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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Riflessioni Senza Linea

La famiglia nel bosco

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo 7 mesi fa
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6 Min Lettura
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Tutti ne parlano dalla politica ai talk  televisivi, dai programmi di cronaca ai dibattiti culturali: la famiglia nel bosco come è stata battezzata la famiglia australiana trasferitasi nel cuore dell’Abruzzo é divenuta, suo malgrado, particolarmente conosciuta.

Dal momento del loro ricovero in ospedale per un avvelenamento da funghi, la famiglia del bosco è stata attenzionata  dalle autorità per le condizioni in cui i due genitori vivevano coi loro figli.

Scoperta la mancanza di un ambiente igienicamente sostenibile, di alcuna forma di fornitura di  luce, acqua e gas, e soprattutto della mancanza di qualsivoglia forma di istruzione per i propri figli, il tribunale ha deciso di allontanare i bambini dalla casa nel bosco e di inserirli in una comunità insieme alla madre nell’attesa di nuove determinazioni sullo stato della loro abitazione per divenire più accogliente e adeguata allo stile di vita per i bambini …

In realtà, mentre il padre Nathan cercava di sistemare la casa e recuperare la possibilità di riprendere i bambini con sé, sono emerse via via diverse forme di dissidenza proprio da parte della madre che, non condividendo l’idea di una istruzione fatta in un certo modo o una socialità di un certo tipo avrebbe – a dire degli assistenti sociali che stanno seguendo la loro storia – ostacolato il lavoro della casa famiglia che li ospitava ed è stata di recente allontanata in preda ad una disperazione evidente a favore di telecamere che purtroppo non si sono mai defilate di fronte a questa vicenda.

Si, perché la sovraesposizione mediatica di questa vicenda è stata la coprotagonista della storia della famiglia nel bosco, strumentalizzata, politicizzata, mediatizzata fino all’estremo.

La madre si è mostrata reticente a far frequentare ai propri figli la scuola o frequentare altri bambini perché a suo dire rischierebbero depressione ansia e spinte al suicidio…ma i bambini non sanno leggere né scrivere.

E in Italia il diritto allo studio e ad un ambiente familiare sano sono diritti costituzionalmente garantiti, accentuati dal Decreto Caivano che sanziona il comportamento dei genitori che non rispettano il diritto allo studio dei propri figli.

Da tutta questa storia in cui le riprese dei genitori che entrano ed escono dalla comunità, del padre che cura gli animali della sua fattoria della madre che piange disperata e dei mille benefattori che offrono soluzioni più accettabili con case o tentativi di ristrutturazione del loro casolare, la sensazione che si ha è che i bambini scompaiono…

Non si possono conoscere nel dettaglio le vicende reali di questa storia così delicata e complessa e non compete al pubblico conoscere una storia così privata quando sono coinvolti bambini così piccoli, anche perché le polemiche e le chiacchiere di opinionisti e non sono state fin troppo tanto che perdono  gli stessi politici, autori del Decreto Caivano, hanno attaccato i giudici e gli assistenti sociali per aver allontanato i bambini da una famiglia che voleva vivere nella natura in modo libero e indipendente da condizionamenti sociali e civili senza scuola senza sport senza relazioni amicali…se pensiamo alle parole di chi nel paragonare il trattamento riservato a questi bambini a fronte ad esempio a quello previsto per i  rom che vivono in condizioni igieniche terribili e senza rispetto per il diritto allo studio dei bambini spesso utilizzati per l’elemosina quando non vanno a rubare…il cumulo dei cliché è  ormai saturo.

Al di là della storia specifica e della bontà delle ragioni delle singole parti della vicenda dalle autorità giudiziarie ai genitori, dagli assistenti sociali alle maestre coinvolte nella educazione ed istruzione dei bambini, resta il dramma di un allontanamento forzato dei figli dai propri genitori…che meriterebbero il nostro profondo rispetto e il nostro doveroso silenzio  e proprio nell’obbligo  morale di fare un passo indietro e chiudere le telecamere quando in scena entrano diritti così delicati che coinvolgono bambini non in grado di decidere ancora cosa è più  giusto per se stessi e non solo i loro genitori che probabilmente stanno vivendo un momento difficilissimo subendo una pressione enorme sulla loro relazione e sul tentativo di riprendere in mano le proprie esistenze, l’una risoluta e determinata anche nelle proteste, l’altro ormai sempre più ritirato e silenzioso tentando di recuperare e accogliere di nuovo i propri figli, resta un sigillo indelebile di questa storia che  la teatralizzazione della loro vita, con tanto di riprese e interviste continue con tanto di ingerenze nella loro sfera più intima, é davvero inaccettabile.

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Pubblicato da Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.
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