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Reading: Il Futuro della medicina di famiglia, in una lettera al ministro Schillaci la proposta per “superare l’immobilismo”
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Salute & Benessere

Il Futuro della medicina di famiglia, in una lettera al ministro Schillaci la proposta per “superare l’immobilismo”

Redazione
Redazione 1 mese fa
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(Adnkronos) – Una lettera aperta al ministro della Salute Orazio Schillaci con un appello a "superare l'immobilismo per rilanciare la medicina generale" e una proposta concreta da mettere sul tavolo e su cui collaborare attivamente. A firmarla sono i medici di medicina generale riuniti nel network MedicInRete, un progetto promosso dal Dipartimento di Politiche per la salute dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs. Con una certezza: "Le profonde trasformazioni demografiche ed epidemiologiche del nostro Paese impongono un cambio di paradigma non più rinviabile per la tenuta del Servizio sanitario nazionale", scrivono Luigi Bracchitta e Alessandro Nobili, a nome del Gruppo di coordinamento del progetto, intervenendo dopo l'ultimo intoppo nel percorso della riforma. "Avvertiamo la necessità di uscire da una narrazione troppo spesso improntata all'immobilismo e alla conservazione dello status quo – esordiscono nella missiva i professionisti della medicina generale attivi nell'ambito della Primary Health Care – Desideriamo pertanto esprimere pubblicamente il nostro pieno supporto e la massima disponibilità a interagire con il ministro Schillaci per contribuire attivamente alla realizzazione di una vera riforma delle cure primarie e dell'assistenza territoriale". Ma come affrontare questa transizione? I camici bianchi che firmano la lettera partono da alcuni punti fermi emersi dal progetto MedicInRete, che ha portato a una sorta di "mappatura scientifica delle reali esperienze e dei bisogni del territorio". La medicina di prossimità, osservano gli autori, "deve evolvere verso modelli strutturati di integrazione e multiprofessionalità. Nelle Case della Comunità, il medico di medicina generale (Mmg) non può e non deve essere un elemento isolato o un mero esecutore di passaggi burocratici, bensì la figura chiave dotata di un ruolo di coordinamento clinico e di interazione continua con gli altri operatori sanitari e sociali. Per rendere concreta questa evoluzione e rispondere alla drammatica crisi vocazionale che sta svuotando la nostra professione, riteniamo fondamentale agire su due leve strategiche e urgenti", dicono. La prima si innesta proprio sul tema più caldo: l'attivazione di un "doppio canale di accesso" all'esercizio della medicina generale. La seconda, un nodo su cui c'è maggiore convergenza nel dibattito in corso, è "la riforma del percorso formativo e il superamento dei paradossi accademici". "Senza stravolgere i diritti e i sistemi contrattuali dei medici di medicina generale già convenzionati e in attività, riteniamo maturo il tempo per introdurre un doppio accesso selettivo all'interno del Ssn per i nuovi ingressi – scrivono i firmatari della lettera aperta a Schillaci – Questa opzione non va intesa come una burocratizzazione, bensì come una tutela e un'opportunità attrattiva per i giovani medici, stremati da carichi amministrativi insostenibili. Purtroppo, in Italia ogni tentativo di riforma in tal senso sembra scontrarsi e bloccarsi davanti al vaglio e agli interessi di natura previdenziale e corporativa, piuttosto che modularsi sulle reali necessità dei giovani medici. Al contrario, guardiamo con grande interesse a sistemi sanitari solidi come quelli di Spagna e Portogallo che prevedono già da tempo, con successo, l'inquadramento dei medici di famiglia all'interno dei servizi territoriali pubblici. A questi si aggiunge la più recente e virtuosa esperienza dell'Austria, che a partire dalla pandemia ha avviato un profondo percorso di potenziamento delle cure primarie tramite lo sviluppo delle Primary Health Care Units (Phcu). In quel contesto, l'assunzione di medici di medicina generale come dipendenti all'interno di team multiprofessionali ha permesso di rafforzare la sanità territoriale e sgravare i medici dagli oneri burocratici e gestionali, mantenendo al contempo del tutto intatto e parallelo il sistema contrattuale dei medici già convenzionati sul territorio. Un modello flessibile che dimostra come la coesistenza di regole diverse possa favorire la resilienza del sistema". Il secondo capitolo su cui urge agire, secondo il network MedicInRete, è "la riforma del percorso formativo e il superamento dei paradossi accademici. Il calo della vocazione tra i giovani medici non si arresterà finché la medicina generale continuerà a essere percepita come un percorso di serie B. Lo studio sui bisogni formativi condotto da MedicInRete evidenzia l'urgenza di una Scuola di specializzazione universitaria a tutti gli effetti. Sotto questo profilo, l'Italia vive un paradosso inaccettabile: esiste già una specializzazione universitaria strutturata per il territorio, ovvero la scuola in 'Medicina di comunità e delle Cure primarie', alla quale però è precluso l'accesso al ruolo di medico di famiglia. La soluzione ideale sarebbe l'evoluzione e l'unificazione del percorso in una specializzazione in 'Medicina generale, di Comunità e Cure primarie'. Per tutelare i professionisti già attivi sul territorio, la riforma dovrebbe prevedere un percorso integrativo e transitorio che consenta a chi è già in possesso del diploma triennale di medicina generale di vedersi pienamente riconosciuto lo status di specialista. È indispensabile garantire ai futuri Mmg una dignità accademica, economica e contrattuale paritetica a quella di qualsiasi altra specialità medica, integrando il percorso di studi con tirocini pratici e formativi direttamente sul campo, all’interno delle Case della Comunità". In conclusione, dicono i firmatari, "riteniamo indispensabile dare vita a una proposta organica, solida e di lungo respiro, capace di mettere seriamente al centro le opinioni e i bisogni di tutti gli attori del sistema. In questo percorso, la voce dei giovani medici di medicina generale deve essere finalmente ascoltata e valorizzata, basandosi non su rivendicazioni corporative, ma sui dati e sulle evidenze fornite dalla letteratura scientifica. Ci riferiamo, in particolare, ai risultati dell'indagine nazionale che abbiamo recentemente pubblicato su PubMed (Consoloni et al), la quale fotografa con rigore scientifico i desideri di cambiamento, le incertezze contrattuali e la forte richiesta di una formazione integrata e multidisciplinare espresse proprio dai futuri medici del territorio. Le riforme necessarie hanno il carattere dell'urgenza, ma l'urgenza richiede programmazione, metodo e ascolto della scienza, non l'ennesimo scontro ideologico. Con i medici di MedicInRete siamo pronti a mettere a disposizione il nostro approccio metodologico, le nostre competenze e i nostri dati al fianco delle istituzioni per avviare questo percorso condiviso". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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