Le Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato hanno concluso l’esame degli emendamenti al DDL 1552, il disegno di legge che mira a rivedere in modo significativo la legislazione italiana sulla protezione della fauna selvatica. Questo progetto di legge, come sottolineano le associazioni ambientaliste e animaliste, appare come un favore al settore venatorio.
Con il provvedimento pronto per la discussione in Aula, il percorso parlamentare ha visto un susseguirsi di incertezze, polemiche e contraddizioni. Dalla proposta di reintrodurre la caccia in spiaggia fino alla controversa questione della caccia allo stambecco, una norma che ha suscitato particolare indignazione.
Uno dei punti più dibattuti è stata l’apertura alla caccia dello stambecco, simbolo delle Alpi italiane e attualmente protetto. Tuttavia, dopo le vibranti proteste di esperti e attivisti, la maggioranza ha deciso di eliminare questa norma dal progetto.
Questa scelta, secondo le associazioni, dimostra che il DDL non si basa su evidenze scientifiche, ma piuttosto su pressioni ideologiche e interessi venatori. Mentre il governo ha fatto marcia indietro sulla questione dello stambecco, altre parti del provvedimento sono state addirittura aggravate durante il processo legislativo.
Tra le norme più controverse spicca la riapertura alla caccia nelle aree demaniali, comprese le spiagge. Questo tema aveva già generato dibattito in precedenza, quando il ministro Francesco Lollobrigida aveva accusato le associazioni animaliste di diffondere disinformazione riguardo alla bozza del testo. Ora, con l’approvazione di un emendamento della maggioranza, questa possibilità si concretizza nel DDL. Se la legge dovesse essere approvata definitivamente, dal 2027 i bagnanti potrebbero trovarsi a condividere le spiagge con cacciatori, anche stranieri.
Le associazioni ambientaliste avvertono che il DDL amplierebbe notevolmente i tempi e gli spazi per l’attività venatoria. Tra le modifiche contestate ci sono:
• La possibilità di cacciare specie attualmente protette, come l’oca selvatica e il piccione di città.
• L’estensione dell’attività venatoria in aree finora escluse, come terreni innevati e foreste demaniali.
• L’arrivo illimitato di cacciatori stranieri.
• Maggiori difficoltà per i proprietari privati che desiderano vietare la caccia sui propri terreni.
Secondo organizzazioni come ENPA, LAV, WWF, Lipu e Legambiente, c’è il rischio di una vera e propria “occupazione armata del territorio”. Inoltre, le associazioni accusano il governo di non aver prestato attenzione agli avvertimenti della Commissione Europea riguardo a potenziali violazioni della Direttiva Uccelli contenute nel DDL.
Ora il testo si appresta a entrare in Aula al Senato, e il confronto sulla riforma della caccia è tutt’altro che concluso.



