Erano passati poco più di 30 secondi dall’inizio della partita quando Strefezza aveva portato in vantaggio il Parma e tutti noi sapevamo cosa sarebbe accaduto da quel momento in poi. Un lungo, infinito, sterile giro palla, con zero tiri in porta e giocatori che, almeno al momento, hanno un nome scritto dietro e una bella storia da raccontare.
Da quando sono tornati KDB e Anguissa è finito fuori squadra l’unico calciatore capace di saltare un uomo, Alisson, e dietro il marcatissimo Hojlund giocano De Bruyne (di cui parleremo dopo) e McTominay con il risultato di tappare la metà campo e dare vita facilissima a squadre come il Parma che usano la difesa come unico mezzo. Non staremo a fare processi alla squadra di Cuesta, diciamo solo che il calcio antidiluviano dello spagnolo, con una difesa a volte con 7 uomini all’interno della propria area di rigore, ha si portato punti ma è qualcosa di veramente inguardabile per un tifoso neutro.
Dicevamo, 45 minuti di nulla, anzi 60 perchè tanto impiega Conte a mettere il funambolico brasiliano, togliendo l’impresentabile Anguissa e riportando McTominay al suo ruolo naturale. Pochi minuti dopo lo scozzese pareggia su assist di Hojlund, finalmente liberato, poco a dire il vero, dal traffico in area e dalla marcatura a uomo (“a donna” le chiamava Fascetti) di Troilo.
Nonostante il pari, il copione non cambia e le sostituzioni di Conte, discutibili, non portano nulla, solo confusione, tanto più che il povero Giovane viene di nuovo messo al centro dell’attacco e, peggio che del danese, non la prende mai. Senza contare i tre centrali rimasti in campo con il Parma senza attaccanti di ruolo, se non nel finale con l’ingresso in campo del centravanti della primavera ducale.
Il pareggio è la normale conclusione della gara e qui ci sono da fare una serie di considerazioni.
Il gioco del Napoli è brutto, noioso e le occasioni da gol create si contano sulle dita di una mano: i pochi sprazzi di bel gioco si sono visti quando Conte ha schierato, insieme a Hojlund, due giocatori rapidi ai suoi lati (prima Neres, poi Vergara e Alisson); ora si vede una squadra tappata, che fa un infinito possesso palla senza mai tirare in porta.
Il Napoli è una squadra imbolsita, forse anziana, e i sedicenti Fab four di favoloso non hanno nulla.
Mc Tominay non ha spazio per gli inserimenti, Lobotka ha porzioni di campo micragnose in cui giocare, Anguissa sembra il cugino sfaticato del camerunense di inizio stagione e De Bruyne porta davvero nulla, se non zero, alla manovra azzurra, venendo magnificato quelle rare volte in cui fa un passaggio decente o batte un angolo senza regalarla al portiere.
E’ una situazione da sbrogliare e Conte deve smettere di guardare ai nomi e mettere in campo gente fresca, vogliosa di mettersi in mostra e di provare una giocata diversa.
In tutto ciò è sparito dai radar Elmas, relegato a quarto o quinto cambio dopo essere stato santificato per ammissione dello stesso allenatore, il povero Giovane mortificato nel ruolo di centravanti, Jesus portato alla figuraccia dovendo impostare con il piede opposto.
Noi siamo per un significativo ringiovanimento della rosa e le prossime 6 partite, abbastanza abbordabili esclusa la trasferta nel Lario, potrebbero essere usate proprio per dare la possibilità a chi deve, di dimostrare il proprio valore, a meno che il belga tanto incensato, non decida di dimostrare che Napoli non è stata solo la sua palestra di preparazione al mondiale.

