La bella vittoria a Milano alimenta speranze e rimpianti.

Una vittoria netta, meritata ben oltre lo striminzito risultato di misura, quella del Napoli sul campo del decantatissimo Milan. Nell’epoca del calcio mediatico e televisivo, per scelta e, ahinoi, per triste necessità, la fanno la padrone le chiacchiere dei soliti noti che pongono accenti e attenzioni su episodi vari e controversi, mettendoli in pubblica piazza o nascondendoli come la polvere sotto il tappeto a seconda dei casi.

Partiamo, infatti, dalla fine: manca una manciata di minuti allo spirare del match, gli azzurri controllano abbastanza agevolmente le pericolose, ancorchè rare, iniziative dei rossoneri. C’è un contatto lievissimo tra Bakayoko (di cui speriamo, indipendentemente dallo specifico episodio, di liberarci quanto prima) e Theo Hernandez che stramazza al suolo come colpito da una fucilata. Pasqua fa proseguire e, sul ribaltamento di fronte, lo stesso esterno del Milan fa un fallo da codice penale su Osimhen. Ne nasce una baruffa, giallo per Theo, Donnarumma che lascia i pali della sua porta per dire qualcosa alla panchina del Napoli (chissà perchè tanto astio da parte di questo personaggio), mentre il solito Mazzoleni richiama l’attenzione dell’arbitro.  Pasqua va al var, al Milan sono stati concessi 16 rigori (molti rigorini) ma stavolta gli dice male e il direttore di gara fa segno di no con la mano. L’ineffabile Mazzoleni al Var (cieco a Sassuolo su Politano, giusto per citare una delle sue orrende prese di posizione) trascura l’intervento killer sull’attaccante nigeriano e fa proseguire la contesa, con i partenopei che raccolgono tre punti meritati e prestigiosi.

Il rimpianto di quello che avrebbe potuto fare questa squadra con la rosa che ha e che non ha fatto per colpa di infortuni e scelte tecniche scellerate è enorme.

Il quarto posto è li, addirittura il secondo posto del diavolo (a cui vanno fatti tanti applausi ma che hanno chiesto davvero troppo a fortuna ed estreme punizioni) a soli sei punti, con una gara in meno.

La lotta Champions continua. L’Inter pare avviato a vincere il campionato, la Juve di Pirlolandia sempre spinta in avanti dalle (ex) giacchette nere: incredibile la mancata espulsione di Cr7 di ieri, a proposito di montagne di polvere nascoste sotto il tappeto, per il resto ci sarà molto da combattere.

La gara di ieri, tornando alle cose di campo, ha raccontato di un Napoli compatto, attento in difesa e capace di palleggiare con qualità: manca solo il killer istinct del centravanti vista la pessima condizione (reversibile?) di Mertens, mentre segnali incoraggianti arrivano da Osimhen, in attesa del recupero di Lozano. Siamo sicuri che, se si mettono da parte i problemi dei rapporti società-allenatore, questa squadra potrà recitare un ruolo da protagonista nel finale di stagione, in attesa poi di prendere le decisioni sul futuro.

Un pauso all’autore del gol Politano (8 in campionato, 11 in stagione): una realizzazione giunta al termine di uno spietato contropiede, iniziato dall’ottimo Hysaj visto ieri, rifinito da Zielinski (sempre tra i migliori) e chiuso dal buon Matteo con un diagonale sporco, lento e preciso…non ce ne voglia Gigio Donnarumma…’a putive mettere ‘a mano!!!

Domenica sera sida alla Roma, un risultato positivo all’Olimpico potrebbe davvero spalancare le porte della Champions: dieci punti nelle ultime quattro, con il rimpianto enorme dei due punti letteralmente buttati a Sassuolo.

Accantoniamo le polemiche e tuffiamoci nell’ultima parte del torneo, spalla a spalla come amava dire Benitez nella sua permanenza partenopea.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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