La favola nera di HERVE

Oggi il secondo capitolo della serie favole nere.

Dopo Kurt Marshall, attore porno morto di hiv, icona di bellezza, trattiamo un altro personaggio dall’apparenza  pubblica perfetta  ma dalla vita difficile e dalla morte che pochi conoscono.

Herve Villechaize, forse il nome non vi dice nulla, però se vi nomino TATOO e FANTASILANDIA, qualcosa in mente vi  verrà, magari ricordi di infanzia di un uomo piccolo di altezza sempre vestito di bianco e con gli occhi a mandorla scuri e sognanti, quasi un bambolotto da spupazzare.

Herve è stato un attore naturalizzato americano ma di origini franco/asiatiche e contrariamente al personaggio con il quale tutti noi lo identificavano, ha vissuto una vita maledetta.

Nasce da una normalissima famiglia e da bambino non da segni di malattie. Si scopre per caso che è affetto da nanismo e per il padre farlo crescere in altezza e renderlo “normale” come tutti gli altri e quasi una ossessione, Herve viene sottoposto a varie cure, iniezioni, che non danno (ovviamente) nessun risultato ed il ragazzino arriva a cinquanta centimetri di altezza e si ferma lì. E’il suo destino, il padre si rassegna e la madre sembra quasi rinnegarlo.

Di grande talento decide di essere un’artista, già da tempo maneggia con disinvoltura tavolozza e pennelli e sforna dei quadri discreti. Ma il suo sogno è recitare e contatta un’agenzia di spettacolo a New York.  Centro! Dopo poco viene contattato per un ruolo in 007, L’uomo dalla pistola d’oro, ottiene un enorme successo anche se la scena in cui è chiuso in una valigia gli porta nella realtà vari problemi alla schiena, è affetto da acondroplasia e il corpo è fragile e poco flessibile. Alla prima del film ci sono anche i genitori che non vede da anni, che nemmeno applaudono alla sua performance.

E’sicuro di aver svoltato con il cinema, ma si sbaglia, non succede granché, almeno non subito.

Herve per una manciata di anni vive dei suoi quadri, in una piccola casa, dissestata, ma il cambiamento  arriva con fantasilandia un telefilm  in cui recita con Ricardo Montalban con il quale non istaurerà mai un rapporto di amicizia, i due si odieranno dal primo istante ed Herve manifesterà un caratteraccio sia sul set che fuori. Litigi con i produttori sono all’ordine del giorno, richieste di denaro, abuso di droghe ed alcol, proposte sessuali alle attrici che lo definiscono “un maniaco sessuale” (una, diventò anche sua moglie, ma durò poco, anche lei lo abbandonò).

Dipendente dalle droghe e assuefatto dalla popolarità abbandonò il set, dopo l’ennesimo litigio con Montalban, lo show fu chiuso poco dopo.

Dopo la cancellazione dello show, senza una moglie, senza genitori, Herve resta solo, depresso e con tanti soldi a disposizione sperpera in donne e droghe.

Un giorno, del 1993, prende la pistola, ne ha varie e ne è ossessionato, tentò anche di uccidere l’ex moglie, e si spara in testa ponendo fine alla sua solitudine.

Aveva 50 anni.

Finita la fama, il pubblico ti abbandona e tu resti solo. Il nanetto simpatico che indica in alto e urla “L’ELICOTTERO”, non esiste più. Era solo una farsa breve come è stata la sua vita.

Il mondo dove i sogni si realizzano, ossia la “Città della fantasia”, era solo un set e la vita del piccolo Tatoo paradossalmente quasi un inferno.

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Biografia Carlo Kik Ditto

Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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