Certe storie sembrano uscite da un film, con un enigma scritto a mano, un corpo senza spiegazioni e un silenzio che resiste per decenni. Ma questa non è una sceneggiatura. È la realtà, e ha un nome: Ricky McCormick.
Il 30 giugno 1999, in un campo isolato della contea di St. Charles, Missouri, venne trovato un corpo parzialmente decomposto. Accanto non c’era nulla, nessun documento, nessuna arma, nessun segno di colluttazione. Solo due foglietti spiegazzati nelle tasche dei pantaloni dell’uomo. Due biglietti scritti in un linguaggio incomprensibile, un miscuglio di lettere, numeri e parentesi che da allora tormentano gli agenti dell’FBI, i crittografi e gli appassionati di misteri di tutto il mondo.
A distanza di oltre venticinque anni, nessuno è ancora riuscito a decifrarli. E forse, tra quelle righe, si nasconde la chiave di un omicidio rimasto senza volto.
Un uomo invisibile
Ricky C. McCormick non era un nome che faceva notizia. Era nato il 14 giugno 1958 e aveva vissuto una vita fatta di spostamenti, piccoli lavori, difficoltà economiche e problemi di salute. A 41 anni, era disoccupato, viveva a intermittenza con la madre anziana e sopravviveva grazie a sussidi di invalidità. Soffriva di disturbi cardiaci e polmonari, e chi lo conosceva lo descriveva come un uomo buono, ma fragile, spesso perso nei suoi pensieri.
Non era sposato, ma aveva avuto quattro figli. Aveva anche un passato complicato: nel suo casellario compariva una condanna per violenza sessuale, per cui aveva scontato 11 mesi di prigione. Ma al momento della morte, Ricky non era un criminale attivo, né un uomo nel mirino della giustizia. Era, semplicemente, uno qualunque.
Eppure, proprio lui sarebbe diventato il protagonista di uno dei casi più enigmatici nella storia dell’FBI.
Il ritrovamento nel campo di mais
Il 30 giugno 1999, una donna stava guidando lungo una strada di campagna vicino alla Route 367, non lontano da West Alton. Fu lei a notare qualcosa di anomalo nel campo di mais: un corpo. O meglio, ciò che ne restava.
Quando arrivarono gli sceriffi della contea di St. Charles, la scena era già compromessa dal caldo e dal tempo. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione. Solo le impronte digitali permisero di dare un nome a quell’uomo: Ricky McCormick.
Ma da subito emerse una domanda che nessuno seppe spiegare: cosa ci faceva Ricky a quindici miglia da casa sua, in un luogo dove non c’erano né autobus né stazioni? Non possedeva un’auto e nessuno lo aveva accompagnato. Nessuno lo aveva nemmeno denunciato come scomparso. L’ultima volta che era stato visto vivo risaliva a cinque giorni prima, il 25 giugno, durante un controllo medico all’ormai chiuso Forest Park Hospital di St. Louis.
L’autopsia non fu d’aiuto. Nessun segno evidente di violenza, nessuna ferita, nessun indizio chiaro. Le autorità sospettarono un omicidio, ma la causa della morte rimase indeterminata.
Eppure, nelle sue tasche c’era qualcosa che avrebbe aperto un mistero ancora più grande.
Due biglietti per l’eternità
Quando gli investigatori analizzarono gli effetti personali, trovarono due fogli scritti a mano, pieni di lettere, numeri, parentesi e simboli. Apparentemente, un codice. Ma un codice che nessuno riusciva a comprendere.
All’inizio, si pensò a una lista, a promemoria scritti in fretta, o a una lingua inventata da un uomo con problemi di salute mentale. Ma poi, qualcuno notò la struttura regolare delle sequenze, le ripetizioni, le alternanze. Non sembrava un delirio casuale.
