa distanza che il libro trova la sua dimensione più riflessiva. A chi non capita di perdersi anche solo per un attimo?
È un libro leggero, nel senso più positivo del termine: scorrevole, immediato, capace di accompagnare senza richiedere uno sforzo eccessivo, ma allo stesso tempo in grado di lasciare piccoli spunti su cui soffermarsi.
Non si tratta di un libro destinato a un pubblico specifico. Pur partendo da un’esperienza personale, riesce a parlare a chiunque abbia vissuto momenti di incertezza o di distanza da sé. È, senza dubbio, una lettura che può coinvolgere anche un pubblico maschile, proprio perché evita qualsiasi chiusura in un racconto “di settore” o legato a dinamiche esclusivamente femminili.
In definitiva, Fuori onda si presenta come un memoir atipico: meno interessato al racconto del successo e più concentrato sul percorso interiore, anche se un pochino di gossip c’è, sul Grande Fratello in primis. Non cerca di impressionare, ma di condividere. E forse è proprio questa la sua forza.
Perché, alla fine, il vero messaggio che resta non riguarda la televisione, né il palcoscenico. Riguarda quel momento, delicato e spesso invisibile, in cui si sceglie di tornare in sintonia con se stessi. Anche quando le luci si spengono. Anche quando, apparentemente, si è fuori onda.
Ed è questa la miglior chiave di lettura che io sposo

