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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Cinema

HOWARD HUGHES E LA PIÙ GRANDE BATTAGLIA AEREA DEL CINEMA

Redazione
Redazione 7 anni fa
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9 Min Lettura
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È trascorsa una settimana ma il pensiero ritorna puntualmente al lavoro del nostro Pastrone. Sono ancora immerso nel maestoso mondo di Cabiria. Da alcune ricerche successive al viaggio sono emersi aspetti del regista davvero intriganti e del tutto slegati dal mondo del cinema. Primo fra tutti ho rinvenuto una sua teoria medica sull’origine delle malattie e, forse ancor più importante, la macchina elettrica da lui brevettata, con cui riteneva di poter curare tutto indistintamente. Il cinema è stato quindi per Pastrone un momento di passaggio in una vita piena dei più svariati interessi.

Riflettendo sulla poliedricità di alcuni geni artistici non può che saltare fuori dal cilindro del cinema un nome su tutti: Howard Hughes. Questo nome ai più non dirà alcunché, nemmeno alla fetta meno smaliziata dei cinefili. Per Howard infatti il cinema è stato solo una delle tante parentesi che ha avuto in vita, proprio come per Pastrone. Anche il tema delle malattie è qualcosa che lega le due personalità. Hughes ne era totalmente ossessionato, tanto da trascorrere buona parte della sua esistenza in completo isolamento. Pastrone al contrario era convinto di essere riuscito a debellarle tutte. Un’ossessione anche la sua, senza dubbi. 

La passione che però più di ogni altra condividono è quella per la grandiosità. Se è vero che con Cabiria ci si trova di fronte al primo colossal moderno del cinema, è altrettanto vero che questo termine verrà coniato solo molti anni dopo. La prima volta che qualcuno userà questa espressione per indicare un’opera cinematografica sarà proprio in riferimento ad un film di Hughes! 

L’unico interesse che ha percorso instancabilmente l’intera esistenza del magnate americano è stata quella per i motori ed in particolare per gli aerei. Questa passione non poteva che riflettersi anche nei suoi film. Forse qualcuno ha iniziato a operare un primo collegamento. No? Ebbene sì, è proprio lui! Si tratta del protagonista del film di Scorsese, The Aviator. Magistralmente interpretata da Di Caprio, questa pellicola ripercorre alcune tappe della vita del miliardario. Ma non è certo di questo che intendo raccontare oggi. Noi stiamo risalendo pian piano le fredde acque della storia del cinema e raramente ci sono concessi dei balzi in avanti. The Aviator è solo un mezzo per un fine! Servirà a catapultarmi nel luogo e nel tempo che desidero esplorare questa settimana.