L’FBI consegnò i biglietti alla sua unità speciale di crittoanalisi, la Cryptanalysis and Racketeering Records Unit (CRRU), la stessa che da decenni si occupa di codici mafiosi, linguaggi in codice di spie e messaggi nascosti nei casi più oscuri. Nemmeno loro riuscirono a risolverlo. Lo stesso destino toccò all’American Cryptogram Association, un gruppo di esperti volontari che collabora con le forze dell’ordine nei casi più complessi.
Il risultato fu identico: codice indecifrabile.
Il mistero del messaggio
“Decifrare quel codice potrebbe rivelare dove si trovava Ricky prima della sua morte. Potrebbe portarci alla soluzione di un omicidio.”
Queste parole furono pronunciate da Dan Olson, capo della CRRU dell’FBI.
Gli agenti erano convinti che quei fogli non fossero semplici scarabocchi, ma messaggi legati ai suoi ultimi movimenti, forse persino un tentativo di denunciare qualcosa o qualcuno.
Così, il 29 marzo 2011, dopo dodici anni di silenzio, l’FBI decise di fare qualcosa di insolito: chiedere aiuto al pubblico. Sul sito ufficiale comparve un appello invitando chiunque avesse competenze di crittografia a proporre teorie o soluzioni.
La risposta fu travolgente. Centinaia di appassionati, esperti e dilettanti di tutto il mondo inviarono ipotesi, analisi, persino software di decodifica. Ma nessuna chiave funzionava davvero.
Pochi giorni dopo, l’FBI dovette persino pubblicare un aggiornamento per scoraggiare l’invio di nuove email e telefonate. Il caso aveva ormai raggiunto un’aura di leggenda.
La famiglia e i dubbi
Nel 2012, il Riverfront Times riuscì a intervistare la famiglia di Ricky. Ed è qui che la storia assume un tono ancora più assurdo.
“Io non ho mai saputo che Ricky scrivesse in codice,” disse la madre, Frankie Sparks. “L’unica cosa che sapeva scrivere era il suo nome. Non scriveva in nessun codice.”
Anche il cugino, Charles McCormick, confermò: “Ricky non sapeva scrivere nulla, solo scarabocchiare.”
Parole che ribaltarono ogni ipotesi. Se Ricky non era capace di comporre messaggi così complessi, allora chi li aveva scritti? E perché erano nelle sue tasche?
Come se non bastasse, la famiglia scoprì l’esistenza delle note solo dodici anni dopo la morte, quando un telegiornale locale ne parlò. Nessuno, all’epoca del ritrovamento, aveva informato i McCormick del contenuto delle tasche della vittima.
Un’omissione inspiegabile, che alimentò nuove domande e sospetti.
Un codice che nessuno può leggere
Oggi, le “note di Ricky McCormick” sono ancora elencate come uno dei principali casi irrisolti dell’unità di crittoanalisi dell’FBI. C’è chi pensa si tratti di un messaggio cifrato che indica la causa o il luogo della sua morte; chi parla di un linguaggio usato per traffici illegali; chi, più romanticamente, immagina fossero lettere d’amore scritte in un linguaggio segreto inventato da lui.
La verità, però, rimane sepolta — forse insieme a Ricky.
L’FBI continua a mantenere una pagina pubblica dedicata al caso, invitando ancora oggi chiunque abbia teorie a condividerle. Decenni dopo, nessuno ha trovato una chiave valida per aprire quel codice.
Un enigma senza fine
Ricky McCormick era un uomo semplice, ma la sua morte ha lasciato dietro di sé uno dei misteri più affascinanti e frustranti della cronaca americana. Un corpo in un campo, due fogli scritti a mano, e un silenzio che nessuno riesce a rompere.
È possibile che la soluzione sia sempre stata lì, davanti agli occhi di tutti, nascosta tra quelle lettere e quei numeri?
O, forse, gli appunti non significano nulla — e il vero mistero è perché ci ostiniamo a voler trovare un senso in ciò che potrebbe non averne.
Qualunque sia la risposta, il nome di Ricky McCormick resterà per sempre legato a quelle due pagine sgualcite. Pagine che nessuno, nemmeno l’FBI, è ancora riuscito a leggere.

