La giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Da inizio anno, la conta delle vittime di femminicidio è davvero spaventosa.

Quota 103, con la media drammatica di una vittima ogni tre giorni.

Nel 72% dei casi, il colpo mortale è stato inferto da un partner o ex; la percentuale sale a oltre l’80% se il responsabile è un familiare.

Siamo alla follia dei numeri e delle forme di violenza, sempre più efferate e spietate.

Nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad una escalation delle violenze nei confronti delle ex con lo sterminio di una intera famiglia, compresa la suocera, con superstite la prima figlia della donna che era a scuola e che è rimasta sola al mondo (tragedia nella tragedia!!!) in un caso e l’uccisione del figlio come modo di vendicarsi e colpire per sempre chi non voleva più vivere la relazione, nell’altro.

La mancata accettazione della separazione, di un “no” definitivo unito probabilmente ad una fragilità nei sentimenti che spinge le donne spesso a credere al proprio compagno e ad una sua redenzione, cadendo preda di uno studiato subdolo tranello, sono alla base di quasi tutte le storie di amore criminale.

La violenza, anche fisica, utilizzata nei confronti delle vittime è spesso frutto di quel livore, di quella mancata comprensione dell’altro che trasforma il senso di possesso in un senso assoluto di onnipotenza – come accezione negativa – che porta gli uomini a decidere con forza della vita o della morte della propria compagna o, ancora più assurdo, ex, anche qualora siano stati giustiziati e condannati, magari con il divieto di avvicinamento al nucleo familiare.

La totale assenza di una educazione ai sentimenti sta provocando un abbrutimento delle relazioni che, vivendo delle contaminazioni culturali e di un’auspicata parità di diritti tra sessi (più reale sulla carta che nei fatti!), sta lacerando la nostra società con morti ormai troppo frequenti: e questo è inaccettabile!

Il problema resta l’individuazione del primo segnale di pericolo: nonostante la tanta e diffusa opera di sensibilizzazione, le forme di violenza intrafamiliare sono troppo frequenti e anche dopo il primo, il secondo l’ennesimo segnale, le donne si rifiutano di accettare, hanno paura, oppure non riescono a liberarsi dell’incubo di un amore malato.

Molte le denunce; ma molti  anche i casi di ritiro delle denunce se non  di ritrattazione di una precedente denuncia nella credenza fasulla di un cambiamento reale o nella speranza di non indispettire e innescare forme di vendetta temibili.

In realtà, non è quella l’azione in grado di porre un freno ed arrestare pensieri malsani, covati nell’intimo, e difficilmente concepiti come un raptus di follia del momento.

L’uomo violento resta violento.

La vera conquista sarebbe non solo dare seguito concretamente alle denunce e alle paure delle donne, perseguitate, picchiate, maltrattate, stuprate (…) ma avviare un’opera di rieducazione dei sentimenti e dei ruoli.

Si potrebbero ipotizzare dei percorsi di recupero sul versante maschile che dovrebbe imparare ad accettare i “no”, dovrebbe imparare ad accettare un rifiuto perché è legittimo nella normalità dei casi, assolutamente legittimo accanto ad un uomo violento.

La giornata del 25 novembre che ricorre il prossimo giovedì rimanda alla memoria la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che vedrà anche quest’anno tante associazioni in difesa dei diritti delle donne nelle piazze italiane, quale la manifestazione “non una di meno” che si terrà a Roma, con una doppia rappresentazione simbolica: le scarpe rosse e le panchine rosse in nome e in onore delle centinaia di vittime innocenti e il nastrino bianco che alcuni uomini hanno deciso di indossare facendo propria la battaglia contro gli uomini violenti.

Sono anni che l’argomento sembra essersi inflazionato, ma la frequenza degli episodi di femminicidio rende la problematica di una attualità sempre più urgente e scottante.

Anche un irrigidimento delle disposizioni legislative nella disciplina penalistica della materia non ha fatto da deterrente per la commissione dei reati, alcuni dei quali impuniti o relativamente poco puniti.

Spaventa l’idea che molte delle vittime abbiano o meno denunciato, abbiano o meno condiviso la loro storia, ad un certo punto si rassegnino, con una certa passività e fatalità, all’accettazione di un destino crudele, per mano di altri, per mano di chi dice di amarti, per mano di chi promette di cambiare, per mano di chi giustifica un ceffone per il troppo amore, per mano di chi ti segue e perseguita con la minaccia di fare del male a chi vuoi bene, per mano di chi ti mortifica e fa crescere un senso di colpa che non ha dove poggiarsi, per mano di chi minaccia di ucciderti ma ti promette amore eterno…e così distrugge il pensiero che una delle vittime, consapevole del rischio di un amore maledetto che aveva sfortunatamente incontrato, avesse, addirittura, predisposto i suoi funerali, vivendo i giorni che precedevano la sua fine, come giorni di attesa per un destino ineludibile e inevitabile.

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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