Trama: Gli ombrelloni colorati sono sistemati accanto ai tavolini. Il bambino chiede: «Nonna, è vietato agli ebrei?». La nonna risponde di sì. Il bambino si limita a dire «Che peccato» e poi si distrae correndo dietro a un pallone. Un uomo cammina lento e impassibile sulle rotaie, deciso a farsi travolgere dal tram. Quando lo sollevano, il corpo sanguina. Sulla giacca, la stella gialla è ancora intatta. Dalla casa di riposo escono ogni mattina quattro vecchiette. Portano i loro sacchetti di pane e devono rimanere fuori fino alle otto di sera per evitare i rastrellamenti. Sembra un dipinto di Bruegel o il motivo grottesco di un’opera teatrale. Ma questa è
Amsterdam nei primi anni Quaranta; nessun ebreo può entrare in un edificio pubblico o riposarsi su una panchina nel parco. Negli stessi giorni in cui, nella capitale olandese, Anna Frank ed Etty Hillesum scrivono i loro diari, anche la scrittrice Carla Simons annota la quotidianità del dramma che si consuma sotto i suoi occhi in un tragico crescendo. Rimasto per anni custodito in un archivio di Bologna, questo testo sorprendentemente delicato e drammatico vede ora la luce per la prima volta in Italia.
Edizioni di Storia e Letteratura
Recensione: Questo diario è una lettura intensa e delicata, capace di raccontare uno dei periodi più drammatici della storia europea con uno stile sorprendentemente intimo e umano. Più che un semplice diario, sembra il tentativo di conservare frammenti di normalità e bellezza mentre tutto intorno si sgretola.
La forza del libro sta proprio nel modo in cui Carla Simons osserva la realtà. Non cerca mai effetti drammatici o parole pesanti: racconta la paura, le restrizioni e il clima dell’occupazione nazista attraverso episodi quotidiani, riflessioni personali e piccoli dettagli che finiscono per diventare molto più potenti di una descrizione esplicita dell’orrore. È una scrittura sobria, elegante, quasi fragile, ma proprio per questo autentica.
Uno stile, forse, eccessivamente poetico e parecchio stridente con gli orrori che avvolgevano gran parte dell’Europa, un po’ molle, rallentato, che ha appesantito la mia lettura.
Durante la lettura colpisce molto il contrasto continuo tra ciò che accade fuori e il mondo interiore dell’autrice. Anche nei momenti più oscuri restano spazio per la letteratura, per la musica, per la contemplazione della natura e per la memoria degli affetti. Simons sembra voler difendere con ostinazione la propria sensibilità, come se mantenere viva la capacità di emozionarsi fosse già una forma di resistenza.
Un altro elemento molto interessante è il tono profondamente umano del diario. Non c’è rabbia ostentata, né volontà di trasformare la propria esperienza in un manifesto. Ci sono piuttosto dubbi, paure, momenti di stanchezza e improvvisi lampi di speranza. Questo rende il libro estremamente vicino al lettore: non si percepisce la distanza della “grande storia”, ma la vita concreta di una persona che cerca di comprendere ciò che sta vivendo.
La curatela di Francesca Barresi ha anche il merito di riportare attenzione su una voce meno conosciuta rispetto ad altre testimonianze della Shoah, ma altrettanto significativa. Il risultato è un libro che non colpisce solo dal punto di vista storico, ma anche emotivo e letterario.
È una lettura che lascia il segno senza bisogno di alzare i toni. Un libro silenzioso, a tratti malinconico, ma attraversato da una sensibilità straordinaria. Dopo l’ultima pagina rimane soprattutto la sensazione di aver conosciuto davvero una persona, non soltanto una testimone della storia.
A fine libro, ci sono foto dell’autrice, il che rende il tutto ancora più forte e tangibile.
Carla Simons
(1903-1943), scrittrice e traduttrice olandese di origine ebraica, tra il 1926 e il 1930 pubblica tre romanzi e un libro per ragazzi. Sotto la protezione dell’italiano Romano Guarnieri – di cui è allieva e compagna – riesce a sfuggire alla persecuzione ma, dopo l’occupazione nazista dell’Olanda e la caduta di Mussolini, Eichmann ordina il suo internamento ad Auschwitz, dove muore nel 1943.
Francesca Barresi
studiosa di lingue e letterature comparate. Svolge ricerca nel campo della storia della pietà medievale con particolare riferimento al mondo flandro-renano-brabantino e ai suoi riflessi nella letteratura olandese e fiamminga del Novecento. Nel 2022 ha curato la prima traduzione integrale in italiano dei Canti di Hadewijch di Anversa.



