Juric, che lezione a Gattuso: il Napoli si schianta a Verona

Nove secondi, tanto ha impiegato il Napoli per portarsi avanti a Verona: ma il buongiorno si vede dal mattino solo se si è in grado di raccogliere i segnali positivi, invece gli azzurri, dopo i primi venti minuti, si sciolgono e iniziano a soccombere sotto i colpi inesorabili dell’Hellas che gioca verticale e uomo contro uomo. Tre quarti dell’intelaiatura messa in piedi da Gattuso crolla, i limiti caratteriali e le deficienze tattiche dei partenopei sono evidenti e la sconfitta finale, 3-1, è giusta.

Come detto, per i primi venti minuti il Napoli sembra poter controllare i padroni di casa, al vantaggio lampo di Lozano, infatti, seguono altre tre occasioni non sfruttate, due con Demme (stoppato dall’estremo scaligero in un caso e dallo stesso Lozano in un altro) e una con Zielinski che non riesce a portare a termine un contropiede promettente. Il Napoli è tutto qui. Il resto della gara è un calvario, errori marchiani, centrocampo in balia deli arrembanti padroni di casa, con il solo Demme a cercare di fare da diga: impresentabile Bakayoko, lento e indolente in modo inaccettabile.

La difesa balla paurosamente, il solo Koulibaly cerca di tenere in piedi un reparto che fa acqua da tutte le parti: Maksimovic si conferma in confusione totale, Di Lorenzo dimentica di essere un difensore, mentre Hysaj piazzato a sinistra è un’offesa al gioco del calcio. In attacco le cose non vanno meglio: detto di Lozano, unico calciatore in grado di creare qualcosa di diverso dal tic toc orizzontale, impresentabile Insigne con due sole conclusioni regalate alle curve del Bentegodi (cose che, onestamente, non si vedono mail in nessuna gara di calcio professionistica), mentre Petagna lotta e combatte senza troppo costrutto ma almeno senza lesinare impegno. Non pervenuto Zielinski, fenomeno part time.

Il messicano è il simbolo di tutto quello che non va: palla al Chucky e che Dio ci aiuti è l’unico schema che abbiamo e qualcuno lo ha addirittura rimproverato di una mancata diagonale su De Marco in occasione del primo gol.

Con la barca che affondava, Gattuso ha provato a cambiare nella ripresa…oseremo definire raccapriccianti le sue sostituzioni: dentro Mertens ed Osimhen, che nemmeno si reggevano in piedi, poi Politano (volenteroso e poco più) e poi, a 8 dalla fine sul risultato di 1-3, la mossa Lobotka – Elmas senza alcun senso.

Per pietà verso i nostri fegati, eviteremo di raccontare le dinamiche delle reti dei padroni di casa. Sta di fatto che la sesta sconfitta in campionato apre una ferita sanguinolenta sul presente e sul futuro. Nel dopo gara Gattuso, dopo averci allietato con le solite inutili idiozie sul veleno e sull’annusare il pericolo, ha ammesso che la squadra ha fatto tutto il contrario di quello che avevano preparato. Cosa altro dobbiamo aspettare?

Zero tattica, zero idee dalla panchina, giocatori depauperati nel valore (Meret, Fabian, Elmas, Lobotka), altri ai margini e a libro paga senza giocare mai (Llorente, Malcuit, Ghoulam), nessuna reazione agli imprevisti, un disastro totale.

Tutti sotto esame, da Gattuso a Giuntoli passando per i calciatori. In tanti chiedono la testa del mister.

Occorre una svolta, la stagione è lunga e la classifica dice che tutto è ancora salvabile: ma bisogna far presto.

 

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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