A questo ritmo ci vorranno quasi cinque secoli per colmare il divario digitale con l’Europa. L’Italia resta indietro su competenze, imprese e infrastrutture, e il traguardo fissato dal Decennio Digitale europeo sembra ancora lontanissimo.
Un ritardo strutturale
Secondo l’Istituto per la Competitività (I-Com), il nostro Paese è ancora distante anni luce dagli obiettivi fissati da Bruxelles per il 2030: connettività in fibra e 5G per tutti, competenze digitali di base per almeno l’80% della popolazione, adozione del cloud e dell’intelligenza artificiale da parte del 75% delle imprese, 20 milioni di professionisti hi-tech e servizi pubblici completamente digitalizzati.
Ma la fotografia scattata dallo studio è impietosa. Agli attuali ritmi, serviranno 456 anni per raggiungere gli obiettivi sulle competenze digitali, 127 anni per la transizione tecnologica delle imprese e 83 anni per mettersi al passo con l’intelligenza artificiale.
Imprese e competenze: il nodo che frena il Paese
I punti più critici restano le piccole e medie imprese e la formazione digitale.
Oggi, solo il 70% delle Pmi italiane può dirsi digitalizzato e meno della metà della popolazione – appena il 45,8% – possiede competenze di base. Se il passo non cambia, l’Italia raggiungerà gli standard europei solo nel 2152 per la digitalizzazione delle imprese e nel 2481 per le competenze digitali.
Il confronto con l’Europa è impietoso: in Finlandia, Danimarca e Svezia oltre la metà delle imprese (tra il 55 e il 62%) ha un livello di intensità digitale alto. L’Italia è invece quint’ultima, con appena il 27,2%, sotto la media europea (34,3%) e davanti soltanto a Francia, Grecia, Bulgaria e Romania.
Un dato che, secondo I-Com, rischia di lasciare “ampie fasce di popolazione vulnerabili ed escluse dalla transizione digitale”.
Intelligenza artificiale, cloud e specialisti Ict: la rincorsa infinita
Sull’intelligenza artificiale, la distanza dal resto d’Europa è abissale.
A fronte di un obiettivo del 60% di adozione entro il 2030, l’Italia si ferma all’8,2%. Di questo passo, la soglia sarà raggiunta solo nel 2108.
Un po’ meglio sul cloud, che potrebbe toccare il target europeo nel 2035.
Lo studio calcola invece al 2110 l’anno in cui il Paese disporrà di un numero adeguato di specialisti Ict. L’obiettivo Ue è l’8,4% di addetti nel settore: in Italia siamo esattamente a metà, con il 4%.
L’unica nota meno negativa riguarda i servizi pubblici digitali per le imprese: oggi l’80,9% è già online. Se il ritmo attuale sarà mantenuto, il 100% potrebbe arrivare entro il 2031.
Banda ultralarga: infrastrutture buone, ma poco utilizzate
Sul fronte delle reti, l’Italia perde terreno. Nella classifica europea scende al 14° posto, perdendo tre posizioni in un anno.
La copertura 5G è ampia, ma la fibra ottica non cresce abbastanza da colmare il divario con i Paesi più avanzati.
C’è poi un problema di adozione: le reti ci sono, ma i cittadini le usano poco.
Solo il 31% degli italiani con una SIM ha generato traffico su rete 5G, contro una media europea del 36%. Anche sulle connessioni fisse ad almeno 1 Gbps siamo appena sopra la media Ue: 25% contro 22%.
Un futuro digitale ancora lontano
Il quadro tracciato da I-Com mostra un Paese che continua a muoversi con lentezza nel campo dell’innovazione.
Le infrastrutture migliorano, ma la trasformazione culturale e tecnologica non decolla. Senza un cambio di passo deciso, il Decennio Digitale europeo rischia di diventare, per l’Italia, un secolo intero.

