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Il boato nel silenzio di Federico Salvatore

Napoli è una tra le più sorprendenti terre di arte; non esiste campo o settore  che non sia pervasa dall’arte. Ma cosa accade quando un’artista viene dimenticato a Napoli? Succede che diventa Federico Salvatore. Quella di cui sto per parlarvi è la storia di una tra le persone più elaborate e culturalmente elevate che la nostra terra possa avere. So bene che gli aggettivi appena usati, per l’artista in questione, nella mente del lettore, forse possono sembrare lontani ma vi garantisco che non sono errati. Tutti conoscono Federico grazie a canzoni come “Azz”, “Incidente in paradiso” ed altre simili ma non sanno che, lo stesso, ha in se una pura vena di amore e poesia verso la terra di Napoli e verso la sua arte.

Terzo spettacolo in cartellone al Teatro Trianon Viviani, quello di Federico Salvatore, c’è da ammettere che non ha fatto molti consensi; la sala non era per niente piena ed onestamente questo mi fa pensare solo alla grande occasione sprecata per conoscere un vero pezzo di qualità napoletana. Il cantautore (scusate il gioco di parole) dal canto suo non si perde d’animo e sfoggia uno spettacolo di pura raffinatezza; e non parlo di linguaggio o di comportamento (che comunque sono impeccabili)…parlo di contenuti. Una retorica sul significato della parolaccia e delle varie sfumature che queste parole usate ad offendere invece possono avere a dir poco eccelsa; uno spettacolo patriottico verso Napoli come pochi prima d’ora e soprattutto senza fronzoli. Quanto è brutto vedere tutta una serie di accorgimenti e sfarzosità che servono solo a mascherare un vuoto assoluto…cosa che invece non è servita al nostro buon Federico che di contenuti ne ha regalati tutta la serata.

Ecco la scaletta eseguita:

  • Intro Peto Strumentale
  • Sputaveleno (recitato)
  • Mannaggia a Bubbà (o a’ Pizza)
  • I 6 regali del Padreterno
  • La donna (recitato)
  • Lucia Canazza (o ‘A Signora Libertà)
  • L’inciucio (recitato)
  • Donna Amalia
  • I 4 figli (recitato)
  • Frittura ‘e malavita
  • Il Monumento
  • Il Passatista
  • Prosa introduttiva a Guallera
  • L’Osceno del Villaggio
  • Disamina del chi t’è muorto (prosa)
  • Funeral Tango
  • ‘A livella (prosa)
  • Incidente Telefonico
  • Il totano e la cozza
  • Napocalisse
  • Ninna nanna
  • Se io fossi San Gennaro

Come dicevo uno spettacolo diretto e tirato; senza fronzoli o finiture ma “Essenziale”, così com’è l’artista. La band composta da: Daniele Iacono (batteria), Giacomo Anselmi (chitarra), Menotti Minervini (basso)e Luigi Zaccheo (pianoforte) ha sfoggiato una prestazione sopra le righe attraverso ottimi arrangiamenti.
E c’è poco da dire…dopo una serata del genere mi rendo conto di quanto l’arte e la qualità, qui da noi, sono DAVVERO sottostimate in favore di altri artisti che, magari, riempiono palazzetti solo se in coppia o con un anno di campagne marketing.  Voglio chiudere offrendovi un pensiero: tutti abbiamo studiato Romeo & Giulietta ma pochi conosco “Il totano e la cozza”…eppure, se la ascoltaste, capireste che non c’è differenza e che, anzi, questa seconda vi si impregna addosso come un profumo che non potete più dimenticare.

“E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
Se ho cercato con coraggio di restare come sono”.

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Biografia Giuseppe Improta

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