Trama: Per la prima volta in Italia, dopo il successo di Easy Rawlins, ecco la serie legata al controverso investigatore newyorkese Leonid McGill.
Leonid McGill è un ex pugile, un bevitore incallito che vuole ripulirsi, ma anche un investigatore privato della vecchia scuola che lavora in una New York diventata un po’ troppo sofisticata attorno a lui.
Una New York piena di loschi segreti e, mentre McGill li porta alla luce, il suo impegno a mantenere la retta via è messo a dura prova…
La cosa che mi infastidiva di più era che Towers fosse venuto da solo. Di solito era accompagnato da due tirapiedi di nome Lucas e Pittman. Se fossero venuti anche loro avrei saputo che si trattava dei soliti affari: un ritiro o magari qualche semplice domanda. Quando Tony si spostava da solo era uno squalo a caccia e questo voleva dire che c’era del sangue in acqua.
Ci stringemmo la mano e sorridemmo educatamente. Presi in considerazione l’idea di chiedergli lì sulla porta il motivo della visita, dicendogli senza esprimerlo a parole che non era più il benvenuto nel mio mondo.
Ma spingere via Tony Towers in quel modo sarebbe stato come infilare un serpente a sonagli sotto al letto prima di andare a dormire. Non era al livello più alto della criminalità di New York, ma da quando avevo lasciato il mio posto di investigatore privato per criminali e gang, non avevo difese naturali contro gli uomini come lui.
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Recensione: La lunga caduta segna l’esordio di Walter Mosley con il personaggio di Leonid McGill, investigatore privato newyorkese lontano dall’eroe classico del noir. McGill è un ex pugile, uomo colto e riflessivo, che ha costruito la propria carriera lavorando ai margini della legalità come “aggiustatore” per potenti uomini d’affari. All’inizio del romanzo lo troviamo in un momento di crisi personale e morale: ha deciso di smettere di essere complice della corruzione sistemica che lo circonda, ma il passato non è disposto a lasciarlo andare.
La trama si sviluppa attorno a una serie di incarichi apparentemente scollegati — una donna scomparsa, un omicidio mascherato da suicidio, un giovane in fuga — che progressivamente rivelano un disegno più ampio. Sullo sfondo c’è una New York segnata dalla crisi finanziaria, dove il confine tra potere economico, criminalità e istituzioni è volutamente opaco. Mosley usa l’indagine non tanto per costruire un enigma classico, quanto per mostrare come ogni scelta di McGill lo avvicini o lo allontani dalla possibilità di redenzione.
Il cuore del romanzo è proprio questo conflitto etico. McGill non è un detective “puro”: è un uomo che ha beneficiato del sistema che ora vorrebbe combattere. La “caduta” del titolo è duplice: da un lato la discesa negli strati più oscuri della città, dall’altro il crollo delle giustificazioni morali con cui il protagonista ha a lungo convissuto. Mosley esplora temi ricorrenti nella sua opera — razza, disuguaglianze sociali, responsabilità individuale — con uno stile controllato, ricco di dialoghi incisivi e riflessioni interiori mai didascaliche.
La lunga caduta è quindi un noir contemporaneo che usa i codici del genere per interrogarsi sul potere e sulla colpa, più che per offrire una semplice storia di investigazione. È l’inizio di una serie, ma anche un romanzo autonomo, solido e consapevole, che propone un protagonista complesso e credibile, destinato a evolversi insieme alle contraddizioni del mondo che lo circonda.
Forse, troppi personaggi, troppi nomi che personalmente mi hanno un po’ confusa, ma la saga promette bene.
WALTER MOSLEY
Prolifico e versatile autore losangelino, ha all’attivo più di sessanta pubblicazioni che spaziano tra i più svariati generi e sono state tradotte in venticinque lingue.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui un Grammy, il National Book Award alla carriera e l’ammissione alla New York State Writers Hall of Fame.
21lettere ha pubblicato, dello stesso autore: Il diavolo in blu, La farfalla bianca e Betty la nera appartenenti alla serie di Easy Rawlins,
oltre a Gli ultimi giorni di Tolomeo Grey.


