L’amore spiegato agli omofobi
collana: le mosche bianche
editore: Marotta&Cafiero
2025
Sinossi:
Dario si approssima ai diciott’anni con un groviglio di complessi e di domande inevase. Nel suo percorso verso l’accettazione di sé, come in un viaggio di un eroe, dovrà affrontare le insidie del mondo degli adulti, della società inquieta degli anni ‘80 con lo spauracchio dell’Aids, di una religione e di una famiglia opprimenti, di una provincia bigotta. In un romanzo di formazione dalle forti venature erotiche, con declinazioni sadomasochistiche, Antonio Mocciola affronta senza censure le tematiche su cui ha fondato il proprio apprezzato percorso teatrale: l’inibizione in lotta con la perversione, l’affrancamento dai divieti, la libertà sessuale, la rinascita attraverso il dolore, il coraggio di essere autentici
L’amore universale che narri è una rivoluzione o una speranza?
E’ un dato di fatto, un motore che da sempre fa girare il mondo, e che abbatte ogni barriera. Ecco perché i veti e le censure morali sono patetiche, nonché inutili. Un mistico indiano diceva: l’energia sessuale é come il vento, se chiudi la finestra, passa da sotto la porta. Tanto vale arrendersi.
Perché pubblichi un libro a così breve distanza da quello precedente (Adolf prima di Hitler)?
L’editore Marotta & Cafiero forse voleva togliersi il pensiero! Scherzi a parte, non é un problema. Io sono sempre molto attivo, e poi un libro dura per sempre, specie i romanzi che non hanno aggancio temporale.
Quale personaggio del romanzo ti somiglia di più?
Certamente l’insofferenza del protagonista, Dario, rispetto alle regole sociali mi appartiene. Ma lui ha 17 anni, ed io a quell’epoca non avevo nessuna idea chiara, e quelle che lo sembravano erano solo stupidi dogmi che non osavo mettere in discussione. Se avessi avuto quell’età, in quest’epoca, me la sarei goduta di più, credo. Ma allora navigavamo tutti nel buio.
Nel teatro come ritrovi te stesso rispetto alla penna del romanzo?
Il romanzo ti da’ più tempo per sviluppare idee e personaggi, il teatro ti costringe a un’unità di spazio limitata ma ti concede anche di essere più diretto, più incisivo. Anche perché come si sa uso molto il corpo degli attori per veicolare i miei messaggi.
La forza del romanzo sta nella “apparente” fragilità del protagonista”, ti sei ispirato a qualcosa o a qualcuno?
Fisicamente si, ad un giovanissimo attore che ha girato con me un cortometraggio di prossima uscita, “Sott’acqua”. Si chiama Alessio Brangi e presto sarà maggiorenne. Dal punto di vista caratteriale forse a Basini, uno dei protagonisti di “I turbamenti del giovane Torless” di Musil, un libro lancinante.
L’omofobia è una gabbia da cui si può evadere, secondo te come?
La gabbia lo vive l’omofobo, perché odiare costa fatica e sofferenza. Ben gli sta. Il problema é quando la sua intolleranza colpisce la vittima, sia fisicamente che moralmente. E’ ovvio che se la politica avalla, un soggetto marcio (come é il razzista o l’omofobo) si sente in qualche modo autorizzato. E in questi tempi essere intollerante é una medaglia.
Invece, l’amore gay per te, come si spiega ai cattolici?
“Io non devo capire, io sono cattolica!” diceva una madre al figlio gay, in un mio spettacolo grottesco. Ai cattolici non va spiegato nulla, perché seguono pedissequamente quello a cui hanno detto di credere. Fatica sprecata. Nessuno deve farsi “accettare” (parola orribile) da chicchessia. E’ così é basta. Finché continueremo ad aspettare l’approvazione di chiunque, diventeremo vecchi. E’ come provare a svuotare il mare con un bicchiere. Ognuno di noi vive le proprie battaglie, chi in privato chi, come me, con libri come questo o come “Addosso”, la cui prima foto peraltro é la tua. Ma é una battaglia senza avversari, che restano invisibili e spesso sotto mentite spoglie. L’importarte é schierarsi. Il vero nemico é dentro di noi.

