Elena Varvello con “La vita sempre” (Guanda), Antonella Lattanzi con “Chiara” (Einaudi), Tommaso Giagni con “La fabbrica dei ciliegi” (Ponte alle Grazie) e Rita Svandrlik con “Scrivere per esistere” (Carocci) per la sezione Opera Critica, vincono il Premio Letterario Internazionale Mondello.
I libri vincitori “sono tutti profondamente diversi per tematiche affrontate e stili, ma accomunati dall’intensità della scrittura…” ha commentato Maria Concetta Di Natale. Mentre Annalena Benini ha sottolineato come il Premio mostri “anche quest’anno la vitalità letteraria del nostro paese…”.
I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana, saranno sottoposti al voto di centoventi “lettori forti” indicati da ventiquattro librerie di tutta Italia. Le preferenze dei lettori saranno espresse tramite votazione online e decreteranno il vincitore del Premio SuperMondello.
La vita sempre di Elena Varvello
La vita sempre è la storia della vita che tenta di resistere alla Storia. E che dovunque e sempre alza la sua canzone al cielo, una canzone d’amore.
«Elena Varvello si fa ispirare dalla figura del nonne, che reagì a un’infanzia povera di affetti con lo slancio delle passioni e una sorta di anarchia esistenziale estranea alle ideologie. Trovò l’amore con Teresa, finì in campo di concentramento.» – Cristina Taglietti, La Lettura
Francesco è un ragazzo bello, incorreggibilmente bugiardo, pieno di vita. Diventerà un uomo dal fascino sfrontato e irresistibile, un seduttore, un giocatore d’azzardo che crede nella fortuna amica, un disertore, un fuggiasco. Teresa, al contrario, è nata in una «via di pezzenti», grandi occhi scuri e spalle esili ma volontà di ferro. Diventerà una studentessa serissima, la sola del suo cortile a diplomarsi, una giovane donna che tiene a bada i propri sogni. I due non potrebbero essere più distanti, eppure si attraggono per quell’impeto della vita che sovrasta ogni cosa, anche il fascismo, anche la guerra, anche la povertà. Con la forza della grande letteratura, Elena Varvello costruisce un romanzo struggente, il racconto di un amore e insieme un affresco di voci, di storie e destini, un confronto serrato con la memoria e i non detti, e ci regala personaggi indimenticabili, pieni di coraggio e ribellione, di desiderio di libertà.
Chiara di Antonella Lattanzi
L’infanzia non è un tempo fuori dal pericolo, Marianna e Chiara lo sanno bene. Ci sono le feste di compleanno in salotto, mano nella mano, i panini con la frittata divisi a metà e nascosti in tasca fino all’intervallo. Ma c’è anche l’ombra lunga di due famiglie in apparenza diversissime, eppure uguali nella violenza con cui trafiggono. Dopo Cose che non si raccontano, Antonella Lattanzi torna a emozionarci e scuoterci con una storia potente, profondamente vera, che racconta di ogni volta che, nel mezzo del buio, qualcuno ha trovato il modo di tenerci vivi.
«Qualunque cosa sia successa dopo, non siamo più state “io” e “lei” ma “noi”. Anche adesso, dopo che è successo tutto».
