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Reading: Gino Cecchettin a Che tempo che fa
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Riflessioni Senza Linea

Gino Cecchettin a Che tempo che fa

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo 2 mesi fa
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7 Min Lettura
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Domenica 16 novembre ad ormai più di due anni dalla morte di Giulia Cecchetin il padre, Gino, è stato ospite a Che tempo che fa.
Anche quest’anno dopo il secondo anniversario dal femminicidio della figlia e con la Fondazione dedicata alla memoria della figlia sempre più conosciuta e operativa, Gino Cecchettin spiega perché ha deciso di presentarsi di nuovo nel salotto del 9 “ non voglio che il ricordo di Giulia resti solo una tragedia privata. La sua storia deve continuare a essere un motore di cambiamento”. Con la Fondazione Giulia Cecchettin, che ha creato insieme ai figli, Elena e Davide, l’obiettivo è quello di lavorare per la parità di genere e per contrastare la violenza sulle donne.
Il dolore per Gino Cecchettin non può e non deve fermarsi nella memoria, deve trasformarsi in azione e proporre cose concrete. “Ho scelto di “guardare avanti” perché il vero modo di onorare Giulia è costruire “ogni giorno qualcosa di buono in suo nomee” – queste le sue parole.

Fazio ricorda che ormai il percorso giudiziario si è concluso con l’accettazione della condanna da parte di Turetta, assassino della figlia , ma
Gino Cecchettin ribadisce che “anche se la giustizia non restituisce ciò che è stato tolto, è stata accertata la verità. Le responsabilità sono chiare, ma ora non voglio restare solo nella battaglia: voglio investire il mio impegno nella cultura del rispetto, nella prevenzione, nell’empatia’.
Per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre, Gino Cecchettin ci tiene che non sia solo un ricordo simbolico o una commemorazione delle vittime. È importante “portare rispetto ogni giorno”: non basta dedicare un giorno all’anno a questa causa, ma bisogna dare contenuto a questa giornata ormai istituita e come tale sentita e vissuta per il messaggio che porta in sé.
A tal proposito, non si può non parlare di “educazione affettiva” che per
Gino Cecchettin è il vero nocciolo della situazione da affrontare e evidenzia che “Non parlo di ideologia, ma di civiltà. Vorrei che i giovani imparassero a conoscere se stessi, a gestire le proprie emozioni e a rispettare gli altri. L’educazione affettiva non toglie nulla: aggiunge consapevolezza, umanità, rispetto’’.
Fazio a questo punto chiede a che sta la sua proposta di imparare a scuola l’educazione all affettività visto che a suo dire la prevenzione deve iniziare prima che i ragazzi conoscano le relazioni e abbiano gli strumenti emotivi e psicologici per affrontarli. Quando la scuola tace, parlano i social, parlano i modelli tossici. Vorrei almeno un’ora dedicata all’affettività, perché i ragazzi meritano strumenti per orientarsi, non solo nozioni. Un percorso percorso serio, fatto da esperti: psicologi, pedagogisti. In cui si insegna il consenso, i confini, la differenza tra amare e possedere. Il linguaggio è importante: con esso si possono  creare empatia o distacco, pace o conflitto, a seconda delle parole che scegliamo.
Non è un pericolo ma una protezione introdurre un’ora dedicata alle emozioni dei nostri figli – spiega Cecchettin, secondo cui una eventuale previsione  del genere non toglie nulla a nessuno, ma può al contrario contribuire ad aggiungere «consapevolezza, rispetto e umanità».

L’educazione all’affettività diviene la vera forma di prevenzione e protezione,
perche è fondamentale intervenire prima che il conflitto diventi violenza: «la giustizia serve, ma arriva sempre dopo. Io voglio parlare di ciò che può arrivare prima: la prevenzione e l’educazione».

Cecchettin propone che l’educazione affettiva entri nelle scuole come “ora dedicata”: “sarebbe l’ideale avere almeno un’ora di educazione all’affettività nelle scuole.”

Sarebbe importante insegnare a
gestire le emozioni e conoscere se stessi,
riconoscere i confini nei rapporti, capire il consenso.
Per aiutare i ragazzi che vivono con dolore e turbamento i legami affettivi, é importante
distinguere tra “amore” e “possesso”, insistendo sul fatto che «l’amore non è possesso, che la forza non è dominio, che il rispetto è la base di ogni relazione».

Non si tratta, secondo Cecchettin, di un’ideologia politica ma di «civiltà». Introdurre educazione affettiva non è propaganda, ma un modo per costruire una cultura del rispetto senza trascurare che anche il linguaggio conta,
il modo in cui parliamo, quello che diciamo e come lo diciamo, può creare empatia o distacco, amore o odio. Cecchettin sottolinea l’importanza di insegnare il valore delle parole nelle relazioni.

Nel progetto della sua Fondazione ci sono psicologi, pedagogisti e professori universitari per strutturare un percorso educativo serio e scientificamente fondato.

Da padre, Cecchettin parla dell’educazione affettiva come un modo per evitare che altre famiglie subiscano tragedie simili.
Fazio ha così chiesto a Cecchettin di ritagliarsi uno spazio nella trasmissione con esperti che collaborano con la Fondazione intestata a Giulia per sensibilizzare su un tema tanto delicato e fornire strumenti, pareri, concetti, consigli e suggerimenti a tutti per affrontare le problematiche legate alle relazioni complesse.

Il privilegio di Che Tempo che fa di aver guadagnato la fiducia di Gino Cecchettin che ha scelto solo il programma di Fabio Fazio per far conoscere le attività della sua Fondazione evidenzia la confermata serietà della sua tv che rappresenta sempre sobrietà e coerenza, onestà e trasparenza, correttezza e mai voyeurismo o pietismo.
Ecco perché resta una grande opportunità immaginare di poter portare il tema della lotta alla violenza contro le donne, alla battaglia per la parità di genere e al desiderio di ridurre drasticamente i femminicidi, attraverso la parola di esperti, professori, studiosi e psicologi in prima serata di domenica per poter parlare direttamente al numero più cospicuo di persone per illuminarle e guidarle nel buio accecato della gelosia e del possesso che non hanno nulla a che fare con la parola amore.

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Pubblicato da Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.
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