La gara di solidarietà e la lezione di Gianni; non tutto è perduto!

Le immagini del rider aggredito a Napoli, in via Calata di Capodichino, sono, in breve tempo, diventate virali sui social e hanno fatto il giro di tutti i telegiornali. Ovviamente, una scena tanto dura non può che suscitare sentimenti di raccapriccio e rabbia verso i criminali, tra cui ci sono dei minorenni. Al tempo stesso, non si può fare a meno di considerare, però, quanti episodi simili avvengano tutti i giorni ma senza, tra virgolette, la “fortuna” di essere ripresi da una videocamera. La risposta delle forze dell’ordine nell’individuare i colpevoli (che ora sono in stato di fermo) e nel ritrovare il mezzo rubato, infatti, è stata praticamente immediata proprio per il clamore che quelle sequenze diffuse sulla rete hanno inevitabilmente generato. Un altro aspetto positivo che si è determinato grazie alle visualizzazioni del video è stata pure la grande e ammirevole gara di solidarietà che è partita verso il povero 52enne, il quale stava semplicemente svolgendo il suo lavoro nel trasportare le pietanze. Come sappiamo, infatti, in pochissime ore e con pochi click, sono stati raccolti fondi per oltre 11mila euro; una raccolta assai partecipata per ricomprare il mezzo a due ruote di Gianni.

Gianni, è questo il nome della vittima dell’infame violenza del branco e che, nonostante le percosse subite, ha proseguito nella sua consegna, usando la sua auto. E anche, anzi soprattutto, da lui arriva una grandissima lezione di umanità; l’uomo, infatti, nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa non si è detto solo arrabbiato (una reazione che ha, ovviamente, tutto il diritto di esternare), ma ha espresso, al contempo, un messaggio di grandissimo valore. Il rider, oltre a ringraziare in maniera sentita e commossa tutti coloro che gli hanno manifestato vicinanza, affermando “Io non vorrei approfittare della bontà dei cittadini napoletani”, ha, difatti, avuto un pensiero verso i suoi aggressori. Egli, a lor riguardo, ha detto: “Mi dispiace per quei ragazzi perché erano solo dei ragazzini, ma non dovrebbero agire così”. In queste parole, l’uomo ha comunicato, non una giustificazione, che non può esserci davanti a tanta crudeltà, ma il senso di una Napoli in difficoltà, dove mancano opportunità, soldi, lavoro, interventi sociali, prevenzione, formazione, istruzione. Dove manca tutto e dove, quindi, la criminalità, inclusa quella minorile, non può che trovare terreno sempre più fertile. Gianni, del resto, conosce bene sulla sua pelle quanto la realtà sociale sia problematica in questi territori, in quanto ha vissuto e sta vivendo il disagio della precarietà del lavoro. Come da lui raccontato, fino al 2015 svolgeva la professione di macellaio in un grande supermercato, poi ci sono stati degli esuberi ed è stato cacciato via. Sappiamo bene quale tragedia possa rappresentare, in Italia, specie nel Sud, essere licenziati quando si è in età più adulta, e così da circa 5 anni, egli si arrangia dedicandosi a lavori saltuari e per lo più sottopagati, come appunto quello del rider, per portare un po’ di soldi in casa e in famiglia. Per lui ora, come si apprende dai giornali, è arrivata una proposta di lavoro in una macelleria e gli auguriamo che possa essere davvero un’occasione per riottenere un po’ di serenità auspicata.

Gianni rappresenta il volto della Napoli onesta e laboriosa e in tutta questa brutta vicenda incarna egli stesso la luce della bellezza in mezzo al buio, quella da continuare a guardare per non affondare al pensiero che tutto sia già irrimediabilmente perso nel baratro disumano di questi tempi.

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Biografia Angelo Potenza

Angelo Potenza
Nato a Potenza nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità classica nella si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza della Università Federico II di Napoli, dove attualmente vive."La Storia, la scrittura e il mondo dell'informazione sono le mie passioni più grandi. E poi, naturalmente, c'è Napoli, insieme a tutta la nostra terra, a far da sfondo non solo agli occhi ma ad ogni pensiero."

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