“IL LIBRO DEI NOMI PERDUTI” DI KRISTIN HARMEL. RECENSIONE

 

Trama: Florida, 2005. Eva Traube Abrams, bibliotecaria quasi in pensione, leggendo il giornale una mattina si imbatte nella fotografia di un libro per lei molto speciale. Il volume, risalente al Diciottesimo secolo, fa parte dei numerosi testi saccheggiati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale; recentemente ritrovato in Germania, sembra contenere una sorta di codice che i ricercatori non sanno decifrare.Parigi, 1942. Eva è costretta ad abbandonare la città dopo l’arresto del padre, ebreo polacco. Rifugiatasi in una cittadina di confine, inizia a falsificare documenti per i bambini ebrei che fuggono nella Svizzera neutrale. Insieme al misterioso e affascinante Rémy, Eva decide di annotare in un libro in forma criptata i veri nomi dei ragazzini che, essendo troppo piccoli per ricordare, rischiano di dimenticare la propria identità. Così nasce il Libro dei nomi perduti, che diventa una testimonianza ancora più preziosa quando la cellula di resistenza viene tradita e Rémy scompare. Alla fine del conflitto, Eva, sola e tormentata dai sensi di colpa, decide di ricostruirsi un’altra vita, lontana e diversa. Ha imparato a voltarsi indietro tante volte e ogni volta un pezzo di sé è andato smarrito. Ma ora che il passato bussa prepotente alla porta, avrà il coraggio di rivivere i vecchi ricordi? Ispirato a una sorprendente storia vera, Il libro dei nomi perduti è molto più di una semplice vicenda di falsari. È un indimenticabile romanzo sull’identità e sul potere dei libri, una testimonianza della resilienza dello spirito umano e della forza dell’amore di fronte al male.

Sperling & Kupfer

 

Recensione: Una storia indimenticabile questa narrata dalla Harmel in cui l’olocausto è vissuto da un punto di vista differente. Si fa solo cenno alle deportazioni naziste, ai campi di concentramento, alle torture subite da innocenti e tutto punta su chi ha lavorato di nascosto per salvare più vite possibili, soprattutto vite di bambini.

La scrittrice, basandosi su fatti e persone realmente accaduti ha tessuto l’operato di un gruppo di falsari che hanno rappresentato un importante ruolo nella Resistenza francese, questi lavorando giorno e notte, instancabilmente sono riusciti a produrre documenti falsi per far sì che un numero elevatissimo di rifugiati possa raggiungere la neutrale Svizzera.

Eva, la protagonista, grazie al ritrovamento di un vecchio testo, ripercorre gli anni della guerra: momenti difficili e dolorosi che hanno visto il padre arrestato dai tedeschi, la sua fuga con la madre in un paesino sperduto ed il suo arruolamento come falsaria.

In quel libro sono scritti in codice tutti i nomi dei bambini salvati, un’annotazione necessaria per evitare la perdita della vera identità per colpa degli anni e delle vicissitudini.

Un racconto di phatos, amore, passione, cattiveria e tradimenti, ma anche di grande eroismo. Una narrazione che si svolge su due piani temporali, il presente ed il passato, scorre fluida, dove la verità e la fantasia sono difficilmente scindibili, perché la Harmel ha la bravura di documentarsi fin nei minimi dettagli prima di stendere un solo capitolo.

Il finale non mi ha convinta totalmente, ma credo sia stato scelto per regalare un raggio di sole ad uno dei periodi più bui vissuti dall’umanità.

 

Kristin Harmel è nata a Boston e risiede in Florida. Appassionata di scrittura da sempre, dopo la laurea in Letteratura è diventata autrice di reportage per People. Collaboratrice di Glamour e altri magazine americani, è opinionista di trasmissioni televisive come Good Morning America. Negli Stati Uniti ha pubblicato diversi romanzi bestseller, tradotti in Italia da Garzanti.

 

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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