Siamo a Napoli, una città che vive di musica e passione, pronta ad accogliere una delle voci più intense e raffinate della canzone italiana. In occasione del suo tour Celebration Tour, Massimo Di Cataldo torna sul palco per incontrare il suo pubblico e ripercorrere una carriera costellata di successi, emozioni e brani che hanno segnato intere generazioni.
Cantautore sensibile e interprete elegante, Di Cataldo ha saputo conquistare il cuore degli italiani con canzoni intramontabili e una scrittura capace di parlare d’amore, vita e sentimenti con autenticità e profondità.
Oggi siamo con lui per farci raccontare questo nuovo capitolo artistico, le emozioni del tour e il legame speciale con Napoli, città che storicamente ha un rapporto unico con la musica d’autore.
Caro Massimo, oltre 30 anni di carriera, stai facendo un bilancio con questo tour?
Si diciamo che il tour nasce proprio per fare un bilancio. Un bilancio più che positivo, e vedo che le mie canzoni -oltre a Se adesso te ne vai- sono amate, conosciute cantate dal pubblico. In queste occasioni ho inserito anche canzoni un po’ più di nicchia che non facevo prima generalmente ai concerti, quelle meno conosciute e vedo che c’è sempre un buon feedback.
Parlando dell’ attuale tour tante date sold out, come scegli le canzoni, intendo: la scaletta cambia o ne hai pensata una fissa?
La scaletta è sempre la stessa perché questo è uno spettacolo che include un racconto ben preciso. Con la scaletta, partendo dal 1995 ho la possibilità di raccontarmi iniziando da Che sarà di me, attraverso tutte le altre canzoni, privilegiando il racconto piuttosto che la linea cronologica. Quindi ci sono sbalzi temporali, vado avanti, torno indietro, e in tutto questo c’è come detto un racconto sostenuto da alcune figure chiave che sono una “lei” che è presente in molte canzoni, gli amici e le vicissitudini sul lavoro nel mondo dello spettacolo, della discografia, c’è questa presenza del discografico che è come una figura mitologica.
Mi dici il ricordo più vivido di Sanremo, quello che ti viene in mente per primo?
Pippo Baudo. Lui che ha plasmato Sanremo, tutti ricordano i suoi Sanremo. Lui era attuale, portava la musica bella, che durava, canzoni che ancora oggi si cantano e che durano da 30/40 anni. È noto che le canzoni di oggi durano un semestre. E dopo fai fatica per ricordare la canzone, chi la cantava etc.
Dei cantanti odierni chi ti piace?
Direi Annalisa, un‘artista intelligente che canta con facilità anche testi poco impegnativi. Ed brava a cantare brani pop leggeri e molto ironica nei testi.
Il tuo modo di scrivere canzoni è cambiato nel corso degli anni?
Un pochino si, ho cercato di mantenere quel tipo di scrittura. Oggi le canzoni sono più stringate, meno parti strumentali, meno assoli di chitarra. Ho cercato di mantenere la mia “forma canzone”adattandomi alle esigente di oggi, con quello che si ascolta più facilmente in radio.

Uno come me è il tuo nuovo singolo. Ma come sei tu? Come ti definiresti?
Dopo tanti anni di musica e qualcosa in tv come Tale & Quale show che ho fatto per divertimento, mi sento un po’ un sopravvissuto. Ci sono momenti in cui la popolarità cala e lì che devi capire cosa vuoi davvero e cosa volevi fare nella vita, allora voler andare lo stesso avanti è una scelta importante, sopravvivere proprio.
Il successo oggi alla tua età, rispetto a trent’anni fa?
Oggi sono maggiormente consapevole, faccio una netta distinzione tra successo e popolarità. Il successo è fatto anche di cose semplici, di comunicare attraverso le mie canzoni, riuscire a dire delle cose con le mie canzoni. La fama è un lato della medaglia, è forse quella che ricercano i ragazzi che si presentano ai Talent, magari però tralasciando la gavetta, la formazione.
Come sei finito lavorare nel film cult Belli e Dannati con River Phoenix e Keanu Reeves?
In quel periodo ero appena uscito dal liceo e lavoravo con un’agenzia di spettacolo, facevo qualcosa in televisione come le pubblicità ed intanto suonavo con delle band sconosciute nelle cantine romane. Avevo fatto un servizio fotografico ed una di queste foto, grazie proprio all’agenzia, finì sulla scrivania del regista Gus Van Sant. A lui piacque il mio aspetto un po’ trasandato con il chiodo, e mi scelse. Ho girato scene sia con Keanu Reeves che con River Phoenix.
Che impressione ti fecero River Phoenix e Keanu Reeves?
Siamo subito diventati amici, durante le riprese andavamo a pranzo e Keanu Reeves offrì il pranzo a tutti. Con River Phoenix ci fermavamo a fumare spesso una sigaretta e da lì ci siamo scambiati i numeri di telefono di casa, allora non c’erano né social, né cellulari. Poi di lì a poco uscì il film, ma come sappiamo pochissimo tempo dopo River morì. Ci rimasi malissimo perché l’idea era quella di rivederci a Los Angeles. Il film fu una bella esperienza, abbiamo delle foto insieme. Nel caso dovessi decidere di fare un viaggio a Los Angeles potrei pensare di contattare Keanu, che tra le altre cose è anche un musicista, suona il basso. Potrebbe esserci la possibilità di rivederci, sai, quando c’è qualcosa di bello, quando si instaura un bel rapporto, rimane intatto anche con il passare degli anni.