«Chiara è il romanzo più maturo di Lattanzi, il più spaventoso, il romanzo sull’amore esagerato e sulle conseguenze di un’infanzia guasta, eccessiva e mancante. Chiara è il romanzo della crescita e del terrore.» – Annalena Benini
«Che sia per solitudine, che sia per paura, che sia per amore, le bambine sanno che l’amicizia è il luogo del segreto, e le scrittrici, solo loro, sanno come svelarlo.» – Giulia Caminito
«Chiara è una storia sui pezzi di noi che lasciamo cadere indipendentemente dal loro valore, o forse proprio perché valgono troppo; per proseguire più leggeri.» – Nicola H. Cosentino
«Lattanzi racconta cos’è l’infanzia: quel momento, che poi diventa un attimo, in cui tutto quello che facciamo è fuori misura. Prima di tutto amare per scoprire.» – Simonetta Sciandivasci
Marianna e Chiara crescono a pochi passi, nella Bari popolare degli anni Novanta, in due famiglie che sembrano agli antipodi – una ruvida e irrequieta, l’altra ordinata e colta, apparentemente perfetta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Tra le due ragazze nasce subito un legame assoluto, fatto di intesa e di coraggio, di un bisogno vitale di raccogliersi a vicenda. Così, contro la violenza che le circonda, costruiscono un mondo solo loro, e negli anni l’affetto si confonde con l’amore, in alcuni momenti diventa anche attrazione e desiderio. Ma la vita adulta le allontana, crescere in fondo è irreparabile. E allora, quando sarà il momento, sapranno tenere fede a quella promessa di esserci sempre l’una per l’altra, anche di fronte al Terrore? In un romanzo dal ritmo incalzante, magnetico, che va avanti e indietro nel tempo in modo sapiente, Antonella Lattanzi sa tenere insieme la tenerezza dell’infanzia, l’erotismo come scoperta e il senso di minaccia incombente tra le mura di casa, la paura che qualcosa si spezzi all’improvviso, senza avvisare. Ma proprio dentro la tensione, contro ogni aspettativa, si accende la poesia della vita, e insieme un bene ostinato e splendente, capace di disarmare il cuore di chi legge.
La fabbrica e i ciliegi di Tommaso Giagni
Romanzo scritto in una lingua incisiva, di esattezza e sobrietà rare, La fabbrica e i ciliegi promette di allargare il pubblico
di estimatori di Tommaso Giagni, affermandolo come uno dei migliori autori della sua ancor giovane generazione.
«Una vicenda di inquinamento industriale e di ricerca personale per Tommaso Giagni.» – Alessandro Beretta, La Lettura
Cesare ha cinquant’anni e vive a Roma, dov’è cresciuto. La morte della madre lo costringe a confrontarsi con il proprio passato. Tra le sue carte, scopre tracce di una verità che gli è stata taciuta: suo padre non è morto di leucemia ma è stato fra le vittime della SLOI, la fabbrica chimica di Trento che per decenni avvelenò i suoi operai con il piombo tetraetile e fu infine chiusa nel 1978. Cesare torna nei suoi luoghi d’origine per un’inchiesta personale che avverte impellente, ripercorrendo le tracce del padre: l’ex fabbrica, oggi un rudere tossico mai bonificato, i quartieri operai, gli archivi della città, l’ex manicomio, gli amici superstiti. Ma Cesare si ritrova anche coinvolto nella instabile relazione fra due trentenni, Marilù e Loris. Lei viene dal sud, è una donna alla deriva, cresciuta tra esperienze irrisolte e un’ostentata indipendenza. Lui, brillante accademico, è fuggito dalla valle d’origine ma resta prigioniero di una rigidità che lo isola. I tre finiranno per delineare un triangolo emotivo che rifrange, con luci diverse, il tema profondo del romanzo: il rapporto con le radici, il peso del passato, il desiderio di riscrivere la propria storia (e la Storia di tutti).
Scrivere per esistere. Vita e opere di Ingeborg Bachmann di Rita Svandrlik
Fornendo un nuovo sguardo d’insieme, completo e aggiornato, sulla vita e sulle opere della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann (1926-1973), il volume invita alla lettura dei suoi testi, molti dei quali composti durante i vari periodi di soggiorno in Italia, a Ischia, a Napoli e soprattutto a Roma. Ampiamente tradotta in italiano, oggi Bachmann sta riscuotendo l’attenzione di nuove generazioni, dopo l’appassionata ricezione degli anni Ottanta e Novanta da parte della cultura femminista. Intellettuale cosmopolita ed europea, viene considerata ormai un’autrice classica del Novecento, con una produzione che dalle prime raccolte liriche di grande risonanza arriva, attraverso radiodrammi, saggi e due libretti d’opera, alla straordinaria prosa narrativa. Anche i momenti di crisi personale non le hanno impedito di dedicarsi completamente alla scrittura, accettando la sfida rappresentata dal linguaggio corrotto delle opinioni e delle frasi fatte, per allargare l’orizzonte del dicibile e del possibile: chi scrive può infatti «rappresentare l’epoca sua e presentare qualcosa per cui il tempo non è ancora venuto». Memoria del passato e meticolosa analisi dei meccanismi del potere creano nei suoi testi «un regno aperto al futuro di cui non conosciamo i confini».






