Oggi parliamo di musica, di talento e di una carriera che ha portato il suono e la tradizione napoletana sui palcoscenici più prestigiosi. Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha recentemente conferito la Medaglia della Città al maestro Enzo Campagnoli, direttore d’orchestra e arrangiatore tra i più apprezzati della scena musicale italiana.
Un riconoscimento importante che celebra anni di lavoro, passione e dedizione alla musica, ma anche un legame profondo con Napoli e con la sua straordinaria tradizione artistica.
Oggi abbiamo il piacere di incontrarlo per ripercorrere la sua carriera, parlare di musica, di emozioni e di questo prestigioso riconoscimento che rende omaggio al suo contributo alla cultura musicale.
Maestro Campagnoli, molti dicono che lei sia in qualche modo il “nuovo Vessicchio”. Cosa pensa di questa definizione?
Io non sono per questo tipo di dichiarazioni. Nella vita contano le cose che rimangono, cioè quelle fatte, non quelle dette. Con il maestro Peppe Vessicchio ho lavorato a stretto contatto per 37 anni, non per un giorno. Quando avevo appena vent’anni mi fece chiamare a Napoli, poi sono arrivato a Roma e da allora non ci siamo più separati. È una delle cose più belle che mi porto dietro del maestro, al quale devo davvero tanto.
Il Festival di Sanremo di quest’anno, che è stato il mio ventesimo, l’ho voluto dedicare proprio a lui. È stato un anno speciale. Poi è arrivato anche questo invito del nostro sindaco, insieme ai colleghi che hanno preso parte all’ultimo Festival. Tutto questo mi riempie il cuore di gioia e di orgoglio. Sono felice di essere napoletano: ha vinto Napoli, ha vinto il Sud, perché noi rappresentiamo non solo la nostra città ma tutto il Sud Italia.
Quanto cambia una canzone quando passa dall’arrangiamento in studio all’orchestra dal vivo?
I direttori d’orchestra hanno il compito di prendere il brano che arriva dalla produzione discografica, quello che probabilmente andrà nelle radio, e vestirlo con un “abito da sera” quando arriva sul palco dell’Ariston, dove c’è l’orchestra sinfonica del Festival.
Bisogna quindi arricchirlo con sonorità e strumenti che magari non sono presenti nella versione radiofonica. La difficoltà sta proprio qui: dare al brano un vestito elegante senza snaturarlo, lasciando intatta la sua radice, la sua essenza e l’idea musicale originale.
Com’è stato dirigere Elettra Lamborghini?
È stato molto bello. Tra l’altro era la seconda volta che la dirigevo. Nel 2020 lei partecipò con Musica e tutto scompare e io sono quel “pazzo” che l’ultima sera salì sul palco a ballare con lei. È rimasto uno dei momenti più divertenti e ricordati di quel Festival.

C’è un artista che avrebbe voluto dirigere e non ha fatto in tempo?
Sì, Lucio Dalla. Eravamo molto amici, molto legati. Io l’ho diretto più volte a “Napoli Prima e Dopo”, proprio qui al Maschio Angioino. Avevamo anche preso un appuntamento per fare un disco insieme. Dopo l’ultimo Festival di Sanremo, dove accompagnò Pierdavide Carone, partì per la Svizzera. Al ritorno ci saremmo dovuti incontrare per parlare di questo progetto, ma purtroppo non è stato possibile. È una cosa che porterò sempre nel cuore.
Quali sono i prossimi progetti?
Tornerò a Sanremo per il Premio Roberto Murolo, che si terrà al Teatro del Casinò con l’Orchestra Sinfonica del Festival. Ci saranno artisti straordinari come Peppe Barra, Enzo Avitabile, Raiz degli Almamegretta. Per me sarà un grande piacere dirigere questi artisti e ancora una volta l’orchestra del Festival.
Cosa rappresenta per lei ricevere la Medaglia della Città di Napoli?
È un’emozione grandissima. È un riconoscimento che arriva dalla mia città e questo lo rende ancora più speciale. Napoli è la mia radice, la mia identità, e ricevere questo premio significa sentire che il proprio lavoro, fatto con passione per tanti anni, è stato riconosciuto e condiviso dalla propria gente.

