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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Riflessioni Senza Linea

Il corto circuito delle emozioni

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo 2 anni fa
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8 Min Lettura
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Si assiste ad un vero  e proprio corto circuito nelle emozioni umane.

Ormai non si contano più le famiglie distrutte per mani assassine …

In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad una violenza folle inaudita … prima un padre di famiglia mite e “normale” che ha ucciso moglie e figlio e poi si è recato alla rsa dove era ricoverata la suocera e ha ucciso con un coltello anche lei…

Dopo aver eliminato tutti i familiari, si è tolto la vita lasciando bigliettini nella sua giacca dove spiegava  i suoi delitti…

Quale che sia l’origine del suo gesto, se la malattia della moglie o una sua disastrosa condizione economica, l’uomo non ha retto ad affrontare la vita e ha deciso di eliminare tutti i componenti della sua famiglia per vergogna o incapacità di gestire la sua disperazione, anche la suocera che non viveva con loro, con una decisa malsana necessità di esercitare probabilmente un controllo su tutto e tutti, un controllo diabolico dettato dalla solitudine e dalla frustrazione di essere rovinato (anche se non si sa bene ancora da cosa) ma pur sempre un controllo.

E poi la giovanissima Klaudiana uccisa per strada dal suo compagno davanti ai figli…e poi trovato morto vittima della sua stessa pistola in un bosco distante!

E la domanda è perché? Perché un uomo normale decide di sterminare la famiglia ? Perché il senso del possesso è più prepotente dell’amore per i propri figli tanto da privarli della madre?

In molte storie purtroppo si ripete lo stesso canovaccio, segnali inequivocabili della violenza, sintomi chiari dell’amore malato, persecuzioni, minacce, episodi di violenza domestica e come un film dell’orrore, sopraggiunge di nuovo l’irreparabile, per mano di un assassino che professava e spergiurava amore.

Nonostante l’aggravamento di pena, nonostante se ne parli con assiduità, continuano imperterriti femminicidi dove le vittime sono donne colpevoli della loro sincerità, colpevoli della loro fragilità, vittime mille volte della volontà di credere che le cose possano cambiare, e così si presentano fiduciose all’ultimo tragico appuntamento…quasi sempre un appuntamento con il destino più crudele e avverso!

Sembra ci sia una sorta di imperturbabile determinazione da parte dei responsabili, familiari, amanti, mariti, compagni, fidanzati o anche ex, che si arrogano il diritto di privare della vita chi decide di fare un percorso diverso, di non amare più, di vivere una vita da sola, magari di denunciare anche chi usa violenza e minacce spacciandoli per amore ovvero di continuare a vivere con paura sotto lo stesso tetto e sotto lo stesso ricatto ma con la volontà di manifestare la propria autonomia e libertà di autodeterminazione…un mix pericolosissimo di insubordinazione che può costare molto caro!

Ma questa afasia dei sentimenti non la si avverte solo da parte degli uomini sempre più spesso colpevoli di uccidere le donne o le persone che dichiarano di amare …

Ha fatto discutere a tutti i livelli, politici, psicologici, psichiatrici, emotivi, emozionali, familiari, giuridici, ideologici, lo spot di una catena di supermercati in cui si assiste ad una scena familiare a tante famiglie italiane e non solo laddove una bambina tenta con un trucchetto -offrire una pesca al proprio padre – di fargli credere che sia un dono pensato  dalla madre così sperando  in una reunion familiare.

Apriti cielo!!! È scoppiato il finimondo per come viene descritto il divorzio….per come vengono interpretati i ruoli, una donna un po’ distratta ed isterica e un uomo con la faccia colpevole che la dice “Esselunga” sulle sue presunte responsabilità, una figlia che fa di tutto per ricostruire una frattura familiare…qualcosa che naturalmente vivono i tantissimi figli delle separazioni…il desiderio della riappacificazione.

Non è così semplice prendere una posizione su questo spot, che mi porta a pensare che se davvero lasciamo ad una pubblicità il compito di fare educazione dei sentimenti, siamo alla frutta ed una sola pesca non basta!

Se però guardiamo il video, non è altro che una fotografia di molte realtà familiari laddove la separazione rappresenta non solo una dolorosa rottura delle relazioni amorose, ma soprattutto una tensione nei rapporti tra ex che spesso non si parlano, non dialogano, non si accettano ed ecco che entra in scena la pesca, che a differenza della mela del paradiso terrestre, non ha la funzione di esaltare le divisioni quanto di incentivare le unioni e non solo le unioni matrimoniali ma anche semplicemente le unioni di intenti in segno di un rapporto che ha cambiato la sua essenza ma non smette di esistere in nome dell’amore per i figli che restano un trait d’ union comunque ed è quello che la pesca forse avrebbe voluto rappresentare nella prospettiva  di chi l’ha ideata.

Ma i social si sono ravvivati anche al clamore della notizia di Fedez ricoverato di nuovo per una emorragia interna provocata dal precedente intervento a causa del tumore al pancreas di cui aveva sofferto qualche tempo fa e per cui era stato già operato.

Di fatto, come si è diffusa la notizia di un suo ricovero, non sono comparsi solo commenti di solidarietà e vicinanza…tutt’altro, l’odio social è comparso con violenza inaudita augurandogli di tutto e di più e di peggio e allora viene davvero da piangere se di fronte alla fragilità umana in un momento in cui si lotta e si soffre,  qualcuno si sente in diritto di offendere, di odiare, oltraggiare, augurare il male!

Solo perché Fedez è ricco fortunato e di successo, è subito bersaglio lui e la sua famiglia di un odio senza misura, senza sconti, senza senso.

E se Fedez ha dalla sua la forza del successo, di una famiglia che lo ama, di una immensa folla di fan che lo adorano e sostengono, e anche di tanti estranei che comunque sentono il bisogno di testimoniargli vicinanza, non oso immaginare cosa succede ai più piccoli, non solo di età, ai più fragili, a chi vive il proprio micromondo, a chi è più indietro e in difficoltà per una malattia, per un elemento caratteriale, per una timidezza insita, per una difficoltà di emergere, per la paura di esistere, per essere stato messo in un angolo dalla prevaricazione, allora sì che si corre il rischio di assistere a nuove drammatiche notizie di cronaca  dove scopriamo che l’odio ha vinto, la violenza ha primeggiato, l’umiliazione ha avuto la meglio, la persecuzione ha prevalso, la prepotenza di immagini e parole ha devastato una identità e la vittima di tutto questo, sola e senza fan, alla fine ha preferito perdere e rinunciare, lanciandosi nel vuoto!

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Pubblicato da Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.
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