La chiesa di San Ferdinando è una chiesa monumentale di Napoli ubicata in zona centrale tra piazza del Plebiscito e via Toledo, vicinissimo è il teatro San Carlo, nota come la “chiesa degli artisti”, caratterizzata da una monumentale facciata che è interamente inglobata nell’architettura della Galleria Umberto I.
La chiesa, venne eretta dai gesuiti agli inizi del Seicento dietro un donazione di 39.000 ducati eseguita dalla viceregina Caterina de la Cerda y Sandoval , in seguito la costruzione fu compiuta a più riprese e con modifiche dei vari progetti,
Tradizionalmente si attribuisce a Cosimo Fanzago la paternità del progetto attuale della chiesa intorno al 1665, anno nel quale avvenne anche l’apertura al pubblico; tuttavia il registro superiore della facciata principale fu rifatto tra il 1738 e il 1759, anno quest’ultimo considerato ufficialmente di chiusura del cantiere.
Nel 1767, con la soppressione della Compagnia del Gesù, la chiesa entrò a far parte del patrimonio di Casa Borbone per essere successivamente ceduta ai Cavalieri Costantiniani i quali, proprio in onore del re spagnolo, intitolarono la chiesa a San Ferdinando d’Aragona.
Dal 1827 l’edificio di culto appartiene alla Reale Arciconfraternita di Nostra Signora dei Sette Dolori che, fino al 1860, ebbe tra i suoi numerosi membri anche gli esponenti della Famiglia Reale dei Borbone. Stessa sorte toccò, dopo l’Unità d’Italia, a Vittorio Emanuele III e Umberto II, di Casa Savoia.
In questa chiesa si sono svolti i funerali di personaggi famosi come: Achille Lauro, Sergio Bruni, Roberto Murolo e Mario Merola.
Inoltre, sempre in questa chiesa si rese omaggio a Pergolesi con il suo Stabat Mater in occasione del trecentesimo anniversario dalla morte.
CURIOSITA’
Il 24 luglio 2025, nella chiesa, si è verificato un presunto prodigio legato a San Charbel Makhluf, monaco presbitero libanese, un maronita con fama di taumaturgo, morto nel 1898 e canonizzato da Papa Paolo VI nella seconda metà degli anni Settanta (1977).
IL PRODIGIO
L’ampolla dell’olio benedetto, utilizzata dal parroco Don Lino Silvestri per l’unzione dei fedeli ormai vuota, si riempì prodigiosamente davanti a testimoni. Il fenomeno, che ha coinvolto l’olio che profuma. Da quel momento, la chiesa è diventata meta di pellegrinaggi, con molti fedeli che si recano a pregare.Il prodigio ha alimentato la devozione per San Charbel.




