Briga, nome d’arte di Mattia Bellegrandi, è uno dei protagonisti della scena urban italiana. Romano, artista versatile tra rap, pop e cantautorato, ha conquistato il pubblico grazie alla sua partecipazione ad Amici e a una carriera lunga oltre vent’anni, fatta di musica, scrittura e continua evoluzione artistica.
A Napoli, Briga ha preso parte al prestigioso Premio Malafemmina, ideato da Barbara Carere. Un appuntamento dedicato all’arte e alla cultura che celebra grandi nomi dello spettacolo e della musica italiana.
Ecco casa ci ha raccontato
Il Premio Malafemmina, le emozioni per questo premio?
Sono felice di essere qui perché non ho mai ricevuto tanti premi nella mia vita. Non è che adesso colleziono statuine, però sono felice che una città come Napoli voglia riconoscere dei meriti per quello che ho fatto e per quello che faccio da vent’anni. Un premio così importante, patrocinato dal Comune e riconosciuto dalla famiglia di Totò, è sicuramente qualcosa di stupendo che porterò con me per sempre.
Cosa ti piace di Napoli, parlando proprio di questa città?
Mi piace la semplicità, mi piace il fatto che, un po’ come Roma, si respiri bellezza già solo uscendo di casa. È una città buona e queste sono le cose che mi colpiscono di più. È una città vera, a me questo tipo di città entra nel cuore, un po’ come Buenos Aires.
Da giudice nella categoria urban, cosa ti colpisce oggi dei giovani artisti e dei rapper?
La categoria urban non è solo rap, può essere anche indie, hip hop… è una sorta di filosofia e di approccio alla musica che va oltre i generi. Non penso si possa parlare tanto di originalità, perché nella musica è stato già fatto tutto. A me interessa molto la personalità. Io sono un autore, quindi guardo anche i testi e il modo in cui vengono proposte le canzoni, anche a livello di linguaggio non verbale, quindi quello del corpo. La personalità è la caratteristica che guardo di più.

La canzone più difficile che hai scritto? Forse “Allegra”?
Sì, “Allegra”, perché non era ancora nata e avevo scritto tre o quattro canzoni che però non mi piacevano, non rendevano. Poi finalmente ho trovato la chiave giusta. All’inizio la stavo impostando in modo diverso, quasi come una versione di Avrai alla Claudio Baglioni, ma non stava in piedi. Poi ho capito che dovevo metterci dentro me stesso e cercare di immaginare quali sarebbero state le mie emozioni nel giorno della sua nascita. La canzone è costruita tutta su quel momento e ho capito che era quella giusta perché era quella che mi arrivava di più.
La nascita di tua figlia ti ha cambiato anche come artista?
Mi ha cambiato come uomo, non ho mai indossato maschere non cambia la mia musica, mia figlia mi ha cambiato il modo di pensare sia sulla sfera privata che in quella pubblica.
Progetti estivi?
Un po di calendario è già uscito sui miei social, poi vedremo, gli eventi sono in corso di aggiornamento. Questa estate sicuramente mi godrò mi figlia nella mia casa in Toscana