È il 1927 e nel cielo azzurro della California non si scorgono nuvole da mesi. Le riprese del film muto “Hell’s Angel” vanno avanti da un anno e mezzo, ma sono oramai terminate. Hughes pochi giorni fa ha visto, e soprattutto sentito, qualcosa che però lo ha illuminato. È quello stesso qualcosa che ha fatto vendere al Sig. Disney la sua autovettura. Si tratta del film “Il cantante di jazz”, la prima pellicola dotata di sonoro sincronizzato. Una vera rivoluzione. Hughes non ha nessun dubbio, è necessario rigirare il film daccapo, con l’audio. I suoi consiglieri cercano di distoglierlo in tutti i modi. Sono stati già spesi quasi 2 milioni di dollari, una cifra esorbitante. Ma per l’uomo più ricco d’America i soldi non sono una preoccupazione. Si comincia a rigirare ogni scena. Subito sorge un problema inedito, un problema fino a quel momento impensabile. La protagonista, Greta Nissen, ha un accento norvegese fortissimo, del tutto inadeguato per la parte della aristocratica britannica che sta recitando. Fino a quel momento la dizione era un aspetto della recitazione del tutto ininfluente. Non ci sono altre soluzioni se non pagare il compenso pattuito alla star e andare alla ricerca di una nuova attrice. Per il ruolo viene scelta la giovanissima e inesperta Jean Harlow. Il sonoro porta con sé la necessità di una nuova sceneggiatura e con essa Hughes mostra il desiderio di una regia differente. Insomma, siamo al cospetto di una rivoluzione per il film. L’aggiunta del sonoro ha portato ad un nuovo regista, nuova sceneggiatura e nuova protagonista! Come se non bastasse, il magnate americano è del tutto insoddisfatto dei combattimenti aerei, parte centrale dell’opera. Per lungo tempo si è domandato quale fosse la ragione per cui le frenetiche battaglie risultavano del tutto statiche e prive di pathos se riviste sullo schermo. Finalmente l’illuminazione! A causa di quel cielo azzurro privo di nuvole, non vi sono punti di riferimento per lo spettatore, che quindi percepisce gli aeroplani come statici, nonostante stiano sfrecciando come saette. La questione della battaglia è già stata un punto spinoso. Tutti hanno pressato affinché venissero usati dei modellini, come d’uso comune. Hughes ovviamente si è opposto in modo netto. La sua passione per gli aerei anzi lo ha portato a reclutare i migliori piloti della prima guerra mondiale e ad affittare più di 40 aerei. I soldi non sono un problema. La compagnia petrolifera ereditata dal padre estrae in autonomia milioni su milioni dalle viscere della terra. È sufficiente attendere le nuvole e rifare ancora tutto. L’attesa in California dura 8 lunghi mesi, in cui piloti e aerei sono pagati per essere sempre pronti a girare le scene. I costi lievitano sempre più e durante le riprese scartate hanno già perso la vita tre piloti. Lo stesso Hughes è rimasto ferito. Oramai la frase che gira maggiormente sul set è che “Hughes avrebbe speso meno finanziando una guerra vera”. Frase paradossale considerando i milioni che guadagnerà poi con le guerre vere.

Quando tutto sembra oramai volgere al termine arriva un nuovo desiderio: il suono non basta, occorre anche il colore! Appare sempre più un’epopea interminabile. Non c’è la tecnologia (per fortuna?) per girare tutto con pellicola a colori. Si opta quindi per rifare solo alcune scene da miscelare poi sapientemente con le classiche in bianco e nero. Le spese sostenute per la realizzazione del film sono ad oggi ancora un mistero, soprattutto a causa del carattere eccentrico e riservato di Hughes. C’è chi sostiene che sia il film più costoso sino a quel momento, con i suoi 4 milioni di dollari. Altri ritengono che non si siano superati i 3 milioni. Una cifra comunque da capogiro! Solo Ben Hur di qualche anno prima si avvicina a queste cifre. Ricordiamo che il costo medio di una produzione in questo periodo si aggira sui 150.000 dollari.

Ad ogni modo il 22 luglio 1928 le riprese terminano. Ciò che è stato girato ha del titanico. Al montaggio arrivano 560 ore di negativi, record rimasto ancora imbattuto. Occorre più di un anno per passare in rassegna il girato. Alla fine, di tutto il materiale prodotto verranno selezionati e montati 127 minuti.

Il 27 maggio 1930, dopo circa 4 anni di lavoro, al Grauman’s Chinese Theatre di Hollywood sono tutti presenti per la prima di quest’opera epica. Persino Charlie Caplin ha voluto assistere alla proiezione di una pellicola che tanto ha fatto parlare di sé prima dell’uscita. 

Il successo è immediato. Le scene delle battaglie aeree sono qualcosa che nessuno ha mai visto prima e vengono acclamate da tutti i presenti. Il rombo dei motori rapisce il pubblico catapultandolo nell’azione. Gli incassi ripagano appieno le spese sostenute, anche se non è mai stata una preoccupazione per il Hughes. Al di là degli elogi e delle critiche che il film ha ricevuto, non esiste un aggettivo che può descriverlo meglio di quello datogli quella sera: colossale.

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