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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Ambiente

Il mare in laboratorio, un ecosistema in miniatura per produrre plancton

Redazione
Redazione 2 mesi fa
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(Adnkronos) – All’Acquario di Livorno la fase sperimentale della 'fattoria del mare', una piattaforma avanzata che consente di simulare le condizioni dell’ecosistema marino. Il mesocosmo – spiega Ispra – è un sistema sperimentale delimitato da una rete a maglia fine che viene utilizzato per la produzione di zooplancton in ambiente controllato. Il mesocosmo, uno dei protagonisti del progetto europeo AQuaBioS – 'La fattoria del mare: per un’acquacoltura biologica e sostenibile', finanziato dal programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2024-2027, entra nella sua fase operativa centrale con l’avvio delle attività sperimentali dedicate allo sviluppo di modelli innovativi di acquacoltura sostenibile nel Mediterraneo.  Coordinato da Ispra, il progetto rappresenta una delle iniziative più avanzate nel panorama euro-mediterraneo dedicate alla transizione ecologica del settore ittico e alla promozione di una blue economy sostenibile. Con un budget complessivo di circa 1,8 milioni di euro, il progetto mira a sviluppare sistemi di allevamento di zooplancton marino a basso impatto ambientale, integrando innovazione scientifica, tutela degli ecosistemi e sostenibilità economica delle filiere. “Con il progetto AQuaBioS l’Istituto rinnova e rafforza il proprio impegno nel promuovere un modello di sviluppo capace di integrare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e tutela ambientale – spiega Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa – Investire in sistemi di acquacoltura sostenibile significa non solo favorire la resilienza degli ecosistemi marini, ma anche sostenere una crescita economica responsabile, in grado di coniugare competitività, sicurezza alimentare e salvaguardia del patrimonio naturale del Mediterraneo. In questa prospettiva, AQuaBioS rappresenta un passo concreto verso la diffusione di pratiche produttive più efficienti, sostenibili e coerenti con le sfide ambientali e climatiche del futuro”. 
Il progetto sviluppa sistemi biologici innovativi che impiegano plancton, microalghe e copepodi, come alimento naturale per le specie marine allevate, con l’obiettivo di ridurre l’uso di mangimi industriali ad alto impatto ambientale.  "Oltre al loro elevato valore nutrizionale, le microalghe contribuiscono a migliorare la qualità dell’acqua, assorbire CO2 e ridurre il carico organico negli impianti di acquacoltura – spiega Ispra – Per questo motivo, alcune specie vengono coltivate in sistemi sperimentali per valutarne l’efficacia sia sulla crescita dei pesci sia sull’equilibrio biologico degli ambienti acquatici. I copepodi (raggruppamento che rappresenta la più grande fonte di proteine presente negli oceani e in acque interne) occupano una posizione chiave negli ecosistemi acquatici: si nutrono principalmente di fitoplancton e trasferiscono energia ai livelli superiori della catena alimentare, rappresentando le prede naturali della maggior parte delle forme larvali e di numerosi organismi marini. Di conseguenza, variazioni nella loro presenza ed abbondanza possono influenzare l’intero equilibrio dell’ecosistema". "Osservare la risposta dei copepodi a cambiamenti di temperatura, acidità, disponibilità di nutrienti o presenza di inquinanti è essenziale per comprendere gli effetti dei cambiamenti ambientali su di essi e le possibili ricadute sulla rete trofica e sulla biodiversità acquatica. L’introduzione del plancton nelle diete di organismi marini allevati, in sostituzione di proteine animali derivanti proprio dai prodotti della pesca, permette di sviluppare protocolli sostenibili e contribuisce a diminuire l'impatto ecologico dell’attuale sistema di produzione ittica (pesca e acquacoltura) nel Mediterraneo", continua l'Istituto. Dal punto di vista socioeconomico, "il progetto, nel suo insieme, punta anche a rafforzare la competitività delle piccole e medie imprese della filiera ittica mediterranea, sostenendo la transizione verso modelli produttivi più sostenibili e capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato europeo in termini di qualità ambientale, tracciabilità e sicurezza alimentare". Il progetto coinvolge partner scientifici e industriali provenienti da Sardegna, Toscana, Liguria, Corsica e Région Sud francese, creando una rete internazionale di ricerca e sperimentazione applicata all’acquacoltura sostenibile. 
—sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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