DRAG ITALIA
Storie e sogni di ieri e di oggi
di Stefano Mastropaolo
con la direzione creativa di Nick Cerioni
Tra storia, moda e riflettori:
un’edizione di pregio per celebrare
la forza dirompente e scintillante del drag,
un’arte che, oggi, è per tutti coloro
che hanno il coraggio di osare
STEFANO MASTROPAOLO è cresciuto negli anni ’80, quando ha scoperto e si è appassionato al mondo della Pop Art. È rimasto incantato dalle eroine dei cartoni animati, da Lady Oscar alle tre sorelle di Occhi di gatto. Vive del fascino delle grandi star, come Madonna, Cher, Annie Lennox: i loro video e i loro look alimentano la sua grande passione per la moda, di cui ama parlare. È docente presso l’Accademia di Costume e Moda di Roma e Milano. Vede tutte le sue passioni sintetizzate nelle drag queen e nella loro estetica.
Perché un libro sulle Drag queen?
Perché era necessario. Il mondo Drag è una delle forme d’arte più complesse, stratificate e culturalmente dense del nostro tempo. Volevo un’opera che ne restituisse la portata politica, storica, emotiva -e soprattutto che fosse raccontata da un editore così importante, capace di dare al Drag la dignità culturale che merita. Il Drag non è travestimento: è svelamento. È un linguaggio che affonda le radici nel teatro, nella critica sociale, nella performance e nella cultura queer. Con questo libro ho voluto creare uno spazio di memoria, di riconoscimento e di celebrazione per chi ha scelto, nonostante tutto, di esserci. È un atto d’amore e di responsabilità.
Il volume è stupendo e curato nei minimi dettagli, sembra un oggetto di design da esporre in salotto, come mai questa scelta di “immagine”?
Fondamentale. Quando 24 Ore Cultura mi ha proposto di realizzare un volume interamente dedicato alla scena italiana, ho compreso subito il potenziale culturale ed editoriale di un progetto simile. Mi è stata concessa piena libertà creativa -una fiducia rara- e questo ha reso possibile un lavoro corale con professionisti straordinari. La direzione artistica di Nick Cerioni, le immagini inedite di Leandro Emede, l’impianto grafico pensato come se fosse un’opera da collezione: tutto è stato concepito per restituire la ricchezza estetica del Drag, senza mai perdere di vista il contenuto. Perché il Drag è bellezza, certo, ma anche dissidenza, rottura, alterità.

Come hai selezionato le protagoniste del libro?
Ho voluto costruire un racconto corale, capace di attraversare generazioni, linguaggi, stili e territori. Ci sono figure storiche, pioniere che hanno scritto con il rossetto la storia di questa sottocultura prima ancora che avesse un nome, icone consolidate, ma anche voci emergenti. Non mi interessava la fama in sé, ma la qualità del racconto. Ho cercato artiste che usano il Drag come espressione creativa, come strumento di emancipazione, come gesto politico. Cantanti, performer, attiviste, artigiane della propria immagine. Tutte accomunate da una volontà: mostrare che la libertà non è mai un travestimento, ma una possibilità.
Il libro è anche un viaggio per conoscere le icone gay; secondo te perché le drag spesso nei loro personaggi prendono spunto proprio dalle icone gay?
Le icone, per generazioni, sono state una forma di sopravvivenza simbolica: attraverso di loro la comunità LGBTQIA+ trovava parole, gesti, modelli dove la società taceva o giudicava. Le vere icone sono figure di rottura: donne libere, eccentriche, in anticipo sui tempi. Le Drag si riconoscono in loro perché condividono la stessa tensione verso l’autenticità e la trasgressione -un termine di cui voglio riappropriarmi, non come provocazione vuota, ma come atto di libertà. Trasgredire, per me, significa superare i limiti imposti, mettere in crisi l’immutabile, aprire nuovi spazi. Impossessarsi di queste immagini vuol dire riscrivere i codici e affermare la propria esistenza in un mondo che tende a escludere.
Cosa manca alle Drag italiane per essere Dive planetarie come Ru Paul e le altre di Drag Race All Stars?
Non certo il talento. L’Italia ha una scena Drag vibrante, originale, capace di combinare tradizione e innovazione. Quello che spesso manca è un ecosistema culturale ed economico che creda davvero in questo linguaggio.
Servono investimenti, visibilità, spazi di produzione e diffusione. In un Paese con una straordinaria eredità teatrale e visiva, il Drag dovrebbe essere valorizzato come parte integrante della nostra cultura. Ma per farlo bisogna smettere di trattarlo come semplice intrattenimento. E soprattutto, occorre il coraggio di considerarlo un’arte a pieno titolo.
Tre aggettivi per definire la nostra Priscilla……
Generosa, testarda, temeraria. Ed essendo napoletana, direi proprio: ‘na capa tosta.
Una di quelle persone che se si mette in testa una cosa, non la smuovi più. E per fortuna.
Cosa sognano oggi le Drag italiane, e cosa sognavano quelle di ieri?
I sogni cambiano, ma la radice resta la stessa. Ieri si sognava la sopravvivenza, la possibilità di esistere almeno per una sera senza paura. Oggi si sogna il riconoscimento, la possibilità di vivere del proprio talento, senza compromessi e senza dover giustificare la propria esistenza. Ma in fondo si tratta dello stesso desiderio: autodeterminarsi in un mondo che ancora oggi cerca di definire chi puoi o non puoi essere.
A chi è destinato questo libro?
A chi è parte di questa comunità, certo. Ma anche -e forse soprattutto- a chi pensa di non avere nulla a che fare con essa. È un libro per chi ama la bellezza, per chi cerca storie vere, per chi vuole capire. Per chi vuole lasciarsi sorprendere, commuovere, provocare. È un libro che parla di Drag, ma in realtà parla di tutti noi: dei nostri limiti, delle nostre maschere, del nostro desiderio di essere finalmente liberi.

