La chiesa di San Bonaventura è una piccola chiesa, di età angioina. In origine dedicata a San Ludovico di Tolosa, fratello di re Roberto d’Angiò, e non può escludersi che sia stato lo stesso re a fondarla, in memoria del fratello, si trova in via San Giovanni Maggiore Pignatelli.
Nel XV secolo divenne sede di una congrega dedicata a San Bonaventura
Conserva l’originaria impronta gotica arricchita da restauri settecenteschi e una cripta che custodi custodisce un affascinante cimitero ipogeo.
La cripta è visitabile in occasioni di eventi speciali o aperture straordinarie curate
da associazioni locali.
All’interno è possibile ammirare dipinti di pregio, tra cui un’opera del pittore
Fabrizio Santafede
La Madonna con angeli e i santi Bonaventura, Francesco e Ludovico d’Angiò, e
il San Francesco che riceve le stimmate di Giacomo Sanso, già
appartenente ad un politico.
La leggenda della sua guarigione e la scelta del nome
Nato a Bagnoregio (Viterbo) nel 1217 col nome di Giovanni Fidanza, da bambino fu colpito da una gravissima malattia. La madre, disperata, chiese aiuto a San Francesco d’Assisi, all’epoca ancora in vita. Secondo la tradizione, Francesco guarì miracolosamente il piccolo Giovanni e, vedendolo, esclamò:“O bona ventura!” (che significa “buona fortuna” o “buon augurio”). Da questo episodio deriva il nome religioso Bonaventura, assunto quando entrò nell’ordine francescano



