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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
News dal mondo

Hormuz e i chip, gli Usa e Kim: così la Corea del Sud potrebbe schierarsi con Trump

Redazione
Redazione 1 mese fa
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8 Min Lettura
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(Adnkronos) – La Corea del Sud in campo con gli Usa contro l'Iran? Nessuna decisione definitiva sull'eventuale invio di forze militari nello Stretto di Hormuz. Ma è una possibilità allo studio, insieme ad altre "opzioni". In un contesto di 'difficoltà' con gli Stati Uniti, parlano così dalla presidenza della Corea del Sud, come riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, dopo le ultime notizie secondo cui Seul potrebbe contribuire a garantire la sicurezza della navigazione nell'area e di altre, secondo cui il governo starebbe lavorando per portare la questione in Parlamento, per chiedere il via libera al dispiegamento di forze militari e di una nave. Sullo sfondo, ma non troppo, il pressing di Donald Trump che ha messo in discussione il contributo di Seul all'alleanza e ha chiesto più sostegno alla campagna Usa contro l'Iran mentre Hormuz resta al centro dello stallo fra Stati Uniti e Iran. Una scelta 'delicata' si profila per il presidente sudcoreano Lee Jae Myung. "Per poter dare un contributo concreto nello Stretto di Hormuz, bisognerebbe prima di tutto valutare alla luce del nostro livello di prontezza operativa nella penisola coreana nonché delle procedure legali", ha detto un funzionario della presidenza sudcoreana, citato dai media locali. Chosun Ilbo ha titolato sui "preparativi" per il dispiegamento tra "le pressioni Usa", e, citando fonti anonime, ha scritto che il governo ha trasmesso agli Stati Uniti il mese scorso l'intenzione di dispiegare un aereo P-8 Poseidon e una nave, un'unità di supporto logistico. Di recente Trump ha intensificato le pressioni su Seul, ha criticato la Corea del Sud – dove sono dispiegati migliaia di soldati americani – affermando che ha respinto sue richieste e ha ridotto la durata delle esercitazioni militari congiunte in nome dell'"ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong Un. "Pensiamo che potremmo essere in grado (di contribuire) in una situazione che non comprometta il nostro livello di prontezza", ha detto il funzionario, precisando che non c'è una decisione definitiva. La fonte ha voluto sottolineare come un contributo militare possa coinvolgere anche unità diverse dai gruppi di combattimento, così come altre "opzioni". "Quando si sente dire dispiegamento di truppe si tende ad associarlo al combattimento, ma non è necessariamente così", ha puntualizzato. E ha anche respinto le indiscrezioni secondo cui il nodo di Hormuz starebbe ostacolando negoziati tra Seul e Washington su ben altro, pur ammettendo – riporta la Yonhap – che i negoziati non vanno bene e confermando che sul tavolo ci sono anche i semiconduttori dopo che lo scorso anno – nel mezzo dell'escalation dei dazi – i due Paesi arrivarono a un accordo commerciale che prevedeva un piano di investimenti da 350 miliardi di dollari negli Usa e che 'guardava' anche ai semiconduttori, per i quali la scorsa settimana il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, ha però annunciato un piano dell'Amministrazione Trump per imporre nuove tariffe. Sul dispiegamento a Hormuz, al Guardian dall'ufficio della presidenza sudcoreana hanno parlato di notizie "diverse dai fatti", ripetendo che "nulla è stato deciso" pur confermando che è "in corso" una valutazione. "Il nostro governo ha parlato molto con la comunità internazionale delle modalità per contributi concreti per il ripristino rapido della navigazione libera nello Stretto di Hormuz e di pace e stabilità in Medio Oriente", ha detto un funzionario citato dal giornale britannico. Secondo la Sbs, tra gli asset militari che a Seul valutano di mobilitare – oltre a un aereo P-8 Poseidon e a una Lls (Logistic Support Ship) – ci sarebbe anche un'unità di artificieri. Un dispiegamento richiederebbe una serie di passaggi, dal via libera del Consiglio sulla sicurezza nazionale alla luce verde del Parlamento. Come ricorda Chosun Ilbo nel 2020, quando alla presidenza c'era Moon Jae-in, il governo – invece di passare dal Parlamento per il via libera a un nuovo dispiegamento – scelse di ampliare il mandato di un'unità per il contrasto alla pirateria dispiegata nella regione del Golfo di Aden per 'coprire' Hormuz, da decenni arteria vitale dell'economia energetica globale. Era diretta proprio verso l'Asia la maggior parte dei flussi prima del 28 febbraio scorso, quando Usa e Israele avviarono operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di 'rispondere'. La Corea del Sud, in particolare, dipende dal Medio Oriente per le importazioni di petrolio e non solo. Secondo dati citati nei mesi scorsi dal Wall Street Journal, è da qui che arrivano nel Paese circa il 70% del greggio e un terzo del Gnl.  Chosun Ilbo evidenzia come se tutto dovesse diventare realtà si tratterebbe del primo dispiegamento di truppe all'estero da parte della Corea del Sud su richiesta degli Stati Uniti da quando Seul inviò militari in Iraq nel 2004. Mentre il South China Morning Post evidenzia come, 'in casa', le prospettive di un dispiegamento potrebbero trovare voci contrarie. Secondo Kim Yeol-soo, ricercatore al Korea Institute for Military Affairs citato dal Scmp, Seul potrebbe raggiungere con Washington un accordo per il dispiegamento entro poche settimane di circa 150 soldati. "Per evitare di finire nel mezzo del fuoco incrociato, la Corea del Sud – osserva – dovrebbe inviare un segnale chiaro a Teheran sul fatto che la sua missione non è per contrastare l'Iran, ma per garantire libertà di navigazione e pace". Sulla Corea del Sud, rileva Doo Jin-ho, ricercatore dell'Institute for Far Eastern Studies citato dal giornale, si concentrano pressioni enormi degli Usa e, rimarca, in occasione delle consultazioni Korea-U.S. Integrated Defense Dialogue dello scorso maggio il focus degli americani è stato su un eventuale contributo di Seul per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. "Ora la Corea del Sud dovrebbe tornare al tavolo con una risposta", osserva. Il prossimo round è atteso entro fine anno, ma prima Lee sarà negli Usa per l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il quadro tracciato da Doo non tralascia il fronte commerciale. "I colloqui su tutte le questioni chiave – rileva – sembrano in fase di stallo e il dispiegamento a Hormuz potrebbe essere l'unica via d'uscita possibile". Più o meno sulla stessa linea Shin Beom-chul, ricercatore del Sejong Institute, per il quale "in una situazione in cui gli Usa potrebbero potenzialmente aggirare la Corea del Sud" in un dialogo con la Corea del Nord "il governo" di Seul "potrebbe cercare di riparare e rafforzare le relazioni con gli Usa tramite il dispiegamento" a Hormuz. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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