In attesa della Dea, a cantare è solo Partenope

Nel calcio sempre più televisivo a causa delle note vicende legate alla pandemia Covid, gli appassionati di calcio sono costretti ad ascoltare le infinite disquisizioni da parte di presunti esperti, noiosissime e infinite discussioni nelle quali ognuno si erge a portatore di una qualche bandiera che non abbandona nemmeno di fronte all’evidenza più schiacciante.

Napoli-Atalanta ha segnato un punto di svolta tra quelli che di calcio parlano e di quelli che il calcio lo fanno: nel giorno in cui tutti si aspettavano il definitivo salto di qualità dell’Atalanta di Gasperini, è il Napoli di mister Gattuso che, con un primo tempo da stropicciarsi gli occhi, letteralmente distrugge gli orobici nerazzurri con 4 gol nel primo tempo (e sarebbero potuti essere il doppio), al termine di una frazione di gioco che sembrava disputarsi tra squadre di due categorie differenti. Evidente la delusione tra gli addetti ai lavori.

La squadra azzurra sembra morsa da una tarantola già dai primi secondi di gioco, lo strapotere è totale: fisico, tattico e tecnico. Il nuovo centravanti napoletano è un’iradiddio, da solo tiene in continua ambasce la difesa dei bergamaschi già dai primi secondi di gara, si butta su tutti i palloni, anche quelli che sembrano ingiocabili, da solo tortura senza sosta i difensori ospiti, creando spazio per gli altri frombolieri in maglia azzurra che ringraziano e vanno in gol: è il messicano Lozano, prematuramente bollato come “pacco” da una stampa, anche locale, che non sa guardare al di là del risultato e del proprio naso, a spaccare la gara con una doppietta. Messo a sinistra, vista l’indisponibilità di Insigne, il Chucky attacca e difende, segna e corre, godendo dell’assistenza di Mertens in versione “professore” dietro le punte. Dall’altro lato gioca Politano, altro sottovalutato cronico: a destra, in combinazione con Di Lorenzo, domina, corre e realizza il tre a zero con una fucilata imprendibile per il povero estremo orobico. Il quarto gol è di Osimhen che, anche quando non segna, sorride ed abbraccia i compagni ad ogni gol.

L’acquisto di Bakayoko, insieme con la conferma di Koulibaly e Fabian, ha regalato al Napoli fosforo e centimetri, fondamentali per supportare i quattro davanti.

Tutti, a fine gara, escluso proprio l’allenatore Gasperini, hanno messo l’accento sulla brutta giornata dei lombardi. Ma al Napoli va bene così, a fari spenti, giocando e divertendosi.

Il campionato prosegue, le superfavorite arrancano pesantemente, la Juve si fa fermare sul pari a Crotone e senza i tre punti a tavolino sarebbe al centro della graduatoria, i nerazzurri perdono il derby contro il Milan; le romane sono in difficoltà, specialmente la Lazio caduta pesantemente a Genova, sponda Samp.

Il fattore campo, di fatto, è quasi azzerato, si segna tanto e chi ha rose lunghe e qualità offensiva prenderà il largo: un’occasione immensa per i ragazzi di Gattuso che ha rotto gli indugi e ha deciso di giocarsela così, puntando su una squadra verticale, veloce e coraggiosa. Senza dimenticare che il Napoli ha subito un solo gol (con una gara “in meno”) a fronte, ad esempio,  dei 9 subiti dall’Inter e dall’Atalanta, i sei del Sassuolo e via discorrendo.

Non sappiamo come si evolverà  la questione pandemia in futuro, di certo, se il campionato continuerà, ci sarà da divertirsi.

 

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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