Ci sono serate in cui il palcoscenico del Sancarluccio smette di essere solo un teatro e torna a essere quello che è sempre stato per noi napoletani: un tempio laico dove la sostanza conta più dell’apparenza. E se parliamo di sostanza, di quella che ti graffia la gola e ti riempie il petto, dobbiamo parlare dell’ultima esibizione di Ivan Kampary. Non serve girarci intorno con giri di parole inutili: quando un artista sale su quel palco, porta con sé non solo la sua voce, ma un bagaglio di vita che chiunque in sala può sentire, quasi fosse un profumo familiare.
Kampary ha saputo dominare la scena con la naturalezza di chi al successo ha stretto la mano anni fa, senza mai lasciarsene abbagliare. La serata è stata un mosaico perfetto di musica, danza e quell’umorismo che a Napoli non è mai fine a se stesso, ma sempre un modo per raccontare verità scomode con un sorriso amaro. Il pubblico, quel pubblico esperto e spesso severo del Sancarluccio, ha risposto con applausi che sapevano di rispetto, non di cortesia. E come dargli torto? Sentire l’interpretazione della hit estiva “Mare Mare Mare” è stato un tuffo al cuore, una conferma che la qualità, quando è sostenuta da una tecnica vocale che molti critici definiscono senza esitazione “una delle più belle del mondo”, non teme il tempo né le mode passeggere.
Ma la vera cifra stilistica di questa serata è stata l’eleganza dell’omaggio. Quando Ivan ha dedicato “Dirige l’orchestra” al maestro Beppe Vessicchio, non ha solo cantato una canzone: ha celebrato un legame, un’amicizia, una pagina di storia della musica che è anche un po’ la nostra. È in momenti come questo che capisci la differenza tra un intrattenitore e un artista. E non è un caso se al suo fianco si sono mossi talenti puri: dalla magia della splendida Miss Angie, che sembra muoversi in una dimensione tutta sua, alla grazia di Candida Grimolizzi, fino alla sagacia di Angelo Di Gennaro. È un ensemble che non si improvvisa, è il frutto di una visione, di una direzione che sa dove vuole arrivare.
È stato un susseguirsi di emozioni vedere salire sul palco figure che hanno fatto la storia della nostra cultura e dell’informazione. Sono stati celebrati professionisti di altissimo profilo. È stata premiata la professoressa Laura Caico, storica giornalista del quotidiano Roma, cronista dell’Espresso Napoletano, Media Relations & Communications e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Castelcapuano, che ha ricevuto il prestigioso titolo di “Donna dell’Anno” per la sua intensa attività di divulgatrice giornalistica e per le sue molteplici iniziative filantropiche e benefiche.
Sul palco è stato omaggiato anche il poliedrico polistrumentista Tano Campagnoli, per la sua eccezionale carriera, e l’attore Giacomo Rizzo, figura iconica che con i suoi ottant’anni di attività teatrale rappresenta un pilastro insostituibile del nostro panorama artistico. Il riconoscimento è andato anche al già citato cabaretista Angelo Di Gennaro, per il suo inconfondibile talento umoristico.
Vedere la famiglia di Kampary, arrivata appositamente dagli States con la figlia Antinea Ascione, è stato quel tocco di umanità che ha chiuso il cerchio di una serata indimenticabile. Non c’è spazio per le chiacchiere quando i fatti parlano così chiaro. Ivan Kampary al Sancarluccio non ha solo tenuto un concerto; ha riconfermato che la cultura napoletana, quando sa rinnovarsi senza tradire le proprie radici, resta la regina incontrastata di ogni palcoscenico.
L’artista napoletano è l’ideatore e l’organizzatore di un evento che ha voluto con tutte le sue forze e che con le sue forze ha reso possibile, un uomo che non solo capace di donare emozioni con la sua inconfodibile voce, ma anche un ottimo regista affinchè tutto vada sempre bene.
Il resto sono solo rumori di fondo, e in una città come la nostra, chi sa ascoltare la musica sa anche distinguere il suono di una chitarra accordata dal frastuono del niente. Avanti così, perché di serate che lasciano il segno, in questa nostra Napoli, ne abbiamo un disperato bisogno.

