Si conclude con una vittoria di misura l’avventura a Napoli di Antonio Conte, e non poteva essere altrimenti: contro l’Udinese gli azzurri si congedano dal proprio pubblico cogliendo l’ennesimo successo con un gol di scarto, costante del biennio del tecnico salentino al passo d’addio.
E’ stato Hojlund a siglare il gol partita, sfruttando con un diagonale di destro la deliziosa imbucata di De Bruyne, subentrato al posto di Alisson Santos, ultimo infortunato di un’annata disgraziata insieme a Lobotka.
L’espulsione di Kabasele per un fallaccio su Hojlund è stata l’unica emozione di una ripresa giocata al piccolo trotto, mentre al termine della partita brividi e applausi scroscianti hanno accompagnato il saluto di Conte a un pubblico che ha imparato ad amarne la dedizione al lavoro e la capacità di vincere ogni avversità.
D’altro canto, l’ex allenatore della Juventus ha dimostrato di essersi calato a pieno in una città che lo ha accolto con calore e gratitudine per averle regalato il quarto scudetto della sua ormai quasi centenaria storia.
Molto meno gradevole la conferenza stampa di commiato tra De Laurentiis e Conte, durante la quale l’ex (e forse futuro?) CT ha sciorinato il suo solito repertorio di accuse all’ambiente, colpevole secondo la sua teoria di non aver valorizzato abbastanza il suo lavoro e i risultati ottenuti.
Una teoria, oltre che discutibile (visto che tutti giudicano il biennio contiano foriero di straordinari risultati, con due trofei in bacheca), anche monotona, dato che Conte ha motivato allo stesso modo, con accuse e insinuazioni, tutti i suoi prematuri addii alle squadre allenate, Juventus, Inter, Chelsea, Tottenham e… Siena comprese.
Concluso il campionato con l’aritmetico secondo posto in classifica, e salutato Conte, il Napoli si è messo a caccia del nuovo allenatore, e dopo una settimana di testa a testa con tanto di sorpassi e controsorpassi tra Massimiliano Allegri e Vincenzo Italiano, la scelta sembra essere caduta sul tecnico livornese, fresco di esonero dal Milan dopo la catastrofica Caporetto interna col Cagliari che è costata ai rossoneri l’esclusione dalla prossima Champions League.
In attesa dell’ufficialità, il popolo azzurro si divide tra chi auspica una continuità fatta di risultati e successi tra Conte e Allegri, come già accaduto alla Juve, e chi invece resta perplesso sul fatto che sia stato scelto un allenatore reduce da un flop storico, 7 anni senza successi e un’idea di calcio che definire superata è un eufemismo.
Se davvero ci sarà davvero da stare…Allegri, c’è solo da augurarsi che questa scelta, dettata dalla prudenza, si riveli felice e vincente.


