Un virus mortale sta mettendo seriamente a rischio gli ultimi 11 esemplari di Ara di Spix (il pappagallo blu di Rio) in Brasile. Un’epidemia virale minaccia la già fragile esistenza di questi uccelli, resi celebri dal film “Río”. La situazione dell’ara di Spix (Cyanospsitta spixii), già compromessa da anni di sfruttamento e perdita di habitat, ha subito un nuovo colpo. Gli undici individui rimasti liberi nella caatinga brasiliana sono risultati positivi al circovirus, una malattia incurabile che causa la rottura delle piume e indebolisce il becco, spesso portando alla morte. Le autorità brasiliane hanno confermato la notizia dopo aver catturato nuovamente gli esemplari nelle aride zone di Bahia, dove dal 2020 si stava tentando di reinserire la specie in natura.
Fino a poco tempo fa, i rilasci di questi pappagalli avevano alimentato una speranza considerata impossibile: il ritorno in volo di un uccello dichiarato estinto in natura. Oggi, però, quella speranza sembra sempre più fragile.
Una malattia senza cura minaccia la strategia di conservazione
Il circovirus, pur non rappresentando un pericolo per l’uomo, è un avversario temibile per i pappagalli. Colpisce piume e becco, limitando i movimenti e riducendo la vitalità. Questa vulnerabilità rende il contagio particolarmente grave: gli ara di Spix esistono in un numero ridotto, con una base genetica già molto ristretta.
Non solo gli esemplari in libertà sono stati colpiti. Al centro di riproduzione di Bahia, altri ventuno esemplari sono risultati positivi al virus, un dato drammatico considerando che nel mondo ne restano solo novanta, per lo più in cattività. Questo dimostra come un singolo focolaio possa avere conseguenze devastanti.
Problemi di igiene e mancanza di protezioni
Gli ispettori dell’ICMBio hanno descritto una situazione allarmante all’interno del centro di conservazione, segnalando mangiatoie sporche e recinti trascurati, con personale privo delle necessarie protezioni. Questa situazione è stata giudicata “molto grave” e ha comportato una multa di 1,8 milioni di reais per il centro BlueSky. Resta da capire l’origine del virus e quanto le condizioni inadeguate abbiano contribuito alla sua diffusione.
Questa crisi sanitaria si inserisce in un contesto già teso. Nel 2024, il Brasile ha interrotto i rapporti con l’ACTP, l’associazione tedesca che possiede la maggior parte degli ara di Spix in cattività, a causa della vendita non autorizzata di ventisei esemplari a uno zoo privato indiano. Inoltre, il biologo sudafricano Cromwell Purchase, figura chiave nel progetto BlueSky, ha abbandonato il Brasile accusando le autorità di voler “sacrificare” gli ara di Spix. Questo clima di sfiducia non favorisce certo la cooperazione necessaria per la salvezza della specie.
Nuove barriere, isolamento e una speranza tenue
Negli ultimi giorni, il centro BlueSky ha isolato gli esemplari sani da quelli infetti, rafforzando le misure sanitarie e creando barriere per prevenire contatti tra gli individui liberi e quelli in cattività. È una corsa contro il tempo, monitorando ogni segnale, anche il più lieve. Nonostante la diagnosi, i tecnici riferiscono che gli undici uccelli colpiti dal virus continuano a volare e nutrirsi normalmente. Questo particolare offre una piccola speranza, anche se non basta a prevedere l’esito finale.
L’ara di Spix ha già affrontato l’estinzione una volta. Il suo ritorno era sembrato un miracolo frutto di anni di impegno e determinazione. Oggi, quel miracolo è nuovamente in pericolo, sospeso sulle ali di undici pappagalli che lottano contro un nemico invisibile.





