Oggi facciamo due chiacchiere con il cantante Marco Armani, per conoscerlo meglio e scoprire cosa c’è dietro il suo percorso, le sue idee e i progetti che lo motivano a fare musica da oltre quarant’anni. E per soddisfare qualche piccola curiosità sulla sua carriera.
Come descriveresti il tuo approccio alla musica che ti accompagna da oltre quarant’anni?
Ho avuto sempre un approccio legato alla curiosità, alla passione, alla voglia di cantare, di voglia di esserci. Ho iniziato praticamente da bambino. Poi mi sono iscritto al conservatorio e l’ho frequentato per studiare canto e pianoforte. Poi è arrivato il primo gruppo importante e Parsifal, io ero il leader del gruppo e suonavo le tastiere. La prima vera opportunità arrivò nel 1982 con Domenica in. Poi arrivò il primo 45 giri, i quattro Sanremo a cui ho partecipato, la collaborazione con Pasquale Panella ed il resto è storia.
Il doppio ruolo come arrangiatore/cantante come è nato?
Nacque per caso, un pochino alla volta, suonando la tastiera in un gruppo, un po’ per volta mi sono creato le canzoni su misura. Arrangiando le mie canzoni ho acquisito esperienza.
Per scrivere un pezzo parti dal testo, dalla melodia o da cosa?
Posso essere canonico, ossia: scrivere il testo sulla melodia, quindi partire dalla melodia. Ma con Pasquale Panella abbiamo fatto tre album facendo esattamente il contrario, cioè scrivendo le musiche sui testi.
L’esperienza a Ora o mai più,come è stata?
È stata una bella esperienza, per rispolverarsi, rimettersi in gioco senza però prenderla troppo sul serio
La musica di oggi, l’utilizzo dell’autotune. Cosa ne pensi da cantante vecchia scuola?
Allora, io non voglio né dissacrarlo,né elogiarlo. Sono effetti che si usano spesso oggi nella musica pop. Come effetto sonoro va benissimo, che però non diventi vincolante/necessario per il cantante che lo usa.
Progetti nuovi?
Molto probabile farò un singolo nuovo quest’anno che dovrebbe far parte della colonna sonora di un film importante. E non posso dire altro.

