Anastasio, il giovane rapper e cantautore che ha vinto la dodicesima edizione di X Factor nel 2018, è pronto a raccontarci il suo percorso musicale e le sue esperienze da quando ha vinto il talent show. Con una carriera che è decollata subito dopo la sua vittoria, Anastasio ha saputo farsi notare non solo per la sua tecnica, ma anche per la profondità dei suoi testi. Oggi, siamo curiosi di scoprire come è cambiata la sua vita da quel momento, cosa lo ispira e quale sarà il futuro della sua musica.
Partiamo da XFactor che ha vinto nel 2018, lo hai guardato poi negli anni successivi?
In realtà non posso dire di averlo guardato, io non guardo la televisione. L’unica edizione che posso dire di aver seguito è la mia.
Quando scrivi un testo per una canzone, a cosa ti ispiri? Visto sei definito un rapper “colto”…
Dipende, ogni canzone è diversa,a volte sono ispirato dalla voglia che ho di raccontare una storia, altre dalla voglia di trasmettere una sensazione, uno stato d’animo,e altri testi sono ispirati da qualche lettura. Serve una scintilla, e le scintille possono arrivare da qualsiasi parte.
Come mai, essendo campano, non hai mai pesato di cantare in dialetto?
Mah, non so. Se davvero sono rilassato mi esprimo in una sorta di mix tra italiano e napoletano, ma non son uno di quelli che padroneggia al 100% la lingua partenopea. Ovviamente la capisco e la parlo, se mi devo esprimere e dare il massimo lo faccio in italiano.

Il titolo del tuo ultimo album è: Le macchine non possono pregare. Perché un titolo così particolare?
Il titolo richiede di essere indagato. Forse credi che scegliendolo non ci abbia ragionato abbastanza? In realtà ho lavorato tanto per trovarlo e mi è sembrato il più azzeccato perché era l’unico che veramente riassumeva tutto.
Da poco ti sei laureato. Questo 2026 ti porterà verso la musica o magari un qualcosa legato ai tuoi studi?
Le due strada non sono separate, la musica è una cosa che nel mio background c’è sempre. Forse qualche progettino laterale potrebbe crearsi.

